Commercialisti, anche Catania più rosa “Presto le donne saranno la maggioranza” - QdS

Commercialisti, anche Catania più rosa “Presto le donne saranno la maggioranza”

Desiree Miranda

Commercialisti, anche Catania più rosa “Presto le donne saranno la maggioranza”

venerdì 06 Settembre 2019 - 04:00
Commercialisti, anche Catania più rosa “Presto le donne saranno la maggioranza”

Il presidente dell’Ordine Sangiorgio interviene sui dati della Cnpadc: “Ancora alto il gap sul reddito”

CATANIA – Commercialista una professione solo per uomini? Niente affatto: stando alle ultime statistiche diffuse dalla Cassa dottori commercialisti (Cnpadc), la professione si tinge sempre più di rosa, anche se il gap tra i due sessi resta ancora ampio. In termini numerici, al 31 dicembre 2018, si contano nel nostro Paese 68.552 dottori commercialisti, di cui 46.263 sono uomini e 22.289 donne. Dunque, attualmente, il gentil sesso rappresenta circa un terzo della categoria, ma i segnali di cambiamento sono incoraggianti. Tra questi, il reddito medio che per le donne, tra il 2017 e l’anno scorso, è cresciuto in percentuale di più che per gli uomini (da 40.100 a 40.800 euro per le prime, da 64.000 a 64.300 per i secondi).

I dati, dunque, a livello nazionale parlano chiaro, ma qual è la situazione per le professioniste etnee? “Ad oggi rappresentano circa un terzo del totale – afferma il presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Catania, Giorgio Sangiorgio – ma è una percentuale in continuo incremento. Se guardiamo ai tirocinanti, quindi ai futuri commercialisti, le donne sono più del 50%, quindi come sta accadendo in altri ambiti professionali, presto saranno la maggioranza”.

Non si può dire, però, lo stesso in termini di guadagno. “Secondo le ultime statistiche reddituali, le donne hanno un reddito medio significativamente più basso di quello dei commercialisti uomini”, dice Sangiorgio. Il problema, secondo il presidente, è sia di tipo culturale, per cui ci si rivolge meno a una donna commercialista preferendo la figura maschile, sia di impegno con la famiglia. “Un po’ è un retaggio legato alla fiducia, un po’ la donna è ancora molto più assorbita dalle faccende familiari rispetto all’uomo. La nostra è una professione che richiede una dedizione totale e le donne sono purtroppo un po’ svantaggiate in questo. Anche su questo fronte, comunque – aggiunge – stanno recuperando come è giusto che sia”.

Per cercare di migliorare la situazione delle donne ma non solo, l’Ordine etneo ha posto in campo diverse iniziative. “Con la prima delibera del mio mandato, nel gennaio 2017, ho costituito un comitato pari opportunità locale che si occupi di tutti i colleghi che si trovano in condizione di svantaggio. È composto da 10 donne e un uomo, e ha lavorato molto bene in questi anni”.

Non solo. Per l’Ordine catanese è fondamentale la formazione e quindi hanno anche organizzato un programma formativo molto ricco. “Poniamo attenzione agli ambiti classici della nostra professione quali contabilità e bilancio fiscale, ma poiché andiamo sempre più verso una specializzazione, alcuni corsi sono dedicati a finanza agevolata, Enti locali, crisi d’impresa, società cooperative e no profit. Rappresentano per tutti noi nuovi ambiti di sviluppo per l’attività professionale. Inoltre – afferma ancora Sangiorgio – non dimentichiamo che l’Ordine è un ente pubblico non economico che ha come obiettivo principale la tutela della collettività. Un iscritto all’Ordine è garanzia di formazione e deontologia”.

Certo, in generale, sulla professione, come per tutte le altre categorie produttive, pesa lo stato di dissesto, finanziario e sociale, in cui è piombata, da anni, la Città dell’Elefante. “Siamo perennemente in crisi e negli ultimi anni si è anche accentuata, soprattutto in settori tipicamente trainanti per l’economia catanese come l’edilizia. Anche il dissesto finanziario del Comune ha accentuato le difficoltà. Segnali di ripresa se ne vedono pochi, anche se ci sono settori di nicchia, anche innovativi, che riescono ad affermarsi come eccellenze. Speriamo che attorno a queste iniziative possa innescarsi un effetto positivo, ma se non riparte l’economia in generale tutto è bloccato e i nostri giovani continueranno a lasciare l’Isola”.

Sangiorgio si dice convinto che servano investimenti pubblici perché l’economia possa ripartire, investimenti sia a carattere regionale che nazionale. “Sono assolutamente favorevole alla infrastrutture, soprattutto nel nostro Mezzogiorno”. Dal nuovo Governo “mi aspetto anche grande attenzione al mondo della scuola, dell’università e in generale dell’innovazione”.

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