Covid-19, "Un nuovo lockdown in Sicilia? Improbabile” - QdS

Covid-19, “Un nuovo lockdown in Sicilia? Improbabile”

Angela Ganci

Covid-19, “Un nuovo lockdown in Sicilia? Improbabile”

sabato 03 Ottobre 2020 - 00:02
Covid-19, “Un nuovo lockdown in Sicilia? Improbabile”

L’intervista del Qds ad Antonio Davì presidente regionale della Società italiana malattie infettive e tropicali (Simit): “Opportuna, però, l’ordinanza di Musumeci perché necessaria a contrastare il trend dei contagi in crescita”

PALERMO – Il 30 Settembre scorso è entrata in vigore l’ordinanza del Presidente della Regione Siciliana Musumeci, che resterà operativa fino al 30 ottobre prossimo, concernente le nuove misure restrittive conseguenti ai nuovi casi di contagi da Coronavirus registrati nella Regione siciliana.

Cosa dobbiamo attenderci, forse un nuovo lockdown? Le nuove restrizioni saranno utili a difenderci da un’ulteriore impennata dei contagi? Quando finirà l’attesa di un vaccino efficace?

Ne abbiamo parlato con Antonio Davì, medico infettivologo e Presidente della Simit (Società italiana malattie infettive e tropicali) della Sezione siciliana.

Dottor Davì, può commentare l’ordinanza del Presidente Musumeci? Tali regole ci difenderanno da un nuovo temuto lockdown?
“Credo che tali misure siamo necessarie, per contrastare il trend dei contagi in crescita. Tale ordinanza mette dei paletti importanti per prevenire un ulteriore aumento della pandemia, anche se può, per qualcuno, apparire eccessiva. Dobbiamo quindi rispettare le tre regole d’oro, Mascherina, Distanziamento e Igiene delle Mani, per evitare un nuovo lockdown, che comunque ritengo improbabile. Certamente, se mi trovo in aperta campagna, e non ho altre persone intorno, non esiste il bisogno di mettere la mascherina: escludendo questo caso, però, queste tre regole non possono essere disattese. D’altronde, dalla mancata osservanza di esse è derivato l’aumento attuale dei contagi, quindi non stupiamoci se la Fase 1, sebbene improbabile in Sicilia, non sia da considerarsi del tutto impossibile, come ci insegnano alcuni paesi europei, penso alla Francia”.
E se la vita va avanti, attraverso la riapertura delle scuole, in attesa di un vaccino che dia un’immunità duratura, due questioni dell’ultim’ora appaiono di urgente trattazione.

Dottor Davì, concorda con la linea di rinvio dell’apertura degli stadi e può dare un parere sul tempo necessario per la messa a punto di un vaccino anti-Covid?
“Riguardo alla riapertura degli stadi, non concordo, anche in riferimento ai contagi avvenuti di recente nella squadra del Genoa. Stiamo molto attenti soprattutto all’entrata e all’uscita dal campo di calcio e dello stadio, laddove l’assembramento è fonte di estremo pericolo, anche se gli spettatori rispettano la distanza di sicurezza, al limite dei due metri. Riguardo ai vaccini, reputo in sei mesi un tempo sufficiente per svilupparne uno risolutivo, anche se occorrerà ragionare su come rendere i costi accessibili per tutti e sulla necessità o meno di ripetere il vaccino nel tempo”.
Una veemente esortazione alla prudenza come regola d’oro per la salute collettiva, mentre la vita sociale e l’economia rincorrono, come deve essere, una normalità di vita e di relazioni.

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