Il Paese a pezzi, controlli formali - QdS

Il Paese a pezzi, controlli formali

Carlo Alberto Tregua

Il Paese a pezzi, controlli formali

sabato 29 Maggio 2021 - 00:00

Morandi, Mottarone, ponti e gallerie

L’ennesima disgrazia della caduta della funivia sul Mottarone ha messo in evidenza ciò che già si sapeva, ma non è mai emerso in maniera ufficiale e cioè che i controlli che dovrebbe effettuare la Pubblica amministrazione non sono effettivi sui manufatti, ma vengono fatti imbrattando carte a tonnellate, di volta in volta utilizzate per mettere a posto la coscienza e qualche richiesta formale.

Intendiamoci, non è che i funzionari pubblici sistematicamente non vadano sul posto, non facciano i rilievi coi radar o con altri mezzi tecnologici avanzati; è che questa attività è marginale rispetto al sistema che dovrebbe essere soltanto fondato su tali controlli effettivi.
Sembra strano assistere a delle imputazioni da parte delle Procure nei confronti di coloro che hanno in concessione opere pubbliche come autostrade o funivie, ma non vengono arrestati quei funzionari pubblici che avevano il dovere di effettuare controlli sistematici sui manufatti, con le conseguenze cui tutti assistiamo.

L’intero Paese va a pezzi perché non vi è un piano generale di manutenzione del territorio, che necessiterebbe di risorse che comportano spesa buona, mentre una classe politica mediocre e di scarso peso culturale continua a privileggiare l’economia assistenziale, ad allargare i cordoni della borsa a destra e a manca, abituando così, fra l’altro, i percettori a non lavorare perché tanto c’è qualcuno che gli fa avere un assegno ogni mese.

Non è che questi meccanismi perversi siano da addebitare soltanto al Movimento 5 stelle, con lo sconsiderato Reddito di cittadinanza, perché anche gli altri partiti che governano o hanno governato hanno pari responsabilità per questi comportamenti sciagurati, che mirano più al consenso elettorale giorno per giorno piuttosto che a curare progetti di interesse generale del Paese, che avrebbero la funzione di ristrutturare e modernizzare.

Non sappiamo se questo Governo riuscirà a fare le riforme programmate (Fisco, Giustizia, Pubblica amministrazione e Concorrenza) né sappiamo se le approverà tassativamente entro il prossimo 31 dicembre. Sappiamo solo che vi è assoluta necessità di queste riforme, che non debbono essere formali, ma sostanziali.

Le riforme sostanziali devono inserire i valori di merito, responsabilità, produttività dei servizi e la fase dei controlli, che devono essere tassativi, continui, perché basati su procedure digitalizzate, le quali comprendano il continuo rilevamento sul campo di tutte le opere da parte di funzionari pubblici.

Un Paese moderno dovrebbe capire che le istituzioni di qualunque livello (centrale, regionale e locale) si dovrebbero esclusivamente occupare di redigere progetti di continua modernizzazione e non della realizzazione di tali progetti, le cui opere per beni e servizi dovrebbero essere affidate a gare internazionali.

Tali gare dovrebbero essere disciplinate esclusivamente dal Codice degli appalti europeo, che già esiste, pur con qualche correttivo per adattarlo alla realtà italiana, in cui purtroppo la corruzione è estesa e le organizzazioni criminali hanno una presa non indifferente.

Delle quattro riforme (Giustizia, Pa, Fisco, Concorrenza) abbiamo scritto più volte. Oggi vogliamo mettere in evidenza quella di cui non parla e non scrive nessuno: la Concorrenza.
Esiste la direttiva 123 del 12 dicembre 2006 relativa ai servizi del mercato interno, approvata in sede legislativa dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea (da non confondere con il Consiglio europeo).
Questa direttiva, nota anche come Bolkestein, si riferisce all’obbligo dei Paesi che l’hanno recepita di mettere in gara tutti i servizi pubblici e le concessioni, in modo da liberalizzare il mercato e ottenere i migliori risultati a pro dei cittadini-consumatori. Il nostro Paese non ha ancora recepito tale direttiva ma, peggio, continua nei vari livelli delle Amministrazioni pubbliche a gestire in house con società controllate tanti servizi che invece non dovrebbe gestire.

È noto che la Pubblica amministrazione non è capace di produrre servizi di vario genere più efficienti e a minor prezzo. Ecco perché dovrebbe rinunziarvi, per esercitare, invece, un controllo ferreo ed effettivo (ripetiamo) che oggi è soltanto sulla carta, con le conseguenze che si trovano sotto gli occhi di tutti.

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