Google, costretta a identificare l’utente che ha recensito uno studio dentistico - QdS

Google, costretta a identificare l’utente che ha recensito uno studio dentistico

redazione

Google, costretta a identificare l’utente che ha recensito uno studio dentistico

martedì 18 Febbraio 2020 - 00:00
Google, costretta a identificare l’utente  che ha recensito uno studio dentistico


L’avvocato del dentista: “Una grande vittoria per le piccole imprese”

ROMA – Google dovrà identificare la persona che ha pubblicato una recensione negativa, in modo anonimo, riguardo ad uno studio dentistico. Il proprietario ha infatti intenzione di adire le vie legali per diffamazione.

L’utente, identificatosi anonimamente come “CBsm 23”, aveva scritto su Google Reviews una valutazione in cui invitava tutti a “stare lontani” da questo studio, che effettuava una procedura “estremamente imbarazzante e per niente confortevole”. Google ha inizialmente respinto le richieste del dentista, tra le quali rimuovere la recensione e condividere le informazioni sul suo autore. Tuttavia, dopo aver intrapreso le vie legali, lo specialista in sbiancamento dei denti Matthew Kabbabe è riuscito nel suo intento.

Un tribunale australiano ha infatti confermato che Google dovrà dare al dentista tutti i dati personali (tra cui nomi, numeri di telefono, indirizzi IP) collegati all’account dell’utente. La sentenza va contro il colosso, che in precedenza ha sempre difeso a spada tratta le recensioni negative sul proprio sito.

L’avvocato del dottor Kabbabe, Mark Stanarevic, ha dichiarato all’Abc che il caso è “una grande vittoria per le piccole imprese”, e ha confermato che Google ha il dovere di fornire risposte del genere per quel che riguarda le recensioni con messaggi potenzialmente diffamatori. “Il sistema giudiziario sta facendo passi avanti per combattere coloro che si nascondono nell’anonimato, anche tramite VPN”.

Google, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione sulla sentenza, ma l’anno scorso aveva già menzionato come una tale legge potrebbe portare alla soppressione dei diritti dei consumatori e della libertà di parola.

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