"Avviati tavoli di concertazione per rilanciare le infrastrutture" - QdS

“Avviati tavoli di concertazione per rilanciare le infrastrutture”

Raffaella Pessina

“Avviati tavoli di concertazione per rilanciare le infrastrutture”

sabato 23 Novembre 2019 - 13:21
“Avviati tavoli di concertazione per rilanciare le infrastrutture”

Forum con Gianluca Ievolella, direttore del Provveditorato interregionale per le Opere pubbliche per la Sicilia e la Calabria. Al lavoro per trovare soluzioni condivise con le varie Amministrazioni

Quali sono i rapporti con le istituzioni regionali?
“I nostri uffici spesso lavorano anche per la Regione Sicilia, quindi non può accadere che si verifichi un conflitto di interessi tra i nostri uffici e l’assessorato regionale delle Infrastrutture e della Mobilità. È chiaro che si tratta di interventi particolari, non di ordinaria amministrazione. Abbiamo lavorato insieme, per esempio, per la realizzazione di edilizia destinata alle Forze di polizia, non soltanto a livello progettuale ma di realizzazione vera e propria. Per fare un altro esempio, nel settore portuale vi sono situazioni su cui il Provveditorato sviluppa i progetti, la gara la espleta la Regione e poi la direzione dei lavori viene affidata comunque a noi. A Palermo, invece, vi è una situazione particolare: l’Autorità portuale di Palermo ha acquisito nostro personale e quindi si è strutturata al suo interno, diventando in questo modo autonoma. Praticamente, noi facciamo tutto quello che gli altri non fanno”.

Quali enti possono rivolgersi al Provveditorato per ricevere l’aiuto necessario?
“Essendo il Provveditorato l’organo decentrato del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, oltre a rappresentare il ministro in Sicilia, è punto di riferimento di qualsiasi Amministrazione pubblica che si trovi in difficoltà per vari motivi. Ciascuno di essi può rivolgersi al Provveditorato, compresi i commissari straordinari. L’unica pregiudiziale è il fatto che chi si rivolge ai nostri uffici deve comunque trovare i soldi per realizzare il proprio progetto. Noi ci occupiamo di tutti i settori: dalla bonifica delle discariche, passando per gli interventi sulle scuole e perfino sulle strade. Ci occuperemo, per esempio, anche dell’intervento per la cattedrale di Palermo”.

Sono previste delle riunioni per decidere i programmi da attuare insieme?
“Su ciò che riguarda il settore infrastrutturale abbiamo istituito i tavoli di concertazione per trovare soluzioni condivise. In Italia, nel settore delle infrastrutture, è veramente difficile fare qualsiasi cosa, a cominciare dal mettere in campo il progetto, e, di conseguenza, tutte le procedure autorizzative. Poi, quando si arriva alla conclusione dell’iter burocratico, c’è il problema di affidare i lavori alle imprese. La normativa degli appalti è troppo complessa, non a caso, in Europa, dicono che il nostro sistema degli appalti è bizantino. Del resto, per cento anni siamo andati avanti con il Codice degli appalti del Regno (regolamento n. 350 del 1895), che è stato in vigore fino agli anni Novanta. Poi, dal 1994 in avanti, sono stati redatti i Codici che hanno complicato tutto”.

Cosa ci può dire sull’organizzazione del Provveditorato interregionale per le opere pubbliche? Cercando di fare un esempio concreto, in base a cosa si scelgono le priorità nei lavori?
“Una cosa che nessuno sa è che noi, anche in base alle ultime modifiche legislative, siamo quelli che diamo parere obbligatorio su tutti i progetti infrastrutturali fino all’importo di 75 milioni di euro. C’è una legge che stabilisce che tutte le opere che hanno un finanziamento proveniente dallo Stato, per almeno il 50% del totale dell’importo da investire, devono ottenere il parere dell’Organo consultivo dello Stato o del Consiglio superiore dei Lavori pubblici o del Comitato tecnico amministrativo del Provveditorato, a seconda dell’importo. Il Comitato, che si riunisce una volta al mese, è un organo consultivo formato da tre componenti: la prima è interna ed è formata dai consiglieri, che sono dirigenti o funzionari di vertice. Poi vi sono tutti i rappresentanti delle Amministrazioni decentrate dello Stato, quindi la Ragioneria, l’Avvocatura, le Sovrintendenze, eccetera. Infine, vi sono gli esperti, che sono per lo più professori indicati dai rettori delle varie Università. Complessivamente si arriva a un totale di circa cinquanta o sessanta persone che compongono il Comitato.

