Draghi: “Spendere bene e con onestà” - QdS

Draghi: “Spendere bene e con onestà”

Carlo Alberto Tregua

Draghi: “Spendere bene e con onestà”

sabato 18 Settembre 2021 - 03:30

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È passato quasi sotto silenzio il monito del presidente del Consiglio, Mario Draghi: “Occorre spendere bene e con onestà i fondi europei”. Ovviamente il monito si riferiva anche alle spese di Stato, Regioni e Comuni.
È la prima volta che un premier usa la parola “onestà”. Si vede che la misura è colma di sporcizia e di rifiuti portati dall’estesa corruzione che vi è nella Pubblica amministrazione. In questo commento non prendiamo in esame la corruzione che c’è nel settore privato perché quella non danneggia i conti pubblici, bensì l’economia dello stesso.

La questione riguarda la necessità che tutti i soldi – che con grande sacrificio gli italiani pagano alle istituzioni – vengano spesi appunto con onestà e rendano al massimo in termini di risultati raggiunti.
Questa necessità non viene avvertita da sindaci, presidenti di Regioni e Governo in maniera sostanziale, con la conseguenza che vengono vanificati in parte i sacrifici degli italiani e delle imprese, portati appunto dall’enorme quantità di tasse e imposte corrisposte ogni anno.

Qualche giorno fa, il presidente dell’Anac (Autorità nazionale anticorruzione), Giuseppe Busia – venuto al nostro forum pubblicato il 27 luglio 2021 (clicca qui) – ha lanciato un allarme molto inquietante.
Dice Busia che la corruzione normalmente si annida nelle assegnazioni dirette degli appalti per beni e servizi alle imprese private, ma aggiunge che questo fenomeno si sta diffondendo (o si è diffuso) nell’assegnazione diretta di appalti per beni e servizi da enti pubblici alle proprie società in house.
Insomma, dice Busia, attenzione a tutto quello che è incontrollato e che avviene all’interno di tali enti pubblici, i quali possono fare e disfare a piacimento quando il rapporto economico è tenuto con le proprie società figlie.

Il fatto che con i numerosi decreti anti-Covid la soglia degli appalti da mettere in gara sia molto aumentata, fa incrementare fortemente il rischio di corruzione perché è comprensibile la pastetta che ci può essere fra dirigenti dell’ente e dirigenti delle società in house.
Il grido d’allarme va preso in considerazione e si somma all’altro di Mario Draghi che abbiamo citato in apertura.

La corruzione nella Pubblica amministrazione, di cui hanno una parte preponderante le imprese, è un fenomeno che forse costa all’erario cento miliardi, perché comporta un aumento fittizio dei prezzi – per l’acquisto dei beni o per la fornitura dei servizi o per l’esecuzione di opere di misura esorbitante – con la conseguenza che una strada costa, poniamo, mille euro a chilometro, mentre la media europea è di cinquecento euro a chilometro.

La questione che poniamo alla vostra attenzione è vecchia come il cucco e non vi è stato nessuno, ma proprio nessuno, nelle Pubbliche amministrazioni né nei governi, che abbia fatto riforme effettive assorbenti delle leggi precedenti, per tracciare in modo ferreo un binario tassativo sul quale dovrebbe correre la Pubblica amministrazione senza sbavature o deragliamenti.

Responsabilità di un ceto politico improvvisato e incolto che non riesce ad affondare le unghie nel tessuto della corruzione, la quale vive e vegeta in maniera eccellente, infischiandosene di tutti gli ammonimenti che arrivano in modo verbale e quindi del tutto inefficaci.

Non si capisce perché nelle commissioni di tutti i livelli che aggiudicano gli appalti non sia inserito un ufficiale della Guardia di Finanza, il quale potrebbe così garantire con la sua presenza la linearità degli appalti.
Non è certamente l’affidamento diretto la soluzione, ma l’eliminazione di passaggi, pareri, autorizzazioni e controlli multipli che rallentano ogni processo. Vi è inoltre l’assenza di sanzioni personali e stipendiali nei confronti dei dirigenti che non fanno eseguire le opere nei tempi previsti (spendere bene e con onestà).

È inutile dare la colpa agli stessi dirigenti se la legge non prevede iter snelli e facili da seguire, senza arzigogoli e inutili complicazioni.
Fino a quando le norme saranno un dedalo di cunìcoli e di nascondigli, i dirigenti pubblici avranno gioco facile a non far funzionare le cose.

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