Click day e Bonus Sicilia fanno scontenti tutti. Regione, storia di un fallimento annunciato - QdS

Click day e Bonus Sicilia fanno scontenti tutti. Regione, storia di un fallimento annunciato

Michele Giuliano

Click day e Bonus Sicilia fanno scontenti tutti. Regione, storia di un fallimento annunciato

mercoledì 02 Dicembre 2020 - 00:00
Click day e Bonus Sicilia fanno scontenti tutti. Regione, storia di un fallimento annunciato

Nonostante il trionfalismo dell'assessore Armao in aula all'Ars, è stato il solito pasticciaccio. Quattordicimila dipendenti ma mancano i tecnici. Alla fine vanno solo duemila euro ad azienda, anche se le casse saranno aperte fino al 28 dicembre. Fondi sparsi, scarsa visione d’insieme, distanza dal reale bisogno delle piccole e medie imprese. Le associazioni di categoria siciliane condannano il modo di procedere del governo Musumeci

La maledizione del click day. Così la si potrebbe ribattezzare quando ad utilizzare questo metodo è la Regione Siciliana.

Armao, già liquidati 55.048 Bonus Sicilia 

Nonostante ciò i toni del vicepresidente della Regione Gaetano Armao, ieri, sono stati trionfalistici: “La Ragioneria centrale dell’assessorato alle Attività produttive ha definito le erogazioni relative al ‘Bonus Sicilia’: sono stati individuati 57.960 beneficiari e fino a ieri erano già stati liquidati 55.048 bonus”.

L’assessore regionale all’Economia lo ha detto intervenendo in aula durante la seduta all’Ars e ha ringraziato “funzionari e dirigenti delle Ragionerie dei vari assessorati che stanno compiendo un grande sforzo: abbiamo prorogato la chiusura della cassa fino al 28 dicembre e fino ad allora potremo erogare le somme”.

Click day disastro

In realtà ogni qual volta la Regione ci ha provato, con i Click day, puntualmente è stato un disastro e le conseguenze sono state pesanti per chi magari aspirava ad ottenere quei fondi ed aveva le carte in regola. Puntualmente però bisogna arrendersi di fronte all’incapacità di una Regione Siciliana che, al di là degli aspetti tecnici, in casi come questi, ha materialmente dimostrato di non essere probabilmente pronta sul piano “culturale”.

Non può essere un caso che nei tre tentativi effettuati negli ultimi sei anni, tutte le volte la Regione ha dovuto arrendersi di fronte all’impossibilità di portare a compimento la missione dell’assegnazione dei fondi, dovendosi poi accontentare, magari, di distribuire in modo diverso i finanziamenti con criteri che inevitabilmente finiscono per diventare delle suddivisioni a pioggia.

L’ultimo flop per il bonus covid alle imprese è solo l’emblema di quanto accaduto in questi anni in Sicilia in tema di utilizzo di questo sistema. E mentre puntuali scattano i classici scaricabarile (la Regione ha puntato il dito sulla compagnia che ha curato e gestito il database), bisogna fare i conti con l’ennesimo “ripiego” che in questo caso equivale a una “polverizzazione” delle risorse (2.000 euro a testa) per tutte le aziende colpite dalla crisi covid.

Gli addetti ai lavori, però, non sono convinti che l’errore sia della compagnia: “Il click day è gestibilissimo – ha detto attraverso i social Saverio Rizza, Chief Technology Officer di una nota azienda catanese di software -. Il problema sono gli obsoleti software adottati. La società per cui lavoro sviluppa piattaforme che non hanno problemi con un traffico anche dieci volte maggiore rispetto a quello di oggi. I numeri di cui parliamo sono importanti ma assolutamente alla portata di una infrastruttura regionale. Il mondo va avanti e la Sicilia resta sempre più indietro”.

Dicevamo che questo è il terzo appuntamento che si fallisce con il click day: era accaduto nell’agosto 2014 con i tirocini del “Piano giovani” e i server che andarono in tilt con il sito non raggiungibile: furono tante le proteste e i ricorsi. In seguito si tentò un secondo click day con esiti meno nefasti ma non certo ottimali.

Nel settembre del 2017 fu la volta dell’avviso 3.5.1_01 “Aiuti alle imprese in fase di avviamento – procedura valutativa a sportello in Regime d’esonero”. Qui c’era una dotazione finanziaria di 30 milioni di euro con l’obiettivo di sostenere, con un contributo a fondo perduto dell’80%, le cosiddette start up. Anche qui tanti problemi, alla fine furono ammesse 1.039 aziende. Ma qui c’è un’altra beffa: ad oggi molte di queste aziende, che alla fine erano state individuate come assegnatarie, non hanno ancora ricevuto i soldi. Perché? Secondo una media dell’attività interna agli uffici, si riescono a istruire circa 25 richieste al mese: in pratica ci vorranno quattro anni, a questo ritmo, per completare tutte le procedure. Un paradosso, perché le start up o hanno avuto successo per i fatti loro oppure hanno già fallito.

