Diritto certo e prescrizione, durata fissa del processo, decadenza azione penale - QdS

Diritto certo e prescrizione, durata fissa del processo, decadenza azione penale

Carlo Alberto Tregua

Diritto certo e prescrizione, durata fissa del processo, decadenza azione penale

sabato 07 Dicembre 2019 - 00:00

Si avvicina il primo gennaio 2020, giorno in cui entrerà in vigore la legge già approvata sulla prescrizione.
Essa è stata voluta fortemente dal Movimento 5 stelle, con la buona intenzione di evitare che colpevoli non vengano più condannati perché la lunghezza dei processi non consente una sentenza nei termini previsti dalla Legge.
Ma, d’altra parte, tale legge non ha previsto il rovescio della medaglia e cioè che l’innocente resta sulla graticola processuale per un tempo indefinito e non europeo, graticola aggravata da quella mediatica, che puntualmente, a ogni passaggio processuale, ne amplia la comunicazione, soprattutto quando l’imputato o gli imputati sono personaggi noti.
Alcune Procure, ovvero alcuni sostituti procuratori, amano perseguire la notorietà piuttosto che la verità, per cui emettono comunicati stampa a raffica oppure inducono giornalisti amichevoli a scrivere e a parlare dei diversi passaggi processuali.

Il vero vulnus della giustizia penale non è la prescrizione, ma la lunghezza dei processi dovuta a una serie di circostanze che sembra non dipenda dalla volontà delle singole parti ma da una disorganizzazione generale.
Un’altra causa della lunghezza dei processi è legata al Codice di procedura penale, che consente lungaggini che convengono sia alla difesa che all’accusa. E che non possono essere impedite, sovente, dal Collegio o dal Giudice monocratico che gestisce il rito.
Bene hanno fatto i rappresentanti del Partito democratico a chiedere il bilanciamento dell’entrata in vigore della norma sulla prescrizione con una nuova norma, da approvarsi entro il prossimo 31 dicembre, che preveda la durata rigorosa e programmata dei processi.
In altri termini, dice il Ddl del Pd: se un processo non si esaurisce entro un tempo certo, decade l’azione penale.
A questo punto, la prescrizione non solo potrebbe essere annullata, come prevede la Legge in vigore dal primo gennaio, ma addirittura non avere termine, perché comunque il processo deve esaurirsi in un tempo certo e non più elastico, come accade ora.
Poi, si tratta di determinare quale debba essere un processo certo. Intanto va limitato il periodo delle indagini, aumentabile soltanto in via eccezionale e non in via ordinaria come accade oggi.
Il successivo passaggio è dal Giudice per le indagini preliminari, il quale deve decidere se accettare l’eventuale richiesta della Procura di rinviare a giudizio gli imputati, ovvero di archiviare l’accusa. Il tutto al massimo entro due mesi.
In caso di rinvio a giudizio, la prima udienza dovrebbe tenersi entro tre mesi e nella stessa il giudice monocratico dovrebbe fare il cronoprogramma del processo, da chiudersi con sentenza assolutoria o di condanna al massimo entro due anni. Un anno per il secondo grado e un anno per il ricorso in Cassazione.
Nonostante questi tempi, che sembrano stretti, dall’inizio della vicenda giudiziaria alla sua conclusione sarebbe già passato un intero lustro. Quindi un tempo ragionevole e comunque superiore al triennio stabilito dall’Unione europea come equa durata. Infatti, dopo il triennio, anche in Italia si applica la Legge Pinto (89/2001) per il risarcimento relativo ai ritardi.

Non sappiamo se la proposta del Pd verrà accettata dai partner, Italia Viva e Leu; né sappiamo se l’M5s – che è notoriamente giustizialista e non garantista, almeno quando gli conviene – accetterà il cronoprogramma della durata massima del processo, pena la decadenza dell’azione penale.
Certo è che un bilanciamento alla prescrizione è assolutamente indispensabile, oppure l’entrata in vigore della nuova Legge dovrà essere prorogata fino a quando tale bilanciamento non si realizzi.
Cosa si debba fare per migliorare l’organizzazione della Giustizia è noto a tutti: snellire i percorsi con leggi semplici, chiare e trasparenti; eliminare i rinvii e i casi di discrezionalità anche del giudice deflazionando l’iter; riorganizzare le cancellerie e gli uffici amministrativi qualificando e formando l’attuale personale e, ove necessario, inserendone di nuovo; assumere i mille magistrati che mancano facendo anche due concorsi l’anno.
Utopia? Forse. Ma questo è quello che serve.

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