Volendo entrare maggiormente nello specifico della vostra attività, da quali soggetti possono provenire i progetti che vi vengono periodicamente sottoposti?
“Noi esaminiamo progetti del Cas, dell’Anas, dell’Autorità portuale, delle Ferrovie. Per restare sull’attualità, proprio pochi giorni fa abbiamo avuto un importante incontro con le Ferrovie per gli interventi da realizzare in Sicilia”.

In che modo, i Codici degli appalti hanno complicato la gestione dei lavori in Italia?
“Nel mondo occidentale non esiste il collaudo tecnico-amministrativo: il responsabile dei lavori deve attestare che è stato fatto tutto a norma e normalmente è così. Se il responsabile dichiara il falso, subisce sanzioni pesantissime. In Italia, invece, ci sono troppi responsabili e alla fine nessuno risulta davvero responsabile di eventuali danni imprevisti. Per quelle che sono le nostre competenze, ho attivato dei tavoli tecnici di concertazione tra Provveditorato, Regione e Cas, o Anas a seconda dei casi, esaminando le tematiche per capire quale è il problema di ogni singolo intervento. In Sicilia c’è stato un ritardo notevole di programmazione e solo in questi ultimi anni si è verificato un rinnovato interesse, anche se con ritardo sia in termini di attività finanziaria e di progettazione. Vi è, infatti, una massa di investimenti previsti che la Sicilia non ha mai avuto. Il problema è che per fare tutti i progetti e le gare passerà molto tempo e il risultato non lo si vedrà in tempi brevi”.

Com’è organizzata la struttura del Provveditorato?
“Il nostro organico è costituito da 270 persone, di cui circa ottanta tecnici, distribuiti in 18 sedi tra Calabria e Sicilia. Copriamo quindi tutte le province. Avremmo bisogno di più personale, perché attualmente siamo a un quarto della pianta organica necessaria. Peraltro, tra due o tre anni molti se ne andranno in pensione, soprattutto i dirigenti che quasi tutti avranno raggiunto l’età pensionabile. Quest’anno ho potuto avere quattro architetti, dallo scorrimento di vecchi concorsi, e hanno dato la possibilità di assumere cento tecnici per i provveditorati in tutta Italia, ma ancora non sono stati stabiliti i requisiti per l’assunzione”.

Com’è organizzata la struttura dei Provveditorati in Italia?
“Cerco di spiegare sempre come funziona la struttura, perché è molto articolata e pochissimi la conoscono. In Italia, dopo l’ultima riforma del 2014, i Provveditorati operativi sono sette così suddivisi: un Provveditorato per le regioni di Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta. Poi c’è il secondo, che riunisce Lombardia ed Emilia Romagna, mentre il terzo comprende il Nord-Est. Il quarto, invece, raggruppa Toscana, Umbria e Marche; segue il quinto che comprende Lazio, Abruzzo e Sardegna. Infine, il sesto mette insieme Campania, Molise, Puglia e Basilicata, mentre il settimo comprende Sicilia e Calabria. Prima della riforma, la struttura era articolata su base regionale e la Sicilia aveva una particolarità. Il Provveditorato della Sicilia, infatti, è uno dei primi a essere stato istituito. Lo fece ad hoc il Regno d’Italia nel 1926”.

Cosa può dirci di quegli anni?
“Abbiamo trovato qui in archivio un parere del Comitato tecnico-amministrativo del Provveditorato del 1926 che approva il Piano degli interventi del Regno in Sicilia, in cui si parla di scuole, strade, acquedotti, cimiteri, tutte opere che nel Ventennio sono state realizzate. La nostra sede di Palermo, per esempio, fu costruita nel 1935 ed è rimasta perfettamente integra, nonostante la città sia stata sottoposta ai bombardamenti della Seconda Guerra mondiale”.

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