Covid e crisi del turismo, fuori dal tunnel non prima del 2022 - QdS

Covid e crisi del turismo, fuori dal tunnel non prima del 2022

Roberto Pelos

Covid e crisi del turismo, fuori dal tunnel non prima del 2022

lunedì 08 Febbraio 2021 - 10:42

Toti Piscopo, delegato Federturismo per Sicindustria e Vittorio Messina, presidente Assoturismo, hanno pochi dubbi: il 2021 sarà un anno difficile, senza stranieri si dovrà puntare ancora sul turismo domestico

Pubblicato il decreto per l’affidamento della campagna di comunicazione dell’iniziativa regionale “See Sicily” che punta a supportare il settore turistico in seguito alla crisi causata dall’emergenza sanitaria legata al covid-19, attraverso l’acquisto di servizi turistici, da parte del Dipartimento per il Turismo, lo Sport e lo Spettacolo, che saranno resi fruibili attraverso appositi pacchetti turistici.

Gli operatori del settore interessati a partecipare al bando devono presentare la propria candidatura entro le 12 del 15 febbraio. “La pubblicazione del decreto è senza dubbio un fatto positivo, mi lascia perplesso però il poco tempo messo a disposizione per presentare le proposte. Detto ciò, sarebbe stato più opportuno un confronto preventivo convocando e consultando le associazioni di categoria, per concordare gli obiettivi e concordare le azioni strategiche di pianificazione”. Sono le parole di Toti Piscopo, delegato Federturismo per Sicindustria.

Toti Piscopo

Secondo lei il turismo siciliano, che prospettive ha in questo momento in cui imperversa ancora la pandemia e persistono intoppi per l’arrivo dei vaccini?

“I maggiori indicatori turistici ed economici dicono che il 2021 sarà un anno ancora estremamente difficile anche se speriamo che la campagna di vaccinazione generi gli effetti positivi che tutti quanti auspichiamo. La gente è ancora pervasa dallo stato di ansia e di paura che limita a consultare le agenzie di viaggi e a prenotare e c’è anche il rischio, per le poche prenotazioni effettuate, che eventuali zone rosse o arancioni nei prossimi mesi facciano sì che i turisti non possano materialmente partire.

Però in questo clima di continue incertezze si sta ritardando anche la programmazione per il 2022. Temo quindi che quest’anno avrà la stessa rilevanza del 2020 e laddove si raggiungesse la famosa soglia che tutte quante le realtà siano in zona gialla, si potrà fare affidamento sul turismo domestico.

Molto dipenderà dalla famosa immunità di gregge utile per arginare nuovi contagi, specialmente nella fase di liberalizzazione. Per il turismo di medio raggio, molto dipenderà dai vettori aerei e marittimi la cui programmazione è in atto estremamente limitata e flessibile. Io credo dunque che il 2021 sarà ancora un anno di transizione in cui si opererà, ripeto, col turismo domestico come l’anno scorso, mentre quello nazionale e internazionale, sempre che l’aspetto pandemico venga risolto entro quest’anno, riprenderà nel 2022 con una ripresa lenta e graduale che potrà maturare nel 2023, con la ripresa del turismo internazionale e di fascia medio alta. Purtroppo, gli effetti della pandemia sono assolutamente imprevedibili e comunque non appena cesserà occorrerà prepararsi a fronteggiare una concorrenza senza precedenti, essendo interesse di tutti i mercati recuperare flussi turistici”.

Oltre il turismo domestico, cui lei poc’anzi accennava, quali altre iniziative si possono intraprendere per supportare le imprese?

“Su questo tema ci vorrebbe un dibattito aperto perché, come ripeto, questa pandemia ha evidenziato tutte le fragilità del nostro sistema. E poi dobbiamo superare la fase di approssimazione che sinora ci ha caratterizzato, sviluppare una cultura d’impresa ed individuare un modello di organizzazione pubblica più efficiente e molto più qualificata. Pubblico e privato si devono confrontare ed individuare una visione comune per un riposizionamento strategico dell’offerta turistica siciliana che sia più competitiva e più attrattiva. Elementi questi per cui non sono sufficienti creatività e professionalità delle imprese, ma occorrono anche investimenti e rapidità di azione in grado di interpretare e fronteggiare i cambiamenti che intervengono sui mercati. E per questo occorrono anche strumenti e tempi per programmare e pianificare.

Non dimentichiamo che, parallelamente all’emergenza sanitaria, va fronteggiata quella economica e sociale. Il turismo, come settore economico, potrà dare il suo grande contributo, se sarà messo in condizione di fronteggiare la grande concorrenza da parte di destinazioni più consolidate, meglio organizzate ed economicamente più stabili. Basti pensare agli Emirati Arabi, ai paesi asiatici, a quelli europei, altrettanto ricchi di tradizioni.

