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Lavoro, contratti vecchi, la Regione non guarda al futuro

redazione

Lavoro, contratti vecchi, la Regione non guarda al futuro

venerdì 09 Aprile 2021 - 00:00
Lavoro, contratti vecchi, la Regione non guarda al futuro

Organizzazione dirigenza ferma da 16 anni: senza obiettivi veri, risultati non misurabili. Simone (Dirsi): "Rivedere doveri e diritti guardando a innovazione e produttività"

di Raffaella Pessina e Patrizia Penna

La Regione siciliana, apre alle assunzioni, anche se a tempo determinato.
Trecento laureati con contratto triennale aiuteranno i Comuni e l’Amministrazione regionale nella programmazione delle risorse comunitarie e nazionali e nella progettazione delle opere.

La relativa copertura finanziaria di 30 milioni arriverà da fondi Poc. La notizia conferma ancora una volta la volontà della Regione di ricercare competenze che non trova evidentemente tra i suoi 14mila dipendenti.
Alla grave carenza di competenze, alla quale non si è neanche provato ad ovviare mediante un’efficace azione di formazione e riqualificazione del personale, si aggiunge un altro vulnus rappresentato dalla mancata riorganizzazione degli uffici regionali
Per non parlare del rinnovo del contratto del personale, dirigenziale e non, fermo al palo da ormai molti anni.

A tal proposito nella manovra finanziaria approvata da poco, è stato previsto anche lo stanziamento di 52 milioni di euro per l’aggiornamento del contratto dei dipendenti regionali (2019-2021) per i quali è prevista anche la possibilità di aderire a “quota 100” e andare in pensione in anticipo grazie a uno stanziamento di 9 milioni di euro. Ma se da un lato sono stati stanziati i soldi per rinnovare il contratto, dall’altro è pur vero che non si conoscono ancora in quali termini si intenda modernizzare l’organizzazione del lavoro, tenendo conto che quello esistente contiene modelli organizzativi ormai obsoleti e non funzionali ad una amministrazione digitale ed efficiente. La Corte dei Conti, tra l’altro, aveva bocciato nel 2019 l’ipotesi di rinnovo del contratto del comparto dirigenziale per carenze finanziarie.

I magistrati contabili in più occasioni hanno evidenziato “l’esigenza di una urgente riforma della dirigenza regionale, che va omogeneizzata alla disciplina statale, mentre l’ordinamento della dirigenza pubblica della Regione Sicilia, strutturata in un unico ruolo articolato in tre fasce in relazione al livello di professionalità e di responsabilità, presenta una caratterizzazione unica rispetto al panorama nazionale”.

Gianpaolo Simone, segretario regionale Dirsi: “Contratto? Rivedere doveri e diritti guardando a innovazione e produttività”

gianpaolo simonePerché alla Regione siciliana la mobilità del personale resta un tabù?
“La dirigenza non sconta problemi di mobilità, anzi, al contrario, si caratterizza per una grande mobilità perché stipula contratti di lavoro individuali della durata minima consentita di due anni, senza considerare che dal 2010 al 2019 ha subito ben quattro riorganizzazioni con riduzione delle strutture dirigenziali, ed un’altra ancora verrà attuata nel corso del 2021. La distribuzione del personale del comparto non dirigenziale sconta logiche politiche risalenti alla prima repubblica, mai scardinate. Da ultimo la norma introdotta nella Regione Siciliana dopo essere stata adottata a livello nazionale e molto avversata dalle sigle sindacali, del divieto di trasferimento del personale del comparto non dirigenziale oltre i 50 Km dalla precedente sede, si è al contrario dimostrata nel territorio regionale un ottimo strumento di tutela del personale e di ostacolo ai trasferimenti. La soluzione del problema potrebbe essere estremamente semplice: passare dalla mobilità del personale alla mobilità del lavoro; il lavoro agile di questo periodo ne dimostra la fattibilità. Purtroppo questo governo pensa a realizzare un centro direzionale a Palermo che costerà circa 450 milioni di euro (qualcuno è pronto a scommettere che la spesa crescerà con il tempo) piuttosto che prevedere investimenti per una organizzazione più moderna del lavoro”.

L’assessore Grasso aveva provato a cambiare le cose con l’ormai famosa circolare sulla mobilità coatta (la n. 16165 del 7 febbraio 2018. Cosa ne è stato? è mai stata applicata?
“Ribadisco che la questione della mobilità riguarda esclusivamente il personale del comparto non dirigenziale e non mi pare che la circolare a suo tempo predisposta dall’Assessore Grasso abbia sortito alcun effetto. A mia memoria si è cercato in un paio di occasioni di attuare trasferimenti interdipartimentali secondo quanto previsto dalla circolare della Grasso ma con scarsi risultati. Se non si affronta il problema di individuare una adeguata dotazione organica per ciascun Ufficio in modo da far emergere gli eventuali esuberi il problema non potrà mai essere risolto”.