E qui c’è un altro aspetto che fa discutere: un tempo la Regione per selezionare le domande si affidava a professionisti esterni che, basandosi su criteri imparziali, avevano l’obbligo di rispondere entro quattro mesi. Poi si è deciso di non fare più tali affidamenti e di far fare questo lavoro ai propri dipendenti interni con il risultato che nel frattempo per i ritardi sono arrivati una pioggia di ricorsi e ancora in tanti attendono.

Mancherebbe il personale, in numero congruo, che possa esaminare queste domande (altro paradosso se si considera che i regionali sono un esercito di circa 14 mila impiegati). Tanto che l’assessorato regionale dell’Economia, ed in particolare l’Autorità Regionale per l’Innovazione Tecnologica, ha provato in ben due occasioni a reclutare personale all’interno della stessa pianta organica regionale. Sono state due le manifestazioni di interesse per mobilità volontaria indette a gennaio e luglio scorsi, ma senza successo.

Gangi (Confindustria), “Burocrati, manager e funzionari vari della Regione navigano a vista”

L’ira delle organizzazioni di categoria “Lontani e dimenticati dalla Regione”

Per Fiavet e Maavi è stato ingiustamente lasciato fuori il settore turistico

Fondi sparsi, scarsa visione d’insieme, distanza dal reale bisogno delle piccole e medie imprese. Le associazioni di categoria siciliane condannano il modo di procedere del governo regionale e il fallimento del click day è solo il “trampolino di lancio” per puntare il dito su una gestione dell’attuale crisi ritenuta quantomeno inadeguata.

Il primo ad alzare la voce è il settore del turismo con la Fiavet, Federazione italiana associazioni imprese viaggi e turismo, e Maavi, movimento autonomo Agenzie di Viaggio Italiane, che ritengono ingiusti, già in partenza, i criteri di questo bonus covid che hanno lasciato fuori dai giochi questo apparato.

“Il fondo perduto disponibile – sostengono il presidente regionale di Fiavet Giuseppe Ciminnisi e il delegato regionale di Maavi Damiano Vindigni – non tiene conto delle categorie merceologiche che hanno subìto riduzioni di fatturato diverse l’una dall’altra. Non sarebbe stato il caso di fare un’analisi delle categorie che oltre al periodo di chiusura nel periodo del lockdown per i mesi successivi hanno continuato e continueranno ad avere, almeno fino a dicembre 2020 riduzioni di fatturato fino al 90%?”.

“Questo bonus è nato su nostro preciso input – attaccano le associazioni di categoria degli artigiani Cna, Confartigianato, Casartigiani e Claai -. Poi, improvvisamente, è calato di fatto il sipario nella interlocuzione, nonostante le sollecitazioni e gli interventi. I criteri e le modalità di accesso al ‘Bonus Sicilia’ ce li hanno serviti senza il nostro coinvolgimento, senza che potessimo offrire il nostro contributo”.

“Rattrista notare ancora una volta – è il punto di vista di Salvatore Gangi, presidente del Comitato regionale Piccola Industria di Confindustria in Sicilia – come nella nostra Isola si finisca sempre e comunque a inseguire emergenze, senza mai decidersi ad avviare una seria programmazione. Nulla di tutto questo, invece: burocrati, manager e funzionari vari della Regione navigano a vista, facendo perdere occasioni d’oro alla collettività e condizionando sempre più il futuro delle giovani generazioni di siciliani”.

Pochi funzionari tecnici e la Regione affonda

L’assessore Turano, “Siamo carenti di categorie C e D”

Il Presidente della Regione, Nello Musumeci, più volte ha puntato il dito contro gli impiegati regionali. Li ha apostrofati pesantemente, ritenendoli incapaci “nel 70 per cento dei casi” di portare avanti le attività tecnico-burocratiche necessarie nei vari uffici. Che questa incapacità sia anche il motivo della lentezza degli uffici dell’assessorato regionale alle Attività produttive nell’espletare le pratiche per stanziare i fondi dovuti alle imprese? Lo abbiamo chiesto all’assessore al ramo Mimmo Turano.

Assessore, lei la pensa come il presidente Musumeci? Il problema sta nell’incapacità della maggior parte degli impiegati alla Regione?
“Io non sono l’assessore al Personale che quindi ha una panoramica sulle risorse umane della nostra Regione. Posso parlare quindi solo del mio assessorato. L’unica certezza è che effettivamente qui c’è una forte carenza di personale tecnico. I nostri uffici sono zeppi di categorie ‘A’ che chiaramente non hanno competenze tecniche. A noi mancano le categorie ‘C’ e ‘D’ che sono quelle preposte a poter sviluppare pratiche come quelle di stanziamento dei fondi alle imprese”.

La soluzione potrebbe essere quella di tornare ad affidare a tecnici esterni queste pratiche?
“Veramente in parte è ancora questo il metodo utilizzato. Il problema è che poi il potere di firma è in mano al funzionario regionale, quindi comunque ci si fermerebbe”.

Ma allora quali sono le soluzioni a breve o medio termine?
“A breve termine non ci sono soluzioni purtroppo. Questo governo ha messo in campo vari concorsi che si stanno espletando. Sicuramente perverranno tantissime domande, per cui i tempi per il loro espletamento non è dietro l’angolo. Chi ne godrà di queste forze fresche, molto presumibilmente, sarà il prossimo governo regionale”.

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