Noi in Sicilia, disponiamo di tantissime risorse che attendono di essere riscoperte e valorizzate per essere inserite in offerte turistiche diversificate per nicchie e segmenti di mercato, offrendo valide motivazioni per tutto l’anno e puntando a fare quel salto di qualità necessario per intercettare traffico di fascia medio alta. Puntare sulla formazione del personale, sulla sua alfabetizzazione alle lingue straniere dal cinese all’arabo, dal russo al giapponese oltre che quelle tradizionali.

Differenziare e riqualificare la ricettività puntando sulla fascia del turismo per i disabili e su quella della salute e del benessere in cui anche i borghi o i centri minori insieme a quelli rurali, potrebbero trovare un valido posizionamento. Tutto possibile se privilegiamo la capacità del fare rispetto a quella del dire”.

Vittorio Messina

Sul decreto riguardante la campagna di comunicazione relativa al progetto “See Sicily” è intervenuto anche Vittorio Messina, presidente di Confesercenti Sicilia e di Assoturismo nazionale.

“Questa è un’azione promozionale volta a dare maggiore forza all’iniziativa. – ha sottolineato Messina – Ci auguriamo che se l’aggiudichino dei professionisti e che facciano la migliore campagna di comunicazione possibile per il territorio. Purtroppo, non possiamo sbagliare nemmeno in termini di promozione considerando il fatto che il 2021 si presenta molto simile al 2020 per quanto riguarda presenze e flussi turistici, quindi noi ce la giochiamo tutta. Abbiamo la necessità di una campagna di promozione che sia all’altezza del prodotto che la Regione sta mettendo in campo con “See Sicily” in modo tale da poterla utilizzare per intero e dare la possibilità alle imprese di ottenere i benefici dell’iniziativa”.

Secondo lei quando potrà cominciare a riprendersi il comparto?

 “Ci avevano detto che una volta scoperto il vaccino tutto il mondo si sarebbe rimesso a viaggiare, così non è stato perché abbiamo capito che una volta scoperto occorre venga diffuso e da questo punto di vista siamo preoccupati soprattutto per il ritardo nella campagna vaccinale. È chiaro che il 2021 passerà, secondo me, come l’anno scorso anche se potremo vedere qualche raggio di luce nella stagione estiva grazie al turismo balneare che, come nel 2020, permetterà di fare qualche numero per contenere le perdite, più che parlare di guadagni e utili, ma sarà anche questo un anno da archiviare come di grossa crisi e in cui la pandemia continua a spiegare per intero i suoi effetti negativi”. 

Lei pensa che in futuro il conseguimento eventuale di qualche titolo come “capitale italiana della cultura” o “borgo più bello d’Italia” potrebbe giovare alla nostra regione?

“Certamente queste iniziative, come si è dimostrato nel caso di Palermo capitale italiana della cultura, possono dare un input ai flussi turistici in entrata. La pandemia purtroppo ci ha fatto bruciare questi risultati positivi che erano stati conseguiti e ripeto, come esempio porto sempre Palermo capitale della cultura. Il problema non riguarda oggi i riconoscimenti o le iniziative, ma è fare ripartire il turismo; il visitatore attualmente deve fare anche un percorso psicologico e recuperare fiducia nel viaggio e nel viaggiare.

È chiaro che oggi basta guardare i voli aerei per constatare come ce ne siano solo due Ryanair e due Alitalia che collegano sia Palermo che Catania con Roma. Questo la dice lunga sul fatto che non si viaggia per affari, soprattutto non si viaggia per turismo, i flussi stranieri sono totalmente assenti e in questo contesto, non credo che il fatto che una realtà siciliana venga dichiarata “capitale italiana della cultura” o “borgo più bello d’Italia” possa smuovere flussi turistici. Superata la pandemia, chiaramente, dobbiamo cercare di essere pronti a questi nastri di partenza e bruciare sul tempo anche altre destinazioni perché la Sicilia non ha solo potenzialità ma anche una realtà turistica che ha saputo dimostrare pre-covid, quindi dobbiamo confermarla recuperando il tempo e le posizioni economiche che abbiamo perso a causa dell’emergenza”.

Il dopo pandemia, a suo avviso, da cosa potrebbe ripartire?

“Ripartirà sicuramente dai luoghi meno affollati. È indubbio che cambieranno sia il modo di viaggiare da parte dei turisti che il modo di fare ospitalità da parte degli operatori del settore e questo avverrà soprattutto nella prima fase. Saranno svantaggiate le città d’arte e quei luoghi precedentemente affollati da carovane di turisti perché saranno meno battuti. Non sarà più un turismo di massa ma di “una certa tranquillità”.

La nostra regione ha le carte in regola per il suo immenso patrimonio archeologico, paesaggistico e agroalimentare e quindi abbiamo margini per potere crescere e chiaramente, non avendo sofferto dell’overbooking pre-covid, possiamo certamente ripartire così come ci siamo lasciati prima dell’esperienza pandemica. Dovremo semmai organizzarci, creare dei percorsi e superare quella sicilianità che spesso blocca noi siciliani ma non chi viene in Sicilia”.

Roberto Pelos

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