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Diritti civili, ddl Zan, il dietro front di Italia Viva

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Diritti civili, ddl Zan, il dietro front di Italia Viva

sabato 03 Luglio 2021 - 07:07

Proposte modifiche definite dal Pd "inaccettabili". Renzi vorrebbe un accordo per evitare che Salvini decida di emulare Orban. Ma il leghista "double face" e la Meloni firmano per i sovranisti in Ue

E’ battaglia continua sul fronte dei diritti civili e si registra un dietro front di Italia Viva sul ddl Zan che ha provocato forti reazioni nel Pd.
E questo proprio mentre Matteo Salvini e Giorgia Meloni sottoscrivono il “manifesto sovranista” dell’ungherese Viktor Orban, il premier accusato da Mario Draghi di aver violato i trattati europei prima sottoscritti, approvando una legge che limita l’accesso dei minori alle informazioni riguardanti tematiche omosessuali e transgender.

“Italia Viva – ha detto la senatrice del Pd Monica Cirinnà – dopo aver approvato il testo alla Camera, ora chiede modifiche sugli stessi punti sui quali aveva dato il proprio consenso. Va ricordato che Lucia Annibali fu prima firmataria dell’emendamento con cui si introdusse quell’articolo 1 che oggi Renzi vorrebbe sopprimere”.

Per Cirinnà Iv abbandona il movimento Lgbt+ e in particolare le persone trans, escludendo la tutela dell’identità di genere e “strizza l’occhio a una parte del mondo delle scuole cattoliche”.

“Sui diritti – ha affermato il leader di Iv Matteo Renzi – una certa sinistra gode nel fare i convegni e poi farsi bocciare le leggi in aula. È andata così sui Dico, sui Pacs e su tutto il resto. Poi siamo arrivati noi e abbiamo fatto le Unioni Civili. Perché per fare passi in avanti sui diritti occorre il dialogo, non la clava. Noi siamo pronti a fare la nostra parte. Il Pd deve decidere se andare alla conta rischiando di affossare la legge o tentare un accordo. E Matteo Salvini deve decidere anche lui se tentare un accordo o emulare Orban”.

Il problema è che Salvini – pur definendo “notizia positiva” il dietro front di Iv – la sua decisione su Orban l’ha già presa firmando a Bruxelles con altri quindici partiti di destra, tra cui Fratelli d’Italia, la “Carta dei valori europei” proposta da Orban.

In essa si legge che “L’Ue sta diventando sempre più uno strumento di forze radicali che vorrebbero realizzare una trasformazione culturale e religiosa per arrivare alla costruzione di un’Europa senza nazioni”.

“La cooperazione delle nazioni europee – sostiene il documento – dovrebbe essere basata sulle tradizioni, il rispetto della cultura e della storia degli Stati europei, sul rispetto dell’eredità giudaico-cristiana dell’Europa e sui valori comuni che uniscono le nostre nazioni, e non puntando alla loro distruzione”.

“La famiglia – sottolinea il documento – è l’unità fondamentale delle nostre Nazioni. La politica a favore della famiglia dovrebbe essere la risposta rispetto all’immigrazione di massa”.

Una presa di posizione neanche troppo velatamente razzista in senso lato che fa tornare in mente le inchieste di Report di qualche mese fa sulla Russia sovranista e antieuropeista e sulla valanga di denaro riversato sulle organizzazioni di destra, anche estrema, e sulle associazioni ultracattoliche europee con il fine di distruggere l’unità dell’Ue.

Non è un caso che questa supposta “Carta dei valori europei” dica “no al super Stato Ue della tecnocrazia” e annoveri tra i suoi sostenitori, oltre a Lega e Fratelli d’Italia, il Rassemblement National francese di Marine Le Pen (che cerca di riprendersi dopo la batosta alle ultime elezioni), l’austriaco Fpoe e ovviamente l’ungherese Fidesz di Orban.

E non solo in Italia ormai, è risultato evidente il ruolo – “double face” è stato definito da alcuni giornali – di Matteo Salvini che da una parte si dice per Draghi e dall’altra si schiera con l’ultradestra di Orban e dei “patrioti europei” della Le Pen.

Probabilmente è per tutte queste ragioni che il capogruppo Pd in commissione Giustizia al Senato, Franco Mirabelli, ha detto di “non vedere proposte di mediazione su cui si possa riconoscete tutte la maggioranza che è l’unica condizione che potrebbe aprire spiragli”.

“Alcune proposte di Iv – ha aggiunto – sono, diciamo così, comprensibili, ma probabilmente Forza Italia, e certamente la Lega, non approverebbero neanche quelle. Continuo a pensare che la via maestra sia quella di andare in Parlamento il 13 luglio e se ci saranno possibilità di non stravolgere il testo e allargare la maggioranza le verifichiamo lì”.

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