Didattica a distanza per la scuola primaria, i genitori catanesi: “Era davvero necessaria? I nostri bimbi vogliono tornare in classe” - QdS

Didattica a distanza per la scuola primaria, i genitori catanesi: “Era davvero necessaria? I nostri bimbi vogliono tornare in classe”

redazione

Didattica a distanza per la scuola primaria, i genitori catanesi: “Era davvero necessaria? I nostri bimbi vogliono tornare in classe”

sabato 16 Gennaio 2021 - 00:00

Alla c.a. del ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina
Alla c.a. del governatore della Regione Siciliana Nello Musumeci
Alla c.a. del sindaco della città metropolitana di Catania Salvo Pogliese

Gentilissimi,

A più di tre mesi dall’avvio dell’anno scolastico ci sentiamo di esprimere profonda soddisfazione per tutto il lavoro fin qui svolto da ogni attore coinvolto. Tutti insieme abbiamo garantito ai nostri bambini una scuola normale, nonostante le restrizioni inevitabili imposte dall’emergenza sanitaria in corso. La scuola ha saputo affrontare una sfida non facile, grazie alla dedizione di tutto il personale scolastico, all’incredibile spirito di adattamento dei nostri piccoli scolari e alla collaborazione costante con le famiglie. Il nuovo anno inizia però in salita. I numeri ci dicono che i contagi sono in crescita e che rischiamo altri momenti di tremenda emergenza sanitaria. La nostra scuola è nuovamente al centro di importanti limitazioni, così come tutto il sistema scuola-famiglia-lavoro.

Tutto questo ci getta nello sconforto oltre che nella oggettiva e ormai non rinviabile condizione di vederci costretti ad attivarci come mai fin ora. Siamo certi, inoltre, che saprete comprendere come questo stato colpisce profondamente chi si è prodigato fino ad oggi per poter assicurare ai nostri bambini l’istruzione di cui hanno diritto. Senza voler giocare a fare i medici e senza volerci sostituire a chi sicuramente ha capacità specifiche in materia sanitaria, ci chiediamo però se la scelta di avviare la didattica a distanza anche per la scuola primaria fosse inevitabile. Non compare, almeno non ufficialmente, alcuna relazione diretta tra la salita dei contagi e l’apertura delle scuole. Se poi si guardano i dati riferibili alla primaria, ci si accorge che i numeri sono assai limitati, i focolai identificabili e i contagi tracciabili. Va inoltre considerato che è oggettivo e non sindacabile che l’ultimo e attuale incremento di casi che stiamo riscontrando su tutto il territorio è da imputare a cause diverse dall’attività didattica.

I primi anni scolastici giocano per la vita di ognuno di noi un ruolo determinante e questi mesi di distanza saranno un triste bagaglio per ogni piccolo cittadino. Inoltre, sono veicolo di inevitabili disuguaglianze, accentuano le differenze economiche e sociali e rendono un privilegio il poter continuare a studiare. Non tutti hanno la fortuna di appartenere a un istituto che può prontamente attivare misure a sostegno delle famiglie, ma l’istruzione pubblica non dovrebbe dipendere dalla fortuna. I nostri bambini sono rispettosi delle regole, indossano la mascherina per ore, disinfettano le mani e mantengono le distanze. Loro non possono scioperare, non possono urlare, ma chiedono tutti a gran voce di poter tornare in classe, di avere la possibilità di apprendere senza uno schermo che li divida da compagni e insegnanti. Provate a chiedere a un bimbo di sei anni cosa pensa della Dad. Vi verranno le lacrime agli occhi, come vengono ad ognuno di noi quando proviamo a convincerli che quel computer è comunque scuola.

Rappresentanza certificata* da raccolta firme
*Rappresentanza definita attraverso raccolta firme denominata
N.LA20211201, avvenuta tramite piattaforma www.raccoltafirme.org

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