I contratti sono scaduti da anni, ormai. A che punto è il rinnovo?
“La Regione siciliana avendo autonomia in materia di personale (ultimamente abbastanza “calpestata” come gran parte delle prerogative autonomiste della Regione Siciliana) ha una propria Agenzia per la Rappresentanza Negoziale (Aran Sicilia). Ha il compito di rappresentare legalmente la Pubblica Amministrazione in sede di contrattazione collettiva regionale e pertanto svolge ogni attività necessaria alla definizione dei contratti collettivi (dal 2000 ad oggi pochi, per la verità!) del personale dipendente dalla Regione Siciliana e dagli enti pubblici non economici sottoposti a vigilanza e controllo della Regione. L’Aran Sicilia esercita ogni attività relativa alle relazioni sindacali e alla negoziazione dei due contratti collettivi di lavoro previsti tra i dipendenti della Regione Siciliana, uno che riguarda il personale del comparto non dirigenziale e l’altro che riguarda il personale dirigenziale. Ad oggi il contratto del personale del comparto non dirigenziale è fermo al triennio 2016 – 2018 mentre quello della Dirigenza è fermo al 2005 (sì, esattamente 2005!!!). Quello della dirigenza regionale siciliana è l’unico contratto che vanta il record di mancato rinnovo: sedici anni!! A parte lo stop al rinnovo dei Contratti Collettivi imposta dalla spending review, cui ha posto fine la Corte Costituzionale nel luglio 2015, la dirigenza regionale è priva di una nuova regolamentazione contrattuale da circa 16 anni con tutte le conseguenze che un contratto pensato e scritto 16 anni fa comporta. A dicembre del 2019 (finalmente, si potrebbe dire se non ci fosse il colpo di scena!) è stata sottoscritta l’ipotesi di contratto per il personale dirigente (“copiato” dal Ccrl dello Stato) relativo al triennio 2016-2018 (purtroppo già scaduto sul nascere, ma meglio di niente!!!). Dopo più di un anno, ed alcune rimodulazioni volute dal governo, la Corte dei Conti a gennaio 2021, ha espresso (e qui il colpo di scena!) certificazione negativa sull’Ipotesi di Ccrl 2016-2018 per carenze finanziarie legate:
•alla mancata conclusione del ciclo di bilancio 2019 e 2020 (mancato rendiconto 2019 e mancato preconsuntivo 2020) che secondo le nuove norme contabili consente l’utilizzo del risultato di amministrazione costituito dalle somme stanziate in tali anni per gli incrementi ed arretrati contrattuali,
• all’assenza del bilancio 2021,
• a vistose lacune della relazione tecnico-finanziaria di accompagnamento dell’Ipotesi redatta dall’Aran Sicilia.
Rischiamo che questo contratto abortisca sul nascere”.

Quali innovazioni organizzative andrebbero inserite nel nuovo contratto per rendere la gestione del personale più “efficiente” e più rispondente alle esigenze dell’amministrazione regionale, fermo restando tutte le tutele per il personale?
“Purtroppo qualsiasi innovazione organizzativa per una pubblica amministrazione moderna, ed efficiente, che sappia gestire razionalmente le risorse disponibili, presuppone una attenzione da parte della politica che questo governo non ha. Ricordo a tutti che il Presidente Musumeci, nei suoi tre anni di mandato, si è sempre sottratto ad un confronto con le organizzazioni sindacali. Questo governo ha più volte invaso (e tante altre volte è stato fermato grazie all’intervento del Dirsi) lo spazio della contrattazione a vantaggio della legiferazione in materia di personale. Oggi risulta fondamentale rivedere i diritti e doveri dei dipendenti, costruire un trattamento economico accessorio legato al merito, sviluppare le migliori professionalità dei dipendenti pubblici in relazione al concreto fabbisogno, anche con lo strumento della formazione permanente, organizzare e ridisegnare le procedure in relazione alle innovazioni tecnologiche. Maggiori livelli di produttività possono essere raggiunti solo attraverso ammodernamenti tecnologici e aggiornamenti dei processi produttivi (e non certo con la costruzione di un mega centro direzionale!!), che richiedono a loro volta nuove e più giovani professionalità, soprattutto per assecondare l’utilizzo di nuove tecnologie”.

A che punto è il rinnovo del contratto del personale della Regione siciliana (comparto dirigenziale e non dirigenziale)?

L’Aran Sicilia non risponde

Nell’ottica di un rinnovo, quali indicazioni ha ricevuto dal Datore di lavoro-Regione
– sotto il profilo della necessità di una organizzazione improntata su efficienza ed obiettivi certi;
– sotto il profilo della misurazione dell’efficienza dell’attività amministrativa attraverso il monitoraggio del numero dei fascicoli presi in carico ed evasi
– sotto il profilo dei controlli tra obiettivi fissati e risultati raggiunti (per l’appunto attraverso un monitoraggio dell’attività amministrativa incentrato sul numero di fascicoli evasi)
– sotto il profilo della necessità di un sistema premiale ma anche sanzionatorio?

Sono queste le domande che abbiamo rivolto all’avvocato Accursio Gallo, presidente di Aran Sicilia, Agenzia per la rappresentanza negoziale della Regione Siciliana, istituita in esecuzione dell’art.25 della l.r. 15 maggio 2000, n.10 così come modificata dall’art. 11 della Legge regionale 9 maggio 2012 n. 26 è l’organismo tecnico, dotato di personalità giuridica di diritto pubblico e di autonomia organizzativa, gestionale e contabile, preposto alla negoziazione nel pubblico impiego in Sicilia.

L’Aran Sicilia ha il compito di rappresentare legalmente la pubblica amministrazione in sede di contrattazione collettiva regionale e pertanto svolge ogni attività necessaria alla definizione dei contratti collettivi del personale dipendente dalla Regione e dagli enti pubblici non economici sottoposti a vigilanza e controllo della Regione.
Nonostante le sollecitazioni, ad oggi nessuna risposta dal presidente Gallo. Quando Gallo deciderà di rispondere alle nostre domande, saremo felici di tornare sull’argomento e di pubblicarle sul nostro giornale.

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