I tre moschettieri - QdS

I tre moschettieri

Pino Grimaldi

I tre moschettieri

sabato 28 Novembre 2020 - 00:00

Nulla a che vedere con il celebre romanzo d’appendice comparso nel 1844 a puntate sul giornale “le Siécle” e scritto da Alexandre Dumas conosciuto urbi et orbi e lettura da tutti preferita fino alla metà del secolo scorso.
Ma edizione nuova di zecca di un trio di grande interesse, con giusta attenzione al genere dei protagonisti – non sono tutti maschi come Athos, Porthos e Aramis – ma che si sono dati spontaneamente alla causa del Paese. Encomiabili per un verso temerari per l’altro verso: proprio come i moschettieri di Dumas.

Perché Silvio, Giorgia e Matteo, da sempre veri moschettieri della destra, hanno voluto cambiare abito e mente e darsi toto corpo ad una parte politica a loro polare? Come ha potuto la “parte” di ciascuno di loro fare una inversione ad “U” rischiando di andare a sbattere e consegnarsi all’odiato (si fa per dire) “nemico” divenuto all’improvviso “avversario”, pensando di poter essere come Petronio, fine letterato latino, che “andava nel fango senza sporcarsi i calzari”? Speranza di salvare l’Italia dal default cui è destinata? Risposta strillata all’appello del Quirinale all’unità? Retro pensiero di poter divenire maggioranza sfilando agli stellati l’egemonia parlamentare? Amarcord del “Nazareno” (fallito!)? O semplice politique d’abord con i suoi annessi e connessi? Domande alle quali neanche Rudy Giuliani, già sindaco di New York, eroe dell’11 Settembre 2001, che continua a dire che Trump ha vinto “a lot” cioè con sovrabbondanza, riuscirebbe a rispondere, forse perché a viso ormai sfigurato dal colar per le guance del colore dei capelli liquefattosi.

Certo era nell’aria tanta risoluzione che il Cavaliere per antonomasia (che recita la doppia parte di Porthos e D’Artagnan) aveva già annunziato come sua decisione; ma che fosse esplosa con unanime consenso appariva problematico.

Qualcuno dei cosiddetti commentatori politici – che in genere dicono solo ciò che tutti pensano -ha insinuato che lo si può definire un “miracolo di Maradona”(pace all’anima sua) che ha dimostrato, come voleva il Colle, che gli italiani sono uniti quando accade qualcosa di unicum come: “la morte dell’unico mito del secolo scorso”.

Insomma una congerie di avvenimenti, allineamenti astrali ed eventi calcistico religiosi che han fatto vedere il ventaglio delle luci che a Montecitorio indicano i si e no dei Parlamentari, per la prima volta,“monocolore”: tutto verde.

Bilancio assestato, Conte con pochette senza punte (a ben ragione) e tutti a casa per festeggiare un Natale che neanche chi come me ne visse tutti quelli durante la guerra, può immaginare per sobrietà e francescanità che tanto intenerisce il Papa in cerca di “una Chiesa povera per i poveri”. Ai quali i Tre moschettieri assicuravano, però, mangiare in tempi di carestia e pestilenza. Oggi.
Dire della contrarietà di Dumas e del rivoltarsi nella tomba di De Gasperi è superfluo.
Infatti è solo ovvio.

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