Caso Antoci, Fava ruggisce contro le Iene: “Aggredito verbalmente” - QdS

Caso Antoci, Fava ruggisce contro le Iene: “Aggredito verbalmente”

redazione

Caso Antoci, Fava ruggisce contro le Iene: “Aggredito verbalmente”

mercoledì 12 Febbraio 2020 - 18:45
Caso Antoci, Fava ruggisce contro le Iene: “Aggredito verbalmente”

Scontro dopo un’intervista al programma tv sull'operato della Commissione regionale Antimafia. La replica del giornalista Pecoraro: "Nessuna intimidazione o minaccia”

Una “aggressione verbale”, una “forma d’intimidazione” e una “sedicente intervista che si è rivelata subito essere altro”. Così il presidente della Commissione regionale Antimafia, Claudio Fava, ha parlato dell’incontro con gli inviati della trasmissione televisiva le Iene – non ancora andato in onda – sul caso Antoci e sul lavoro a riguardo della Commissione Ars.

“Sono stato avvicinato dal giornalista – ha raccontato Fava – mentre ero nel mio albergo a Comiso. Mi hanno chiesto un’intervista e nonostante non fosse programmata, ho accettato. Ma sono stati 84 minuti di aggressione violenta nei toni, nelle affermazioni e nei contenuti molto minacciosi”. Per questo la Commissione Antimafia, come fatto sapere da Fava, “ha deciso di trasmettere il file audio alla Procura di Ragusa e alla Dda di Catania per le loro opportune valutazioni”.

“Ci è sembrato – ha concluso il deputato regionale – un’intimidazione, un avvertimento a non occuparci più di questa vicenda. Perché? A che scopo? Le nostre intenzioni sono sempre state senza pregiudizi e senza nessun fine politico. Mi è stato detto che ‘avevamo dato la miccia a tutti i mafiosi dei Nebrodi’, che nella relazione ‘avevamo riportato solo stronzate’. Considero tutto questo un atto di una gravità istituzionale irreparabile nei confronti di questa Commissione”.

Non si è fatta attendere la replica del giornalista della trasmissione tv, Daniele Pecoraro: “Non ho fatto nessuna aggressione all’onorevole Fava, ma gli ho gentilmente chiesto un’intervista che lui ha accettato di fare. Non ho mai fatto nessuna intimidazione o minaccia né a lui né alla Commissione. Non ho alle nostre spalle nessun mandante se non la nostra redazione e l’amore per il lavoro che faccio”.

“Ci siamo solo permessi – ha concluso – di muovere delle critiche sul lavoro svolto dalla Commissione Antimafia riguardo all’attentato ad Antoci e agli uomini della sua scorta”.

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