Gdf e Agenzia più lotta agli evasori - QdS

Gdf e Agenzia più lotta agli evasori

Carlo Alberto Tregua

Gdf e Agenzia più lotta agli evasori

venerdì 24 Giugno 2022 - 08:24

Algoritmo e accesso alle banche

Il direttore generale dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, ha usato parole forti per indicare l’inciviltà degli evasori, i quali vengono meno al loro dovere civico di contribuire alle spese che sostiene lo Stato per tutta la Comunità, provenienti dalle tasche di cittadini ed imprese.

Le istituzioni centrali stabiliscono quale debba essere la pressione fiscale sul sistema economico, che da solo regge finanziariamente tutto lo Stato e le sue articolazioni. D’altra parte, stabilisce anche quali debbano essere le spese correnti e quelle per investimenti. Di solito queste ultime non sono proporzionate alle prime, con la conseguenza che ogni anno si verifica un deficit che si somma al debito pubblico dei decenni precedenti e lo porta a livelli insostenibili.

Ricordiamo che il Trattato europeo prescrive tre parametri ai propri ventisette Stati associati: il quoziente fra Pil e debito non può superare il sessanta per cento; il deficit annuale non può superare il tre per cento; l’inflazione deve attestarsi intorno al due per cento.

Vi sono Paesi virtuosi che, pur non osservando i precedenti parametri, ci stanno vicino, e Paesi scialacquoni, come Italia e Grecia, che hanno il quoziente fra Pil e debito intorno al centocinquanta per cento.
È vero che il terzo parametro, cioè quello relativo all’inflazione, è gestito dalla Bce (Banca Centrale Europea) e non dai singoli Paesi, però ognuno di essi contribuisce alla dinamica finanziaria.

Una delle cause dello squilibrio finanziario dei bilanci italiani è l’evasione fiscale, che ormai è comunemente valutata intorno a cento miliardi. Gli altri cancri sono quello del business in nero, valutato altri cento miliardi e le attività criminali.

La lotta all’evasione fiscale è stata fino a qualche anno fa impotente perché i conti bancari ed i conti titoli di cittadini ed imprese erano irraggiungibili dalla Gdf e dalla stessa Agenzia delle Entrate.
È a tutti nota la linea di condotta del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, poi prefetto di Palermo, secondo cui bisognava seguire la via del denaro per scoprire i reati di ogni tipo. Tale linea fu poi fatta propria da Giovanni Falcone, il quale, seguendo questo metodo, si condannò a morte perché era molto efficace.

Da quest’anno la Gdf e l’Agenzia delle Entrate possono accedere a conti bancari, conti titoli ed altri di cittadini e imprese. Incrociando con un algoritmo tutti i dati è facile scoprire l’evasione. Per esempio, se un contribuente spende durante l’anno molto più di quanto guadagna, può sempre dire che ha ricevuto regali (ma lo deve dimostrare) e tuttavia gli indizi della sua colpevolezza di evasore sono gravi, precisi e concordanti, costituendo così una prova.

Non bisogna avere riguardi per nessuno, cittadini o imprese, perché i cento miliardi che mancano alle casse dello Stato gravano sui contribuenti onesti (anche obbligatoriamente onesti) come dipendenti, pensionati ed imprenditori.

Certo, il sistema fiscale dovrebbe essere semplificato, eliminando molti adempimenti superflui e rendendo più facile al contribuente il modo di pagare le tasse. Ma resta in evidenza soprattutto la questione morale che è quella del dovere di corrispondere l’imposta su una parte della ricchezza ricevuta.

Personalmente non ho nulla da nascondere; se la Gdf o l’Agenzia controllassero i miei conti o quelli delle aziende che amministro, ne sarei felice. Da cui, la certificazione della correttezza diventa una sorta di patente del buon contribuente.

Chi ha da nascondere intrallazzi protesta per i controlli che vengono effettuati sui propri conti bancari. Quindi occorrerebbe un’azione del Governo, di tipo comunicativo, per spiegare come e perché convenga essere buoni contribuenti e non nascondere nulla al Fisco.

Sottolineiamo questo aspetto e cioè che si deve diffondere il convincimento che pagare le imposte non è bello, ma è doveroso.
Va poi evidenziato che i tre cancri – evasione fiscale, lavoro in nero e attività criminali – sono peculiari del nostro Paese.
Non si riscontrano, almeno in questa dimensione, in nessun altro Paese del mondo, salvo mettere in luce le forti mafie russa e cinese.

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