Dagli incubatori d’impresa una mano ai giovani talenti - QdS

Dagli incubatori d’impresa una mano ai giovani talenti

Antonino Lo Re

Dagli incubatori d’impresa una mano ai giovani talenti

mercoledì 22 Gennaio 2020 - 00:00
Dagli incubatori d’impresa una mano ai giovani talenti

Il racconto di Monica Guizzardi del Consorzio per l’applicazione della ricerca e la creazione di aziende innovative Arca. In altri territori ecosistemi migliori per lo sviluppo delle aziende, ma in questi ultimi anni si riscontra un trend differente

PALERMO – Quasi 41mila imprenditori under 35 nati al Sud sono andati al Centro Nord per mettersi in proprio. Poco meno della metà ha scelto la Lombardia (26%) o il Lazio (22%): questo è quanto emerso da un’indagine di Unioncamere. “Secondo i nostri dati – commenta il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli – la voglia di fare impresa dei giovani del nostro Mezzogiorno non è stata sconfitta dalla crisi che ha colpito l’economia italiana. Ma occorre creare le condizioni per evitare che i migliori fuggano in altre aree del Paese o all’estero”.

Come riportato nell’inchiesta uscita nella giornata di ieri (leggi qui), il 10,9% dei giovani imprenditori nati in Sicilia ha deciso di aprire un’attività in un altra regione d’Italia. Fondamentale in questo scenario è il ruolo degli incubatori di imprese, i quali forniscono una vasta gamma di servizi di supporto e non solo alle imprese.

A tal proposito abbiamo contattato Monica Guizzardi del Consorzio per l’Applicazione della ricerca e la creazione di aziende innovative. Il Consorzio Arca attivo dal 2003, è un partenariato tra l’Università di Palermo e un gruppo imprenditoriale privato impegnato nel campo della ricerca industriale e del trasferimento tecnologico.

Le imprese giovanili riscontrano le maggiori difficoltà dopo aver avviato le proprie attività e molte di esse non riescono a mantenersi competitive. Avete riscontrato anche voi tale problematica?
“Il tasso di mortalità delle aziende supportate dagli incubatori e/o acceleratori, in genere risulta statisticamente inferiore. Questo accade perché le idee imprenditoriali vengono selezionate a monte e poi accompagnate nella definizione del modello di business, pertanto arrivano sul mercato con una validazione del prodotto che genera minori possibilità di chiudere i battenti.

Ma il tasso di fallimento per le imprese giovanili spesso è insito nel concetto stesso di “Startup”. Una Startup è un luogo di innovazione dove si sperimentano, spesso con coraggio ed un pizzico di follia, nuovi processi, nuovi prodotti con logiche di produzione flessibili. Sperimentare significa provare: alle volte si riesce ed alle volte si fallisce. In questo caso però, come sottolineano molti autori, il fallimento deve essere visto in un’accezione positiva, ovvero una possibilità di imparare dai propri errori e da quelli degli altri.

Se parliamo di startup innovative un mondo a parte è quello accademico e della ricerca universitaria. Questo settore è in grado di dare vita a più del 20% delle oltre 10.600 startup innovative iscritte nel registro imprese del Mise. Le spin-off nate in ambito accademico hanno una durata che può raggiungere gli otto anni e un tasso di sopravvivenza dell’86 per cento. Una notizia meno confortante è che metà delle aziende nate in ambito accademico sono al Nord, solo il 23,7 % risiede al Sud e nelle Isole maggiori”.

Secondo lei perché i giovani imprenditori preferiscono creare un’azienda fuori dalla Sicilia?
“Perché in altri territori ci sono ecosistestemi che supportano la nascita di aziende con agevolazioni fiscali, finanziamenti e soprattutto con una burocrazia molto più snella di quella nostra. Ma devo dire che in questi ultimi anni stiamo riscontrando un trend differente, non solo ci sono giovani che scelgono di rimanere in Sicilia e avviare una propria attività ma cominciamo a vedere che anche giovani da fuori (altre regioni d’Italia o addirittura altre nazioni) che scelgono la nostra terra come luogo dove vivere e lanciare il proprio business”.

Qual è il ruolo degli incubatori di impresa? I servizi di supporto allo sviluppo del business della nostra Isola riescono ad attrarre chi vuole creare una start up?
“Il ruolo degli incubatori è in primo luogo quello di promuovere sul territorio la cultura imprenditoriale, di essere un punto di riferimento e di aggregazione per lo sviluppo di soluzioni innovative. Il ruolo dell’incubatore è quello di fornire un sostegno alle startup in diversi modi: fornire una sede fisica agli imprenditori, facilitare l’accesso al credito ed ai finanziamenti a fondo perduto o inserirli in una rete imprenditoriale fertile, così come mettere a disposizione contatti nonché consulenza. Nel nostro caso specifico, l’incubatore Arca è stato concepito per accelerare lo sviluppo di iniziative imprenditoriali innovative ideate da giovani talenti. Il principale obiettivo di Arca è quello di generare aziende proiettate verso mercati nazionali e internazionali che siano solide e autonome dal punto di vista economico-finanziario”.

Twitter: @AntoninoLoRe

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