Einstein definiva “Santa” ogni crisi, "Benedetto" virus necessario rinnovarsi - QdS

Einstein definiva “Santa” ogni crisi, “Benedetto” virus necessario rinnovarsi

Carlo Alberto Tregua

Einstein definiva “Santa” ogni crisi, “Benedetto” virus necessario rinnovarsi

martedì 31 Marzo 2020 - 00:00

In un mio editoriale del 16 maggio 2019 ho riportato il testo sintetico di una lezione tenuta da Albert Einstein (1879-1955) sul tema: ‘La Santa Crisi, strumento di rinnovamento’.
Einstein sosteneva: ‘La crisi è la migliore cosa che possa accadere a persone ed interi Paesi perché è proprio la crisi a portare il progresso’.
E continuava: ‘La creatività nasce dall’ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che nascono l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie’.
Ancora: ‘Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce le sue sconfitte e i suoi errori alla crisi, violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. Lo sbaglio delle persone e dei Paesi è la pigrizia nel trovare le soluzioni. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti’.
Ne basta e ne avanza per cercare di capire come affrontare in maniera adeguata la tempesta che ha colpito l’Italia ed il mondo intero.
Nel nostro Paese ci bombardano dal 31 gennaio scorso, giorno in cui il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza nazionale, che durerà fino al 31 luglio prossimo, facendoci vedere gli scenari più neri e tempestosi, forse giustamente. Però, non si deve aumentare il dosaggio nel rappresentare i pericoli, perché questo comportamento è sicuramente peggiorativo rispetto alla necessità di affrontare gli eventi negativi con coraggio, determinazione e voglia di superarli.
Ed è proprio qua la differenza fra chi è positivo e chi è negativo. Il primo dà per scontati i problemi e cerca le relative soluzioni per superarli. Il secondo si arena di fronte ad essi e rimane come abbagliato dalla luce. È una questione di mentalità propositiva che purtroppo non è molto diffusa fra la gente.
Per la precedente considerazione, ci verrebbe da dire ‘benedetto’ virus, e ciò per alcune ragioni. La prima, perché ha messo a nudo la pochezza di un ceto politico, di un ceto burocratico inefficiente e insufficiente e della classe dirigente della società civile rattrappita su se stessa a tutela e a difesa dei propri egoistici desideri anziché dell’interesse generale.
La seconda consiste nell’obbligo di dover comunque affrontare il ‘benedetto’ virus per vincerlo e soprattutto di prepararsi a ricostruire il Paese dalle macerie economiche e sociali in cui è caduto, anche per effetto dell’impreparazione ad affrontare eventi straordinari, come terremoti, eruzioni e crisi economiche.
La politica del giorno per giorno, con ascolto continuo dei sondaggi, ma senza una programmazione di medio e lungo periodo e l’incapacità di prendere decisioni impopolari, sono alcune delle cause della situazione nella quale si trova l’Italia, appunto, impreparata ad affrontare eventi come quelli del virus.
La tragedia vede numerose morti ed è una parte minore di quella più generale che consiste proprio nel dovere affrontare la grave emergenza economica e l’ancora più grave emergenza sociale, che ne sarà generata.

Il blocco delle attività economiche, dei commerci, del turismo, dell’agricoltura, dell’artigianato e dei servizi creerà un crollo verticale del fatturato, valutato nell’ordine di 50/70 miliardi al mese.
Non ci sono risorse finanziarie bastevoli per colmare quest’enorme buco che si sta formando nel Paese. Ecco perché è necessario ridurre al minimo l’attuale stallo per riprendere, seppur gradualmente, le attività normali.
Ma occorre in ogni caso un progetto poliennale per rimettere in carreggiata il nostro Paese, già ultimo in Europa. Senza un progetto coraggioso e determinato, la situazione si aggraverà.
Non sappiamo se questo ceto politico ha la forza morale e le competenze necessarie per affrontare il dopo virus in maniera determinata e costruttiva. Se dovessimo valutarlo in base a quanto ha fatto finora, dovremmo essere pessimisti. Ma non lo siamo e dobbiamo credere che invece ce la farà.
Quando ci riferiamo al ceto politico, non distinguiamo fra governanti e oppositori. Però crediamo che serva il bis del governo di Mario Monti, questa volta con Mario Draghi o Carlo Cottarelli alla presidenza del Consiglio e con una maggioranza istituzionale. Diversamente, sarà difficile uscire dal tunnel.

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