Elezioni proporzionali, maggioranza 5 anni - QdS

Elezioni proporzionali, maggioranza 5 anni

Carlo Alberto Tregua

Elezioni proporzionali, maggioranza 5 anni

mercoledì 29 Settembre 2021 - 04:30

Occorre stabilità per governare

Si continua a dibattere sulla possibile anticipazione delle elezioni nel prossimo anno, conseguente alla decisione di Mattarella di accettare – eventualmente – la richiesta di rinnovare il suo incarico. Ma la data naturale della legislatura è la primavera del 2023.

Di fronte al corno del dilemma, 2022 o 2023, il Pd e la Lega stanno cominciando a confrontarsi per modificare l’attuale legge, chiamata Rosatellum, che non consentirebbe, alla fine della tornata elettorale, di eleggere una maggioranza stabile per cinque anni.

Invece, c’è proprio bisogno di stabilità, perché il quinquennio, che si avvicina alla fatidica data del 2030, sarà decisivo per una forte ripresa economica e, a livello ambientale, l’inizio di un percorso per soccorrere il clima, che dà ormai segni di gravità eccezionale.

Dunque, è estremamente importante cominciare un filo di ragionamento che porti alla conclusione, cioé ad approvare una nuova legge elettorale che consenta governabilità e rappresentatività nello stesso tempo.

Pd e Lega hanno cominciato a confrontarsi, dicevamo, e sembra che emerga l’ipotesi di una legge elettorale che consenta una giusta rappresentanza dei cittadini, quindi l’elezione proporzionale, e contemporaneamente la governabilità per tutta la legislatura, che, com’è noto, dura cinque anni.
Come si fa a conciliare le due esigenze? La risposta è nei fatti. In tutti i collegi del Paese, sia per l’elezione dei deputati che per quella dei senatori, ogni partito presenta le proprie liste, che dovranno superare lo sbarramento previsto del cinque per cento, come è avvenuto la scorsa domenica in Germania.

A proposito delle elezioni tedesche, dobbiamo sottolineare che esse hanno avuto corso in un solo giorno e le urne si sono chiuse alle ore diciotto con una buona affluenza, non come in Italia.

Tornando all’ipotesi di una nuova legge elettorale, essa prevederebbe l’accorpamento dei diversi partiti, per esempio il gruppo dei conservatori-moderati ed il gruppo dei progressisti-socialisti.
La coalizione che prendesse almeno il quaranta per cento avrebbe un premio di maggioranza ulteriore del quindici per cento.

Però si potrebbe verificare il caso che fossero presenti altre coalizioni, con la conseguenza che nessuna di essa arrivi a raggiungere il fatidico quaranta per cento. In questo caso la legge prevederebbe che le prime due coalizioni vadano al ballottaggio dopo due settimane e quella che vince abbia il premio di maggioranza del quindici per cento.

Il meccanismo descritto avrebbe, dunque, il pregio di eleggere una maggioranza con il cinquantacinque percento di deputati e senatori, ma, contemporaneamente, consentirebbe ai cittadini di votare le liste dentro le quali scegliere se approderanno i candidati in ordine numerico, ovvero in base alle preferenze, con i pregi e i difetti di ambedue le ipotesi.

Come si vede, la bozza sulla quale stanno discutendo i due partiti, in attesa che altri interlocutori come Fdi e M5s intervengano, ha buone basi di ragionevolezza. Ci dobbiamo augurare che questa ragionevolezza permei tutti gli interlocutori e si arrivi alla conclusione dianzi descritta.

Nonostante le buone intenzioni, anche questa soluzione o altre consimili, presentano un vulnus. Si tratta dell’articolo 67 della Costituzione che, com’è noto, svincola i parlamentari dal mandato degli elettori, cosicché essi sono liberi di trasmigrare da un partito all’altro, ovvero approdare al cosiddetto gruppo misto. In altre parole, ciò potrebbe significare addirittura il ribaltamento della maggioranza, effetto appunto della trasmigrazione da una parte all’altra dell’emiciclo.

Ecco perché, insieme alla legge elettorale, sarebbe opportuno eliminare la prescrizione del citato articolo 67, vietando l’abbandono del proprio scranno in quanto l’eletto ha ricevuto il mandato da cittadini che la pensavano in quel certo modo e lui (o lei) non dovrebbe avere più la facoltà di tradire il mandato ricevuto, oppure si dovrebbe dimettere.
La materia è complessa. Per arrivare ad una conclusione positiva ci vogliono persone di buonsenso, eticamente corrette. Ci auguriamo che chi dovrà decidere possegga questi requisiti.

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