Da Catania l’appello per una legge che limiti il consumo di suolo - QdS

Da Catania l’appello per una legge che limiti il consumo di suolo

Melania Tanteri

Da Catania l’appello per una legge che limiti il consumo di suolo

sabato 23 Ottobre 2021 - 00:40

Esperti a confronto nel convegno nazionale promosso dal Centro di studi urbanistici presieduto dal professore La Greca: “L’idea del profitto a tutto campo va superata”

CATANIA – Un convegno nazionale in città. Il secondo in poco tempo, dopo quello della Società italiana di Chirurgia, come sottolineato in apertura dei lavori dal sindaco, Salvo Pogliese. Si intitola “Verso una nuova legge di principi per il governo del territorio in Italia” l’incontro nazionale, iniziato ieri, che anche oggi vedrà riuniti urbanisti, ingegneri, architetti e amministratori per discutere di nuovi principi che possano costituire l’ossatura di una nuova legislazione in materia urbanistica in grado di superare quella attualmente in vigore, ferma alla Legge 1.150 del 1942, ancora l’architrave dell’ordinamento.

L’incontro è ospitato dal dipartimento di Ingegneria civile e architettura dell’università di Catania, ed è stato promosso dal Centro nazionale di studi urbanistici presieduto dal professore Paolo La Greca. “In occasione della discussione sul Pnrr, sono state posto alcune necessità di riforme nazionali importanti, ma non si è posta la dovuta attenzione sull’urbanistica – spiega il professore – e sulla necessità di riformare la legge nazionale fondamentale del 1942, che l’anno prossimo compie 80 anni e che è quella su cui ancora si basano le scelte, e pensare a una Legge quadro che possa indirizzare le Regioni nelle loro scelte di pianificazione”. Anche perché, la legge del 1942 si basava su altri principi, oggi letteralmente stravolti. “Era innovativa per l’epoca in cui fu pensata – continua La Graca – ma volta alle città nuove, dal momento che all’epoca si espandevano. E non risponde più a nessuna delle esigenze necessarie e urgenti che sono oggi poste”.

Esigenze acuite dalle tre grandi crisi della nostra epoca, secondo l’urbanista: la finanziaria, la climatica e, in ultimo, la pandemica. “Hanno tutte dimostrato che l’idea del profitto a tutto campo va superata – sottolinea l’esperto – e che bisogna farsi carico di valori veri che sono la sostenibilità, l’equità, la dimensione ecologica e l’idea della solidarietà. Questi temi devono diventare centrali nella società italiana – prosegue – e non può una legge ispirata ad altri principi avere ancora aderenza alla realtà. Il tema della dimensione ecologica, della resilienza, della rigenerazione urbana erano assenti all’epoca”.

Da qui la necessità di modificare la normativa. “Le tre grandi associazioni presenti al convegno – il Centro nazionale di studi urbanistici, l’Istituto nazionale di urbanistica e la Società italiana degli urbanisti – hanno posto come centrale la possibilità di studiare attentamente tutte le 19 leggi italiane in materia urbanistica – spiega ancora il professore – oltre alle due delle province autonome di Trento e Bolzano. Abbiamo pubblicato un dossier sul Sole 24 Ore che, in maniera sincronica, tiene conto dei punti di forza ma anche dei punti di debolezza di queste leggi. Abbiamo tratto da questo alcuni principi che possano in qualche modo diventare linee guida da presentare al ministro Giovannini (che interverrà oggi n.d.r.) e al parlamento affinché possano veramente avviare la rilettura di questa normativa”.

L’obiettivo dunque è una nuova Legge Quadro che detti le norme basilari e “preveda anche una limitazione forte del consumo di suolo – continua La Greca. E soprattutto affronti il problema fondamentale della fiscalità – incalza – perché le Leggi regionali non possono intervenire sugli aspetti della fiscalità e del regime dei suoli, ad esempio, che restano di esclusiva competenza dello Stato. E poi, devono essere individuati in maniera chiara i principi per intervenire sulla città costruita – aggiunge: è necessario avere una visione unitaria su come è possibile intervenire sull’esistente”.

“Il che significa anche individuare nuovi standard. Per la dotazione dei servizi, per le aree a verde, ma soprattutto per tutti gli aspetti per esempio idraulici, legati ai nuovi rischi. Una serie di norme – conclude – che devono trovare un quadro unitario di riferimento. E che uniformino le leggi regionali”.

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