Conte, i tormenti del M5s e la dura vita da alleati con il Pd - QdS

Conte, i tormenti del M5s e la dura vita da alleati con il Pd

Patrizia Penna

Conte, i tormenti del M5s e la dura vita da alleati con il Pd

venerdì 20 Maggio 2022 - 08:13

L’europarlamentare Giarrusso: “Stiamo commettendo gravi errori”
Vicenda Craxi, campo largo, zero candidati in Sicilia: crisi a cinque stelle

ROMA – “Io credo che il Movimento 5 Stelle debba uscire dal governo Draghi oggi stesso. O sappiamo farci rispettare, o è inutile – anzi dannoso – restare lì”. Un tweet che vuole evidentemente aprire una profonda riflessione interna al partito quello dell’europarlamentare grillino Dino Giarrusso che è tornato ieri a parlare del voto in Commissione Esteri.

“Licheri? – ha detto l’eurodeputato catanese – Doveva essere il capogruppo al Senato ed era stato trombato dai nostri stessi senatori, che hanno preferito Mariolina Castellone… Ma per quale motivo bisognava dare per forza una poltrona a Licheri, sapendo che c’erano dei distinguo su di lui? Perché abbiamo insistito su Licheri, che comunque è una persona validissima?”

Dino Giarrusso: “C’è chi non vede l’ora di colpire Conte e il M5S”

“C’è chi non vede l’ora di colpire Conte e il M5S, ma siccome c’erano persone, come la Nocerino, che sarebbero state votate, credo che andava fatto un discorso prima. Bisogna avere i voti per eleggere un presidente”, osserva ancora l’ex Iena, che attacca: “Cerco di parlare con Conte da mesi, non risponde ai messaggi, non risponde alle telefonate, non ha una segreteria. Comincio a essere perplesso. In Sicilia su 126 comuni il M5S ha zero candidati sindaci”.

Che fine ha fatto il cambio di passo?

Che fine ha fatto il “cambio di passo” necessario per superare quella lunga e difficile fase di trasformazione che ha messo a dura prova la tenuta stessa del Movimento? Impossibile a questo punto non interrogarsi sulle capacità politiche di Giuseppe Conte che di questo cambio di passo doveva essere il fautore.

“Secondo me – spiega Giarrusso – Conte ha grandi capacità politiche per quel che riguarda la leadership di un governo, sono d’accordissimo sulla linea intrapresa da lui sulle armi come su altri temi. Ma guidare una forza politica, che non è neanche un partito ma qualcosa di più complesso, è un’altra cosa. Non dico che non sia la persona giusta ma che stiamo commettendo gravi errori, i nostri elettori ci osservano e lo sanno bene”.

Non sembra però mettersi in discussione Giuseppe Conte il quale rivendica con orgoglio il lavoro svolto fino ad oggi e puntualizza: “Oggi il M5S inizia a esprimere la sua coerenza, anche la sua forza politica, che a qualcuno sta dando fastidio”.

L’alleanza con il Pd non è tutta rosa e fiori

Anche l’alleanza con il Pd non è tutta rosa e fiori se è vero, come ha detto ieri il coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani, che “Letta e Conte stanno sempre a litigare”.

Dura la vita da alleati, lo sa bene il centrodestra. Lo sa bene anche il deputato Francesco Boccia che ieri ha ammesso: “Certo, è faticoso, ogni tanto ci dividiamo. Però questa è la logica della coalizione”. Ma non tutti i dem difendono le ragioni di questa alleanza: c’è Andrea Marcucci, ad esempio, che l’interpreta l’anima del centrosinistra che guarda con un certo interesse alle forze moderate e centriste: “Quando sento dire – ha detto Marcucci – anche da importanti esponenti del mio partito, che l’alleanza con il M5S, è obbligatoria, mi irrito. Non ci può essere nulla di obbligatorio in un’intesa elettorale. Le alleanze si stringono sulla base di un programma condiviso, pochi punti ma su quelli non si transige”. “E comunque un dialogo – continua – va aperto anche con Renzi, Calenda, e con la parte liberale di Forza Italia”.

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