Conferenza delle Regioni periferiche e marittime, la Sicilia al centro delle attenzioni ambientali - QdS

Conferenza delle Regioni periferiche e marittime, la Sicilia al centro delle attenzioni ambientali

Francesco Sanfilippo

Conferenza delle Regioni periferiche e marittime, la Sicilia al centro delle attenzioni ambientali

giovedì 17 Ottobre 2019 - 00:00
Conferenza delle Regioni periferiche e marittime, la Sicilia al centro delle attenzioni ambientali

In corso in questi giorni a Palermo la 47esima assemblea della Conferenza delle regioni periferiche e marittime. Sei commissioni geografiche per decidere politiche di crescita sostenibile, trasporti, energia e accessibilità

PALERMO – In questo momento, si è riaperto il dibattito a livello mondiale sulla sostituzione delle politiche ambientali attuali con altre economicamente fattibili e facilmente realizzabili, grazie anche all’impegno dell’attivista svedese Greta Thunberg.

Tuttavia, ciò che si vuole fare, non sempre corrisponde a ciò che si può fare, perché un’economia strutturata per decenni secondo un modello, non può riconvertirsi rapidamente in un altro senza aver approntato le opportune misure.

A questi problemi prova a rispondere la Conferenza delle Regioni periferiche e marittime (Crpm o, secondo l’acronimo inglese, Cpmr), la cui 47° assemblea si tiene a Palermo presso l’Albergo delle Povere in questi giorni.

Si tratta di un’organizzazione rappresentativa di circa 160 regioni sia Europee sia di Paesi vicini. È, oggi, suddivisa in sei commissioni geografiche che corrispondono ai bacini marittimi europei: Arco Atlantico, Balcani-Mar Nero, Mare Baltico, Mediterraneo, Isole, Mare del Nord. Opera dal 1973 ed è uno degli interlocutori privilegiati degli organi decisionali comunitari (Commissione, Consiglio, ecc.) per la sua rappresentatività e per i preziosi contributi dati in questi decenni su alcune specifiche materie.

La Regione siciliana aderisce alla Crpm e fa parte della Commissione Intermediterranea e della Commissione Isole. La Crpm focalizza i suoi interessi su sei tematiche principali e cioè: la coesione sociale economica e territoriale, le politiche marittime di crescita sostenibile, politiche su trasporti e accessibilità, governo dei territori europei, energia e cambiamenti climatici, politiche di vicinato. È proprio sul cambiamento climatico e l’avviamento di una politica di riciclo dei rifiuti che sia davvero efficace, che si sono basati i lavori dell’assemblea.

Esempi sono il recupero e il riciclo dei rifiuti, basati intorno all’idea di realizzare un’economia circolare in grado di potersi rigenerare da sola, dove i flussi di materiali considerati sono di due forme. Il primo riguarda i flussi biologici che possono essere reintegrati nella biosfera, mentre gli altri sono quelli di natura tecnica, che sono rivalorizzati senza inserirsi nella biosfera. Entrambi i flussi sono trattati per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi.

Le isole per loro natura presentano, però, vantaggi e svantaggi, dove tali modelli virtuosi non trovano facilmente applicazione. I rifiuti prodotti, infatti, devono trovare anche un’utilità economica che la terraferma garantisce, permettendo la creazione di risparmi, le c.s. “Economie di scala”, in grado di far sostenere la politica di riciclo. Infatti, riunendo rifiuti provenienti da diversi territori tutti collegati tra loro, è possibile accumularli e rendere il processo di recupero più semplice e meno dispendioso.

In un’isola, lontana dalla terraferma per sua natura, il recupero dei rifiuti deve avvenire in loco e lo smaltimento e il riutilizzo di determinati rifiuti come la plastica pone problemi economici difficilmente risolvibili.

In questo quadro, è emersa anche la necessità di armonizzare le legislazioni a livello europeo, così come gli aiuti e gli incentivi pubblici, senza i quali le economie isolane troverebbero difficoltà insormontabili. D’altronde, gli obiettivi di portare la quantità di rifiuti riciclabili al 65% entro il 2035 diventano difficili se è stata prevista la possibilità di ottenere deroghe fino al 2040. Del resto, le difficoltà anche nell’uso delle energie rinnovabili nelle isole dimostrano che i problemi richiedono sia un’adeguata analisi sia una collaborazione a più livelli indispensabile per avere successo.

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