Donazione di organi, la favola di Nicholas Green a venticinque anni dalla scomparsa - QdS

Donazione di organi, la favola di Nicholas Green a venticinque anni dalla scomparsa

Giuseppe Lazzaro Danzuso

Donazione di organi, la favola di Nicholas Green a venticinque anni dalla scomparsa

lunedì 30 Settembre 2019 - 00:20
Donazione di organi, la favola di Nicholas Green a venticinque anni dalla scomparsa

Il reparto di Rianimazione del Policlinico di Messina sarà intitolato domani al bambino di sette anni grazie al quale, per il gesto d'amore e civiltà dei genitori, l'Italia scoprì la donazione. Il ricordo di quei giorni terribili, con la rapina finita tragicamente, e della straordinaria scelta della famiglia Green, che commosse il mondo. L'"Effetto Nicholas" e il rimorso degli italiani

Oggi avrebbe avuto trentadue anni, Nicholas Green.

Arrivai a vederlo, di sfuggita, uscire su una barella dalla Neurochirurgia del Policlinico di Messina, il primo ottobre del 1994.

Per l’espianto.

Adesso il reparto di Rianimazione del Policlinico di Messina sarà intitolato al bambino americano grazie al quale, per il gesto d’amore e civiltà dei genitori, l’Italia scoprì la donazione degli organi.

La vita di Nicholas, forse, potrebbe essere raccontata come una favola: quella di un bambino che una sera, in auto, si addormenta felice cullato dalle voci dei genitori, per risvegliarsi… in tante altre persone.

Una rapina finita tragicamente

Il 29 settembre di quell’anno, l’auto a noleggio sulla quale la famiglia Green viaggiava, sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria, all’altezza dell’uscita di Serre, vicino Vibo Valentia, era stata scambiata per quella di un gioielliere da alcuni rapinatori: spararono colpendo alla testa Nicholas, che dormiva sul sedile posteriore.

Poco dopo fu chiaro che per Nicholas, trasportato a Messina, non ci sarebbe stato nulla da fare.

Quando i Green annunciarono la decisione di donare gli organi del figlio, rimasi a Messina per seguire la vicenda come inviato dell’agenzia Ansa.

Ero nello stesso albergo, l’Hotel Europa, dove si trovavano i genitori del bambino. Così conobbi Reginald e Margareth Green, Reg e Meg, e la piccola Eleanor, sorella minore di Nicholas, sempre attaccata alle gonne della madre.

Pianse in silenzio quando le spiegarono che il fratellino era andato a giocare con gli angeli e non sarebbe più potuto tornare.

L'”Effetto Nicholas”

Degli organi di Nicholas beneficiarono sette italiani, tre adolescenti e due adulti, e altre due persone riacquistarono la vista grazie al trapianto delle cornee. Cinque dei sette trapiantati sono ancora vivi.

Inoltre la scelta di donare gli organi da parte dei coniugi Green incentivò le donazioni in Italia, che si triplicarono grazie a quello che venne definito “effetto Nicholas”.

Meg, “Per Nicholas è stata una splendida vacanza”

Mi colpì molto la serenità di Meg: “Per noi – mi disse – è stata una tragedia, ma mio figlio l’ha vissuta come una splendida vacanza: si è addormentato stringendo in mano un soldino che gli avevo dato per pagare il biglietto del traghetto per Messina. Non sarebbe bastato, ma lui non lo sapeva, si sentiva importante, adulto. Ed era eccitatissimo all’idea di conoscere la Sicilia”.

“Per tutta l’estate – mi aveva confidato Reg, giornalista e inglese di nascita – gli avevo raccontato ogni sera di leggende e miti, di questa terra che traevo dai libri dedicati alla Sicilia. Era eccitatissimo quando gli lessi la storia di Polifemo, che, accecato da Ulisse, cerca con le mani di individuare gli uomini dell’equipaggio di Odisseo. Sognava di vedere i faraglioni scagliati in acqua dal ciclope”.

Avrebbero dovuto raggiungere una villa nei dintorni di Palermo, dove abitare mentre i proprietari si sarebbero recati nella loro casa di Bodega Bay, in California.

Gli italiani si sentivano colpevoli per quella morte

Quella coppia siciliana rimase per due giorni a Messina a consolare i Green.

“Sentono la responsabilità – mi disse Reginald -, così come molti italiani, di quanto è avvenuto. Ma è assurdo”.

Era vero. Poliziotti, giornalisti, fotografi e operatori, di fronte a quella tragedia vissuta con estrema dignità, serenità, ci sentivamo tutti un po’ colpevoli.

Reg, “Non avevo mai amato tanto l’Italia”

“Quel che è avvenuto allora – avrebbe poi dichiarato Reginald – è accaduto a causa di una piccola parte malata del corpo di un’Italia dal cuore grande, fatta da gente capace di dimostrarci calore, disponibilità, amicizia. Non avevo mai amato tanto l’Italia come dopo quel terribile momento”.

E a volte, nei giorni terribili della tragedia, sembrava quasi che i Green fossero degli alieni, per la loro assoluta mancanza di teatralità.

Reginald e Margareth ricevettero la medaglia d’oro al merito civile e vennero ricevuti al Quirinale dall’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.

E due anni dopo la tragedia, ebbero due gemelli, Martin e Laura.

Reg e Meg Green e la donazione degli organi

In questi anni Reg e Meg, attivi sostenitori della donazione di organi, hanno promosso in tutto il mondo numerose iniziative.

Nel 1996 a Bodega Bay hanno eretto la Children’s Bell Tower, un monumento dedicato a Nicholas opera dello scultore americano Bruce Hasson con più di 140 campane, la maggior parte donate da italiani. E la grande campana centrale fu benedetta da Papa Giovanni Paolo II.

Reginald, che oggi ha 82 anni, ha scritto due libri: “Il dono di Nicholas”, sulla storia che ha visto protagonista la sua famiglia, dal quale nel 1998 fu tratto l’omonimo film per la tv con Jamie Lee Curtis ed Alan Bates, e “Il dono che guarisce”, con storie di persone comuni e professionisti a ogni stadio di un trapianto.

La Sicilia non ha mai scordato Nicholas, e in questi anni gli sono stati intitolati, nel Catanese un parco giochi a Misterbianco e un asilo nido a Vizzini, nel Nisseno una scuola elementare a Gela, nel Siracusano una piazza a Rosolini e nell’ibleo una strada a Marina di Ragusa.

La Rianimazione di Messina Nicholas Green

Da domani, il nuovo reparto di Rianimazione del Policlinico di Messina porterà il nome di Nicholas Green.

La cerimonia di inaugurazione e intitolazione – in occasione, come detto, del venticinquesimo anniversario della morte del bambino – comincerà alle dieci.

Reg e Meg incontreranno tre delle persone che hanno ricevuto gli organi di Nicholas e ci saranno anche alcuni membri dello staff di servizio in quella tragica notte.

Purtroppo non ci sarà Andrea Mongiardo, che a quindici anni aveva ricevuto il cuore di Nicholas e che è morto nel febbraio di due anni fa per un linfoma.

Al termine, il centro Congressi del Policlinico ospiterà la conferenza “Effetto Nicholas” sulla sensibilizzazione alla donazione di organi.

“Il nostro messaggio – ha scritto in una lettera Reginald – è che i tassi della donazione degli organi sono inferiori a quelli che servirebbero”.

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