In Sicilia quasi un parto su due è cesareo (42%) - QdS

In Sicilia quasi un parto su due è cesareo (42%)

Serena Giovanna Grasso

In Sicilia quasi un parto su due è cesareo (42%)

martedì 25 Giugno 2019 - 00:00
In Sicilia quasi un parto su due è cesareo (42%)

Rapporto Osservasalute 2018: “Numeri più elevati solo in Campania (54%) e Molise (44%)”. Valori ben lontani dalla percentuale del 15% raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità

PALERMO – La Sicilia purtroppo si conferma ancora una volta la regione con l’incidenza più elevata di parti con taglio cesareo. Infatti, come è possibile leggere all’interno del “Rapporto Osservasalute 2018 – Stato di salute e qualità dell’assistenza nelle regioni italiane”, nella nostra regione si osserva ben la terza incidenza maggiormente elevata rilevata in Italia (41,82% nel 2017, sebbene inferiore rispetto al 46,6% del 2011).

Valori più elevati si osservano solo in Campania (53,64%) e Molise (44,14%). In generale, in tutte le regioni meridionali è possibile rilevare valori superiori all’incidenza media nazionale, pari al 33,6% del totale dei parti. Questo fenomeno sembra attribuibile più a fattori clinico-organizzativi che a reali differenze nello stato di salute della popolazione, sottendendo dunque un’offerta territorialmente diseguale di assistenza appropriata.
In generale, tutte le regioni italiane si trovano ben distanti dai valori limite raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms): infatti, sin dal 1985 la comunità medica internazionale ha ritenuto che il tasso ideale di tagli cesari dovesse essere compreso tra il 10% e il 15%, ma proprio da allora l’incidenza ha conosciuto un’inarrestabile crescita: basti pensare che nella provincia autonoma di Trento, l’area con l’incidenza più contenuta, il 21,82% dei parti totali avviene con taglio cesareo. In Italia la proporzione è la più alta in assoluto tra i diciassette Paesi europei dell’area euro.
Ritornando al dettaglio regionale, è possibile osservare come il 41,82% dei parti con taglio cesareo si scomponga nel 21,56% di tagli cesarei al primo parto e nel 20,26% dal secondo parto in poi.

Il taglio cesareo, se eseguito sulla base di una specifica indicazione medica, può effettivamente ridurre la mortalità e la morbilità materna e perinatale. Tuttavia non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino i benefici del parto cesareo per le donne e per i bambini per i quali la procedura non sia necessaria.

Come ogni intervento chirurgico, il taglio cesareo è un intervento associato a rischi per la salute della donna, che aumentano in caso di cesarei multipli. Il Sistema nazionale linee guida dell’Istituto superiore di sanità raccomanda di informare le donne sui benefici e sui danni dell’intervento, di offrire un sostegno per le eventuali preoccupazioni sulle diverse modalità di parto e, in assenza di controindicazioni, di offrire un travaglio di prova a tutte le donne con precedente taglio cesareo.

In generale, i parti complessivi eseguiti nei punti nascita in Sicilia sono stati 41.151, quasi il 9% del totale nazionale (466.021). La metà è avvenuta in punti nascita in cui si esegue un numero annuo di parti compreso tra mille e 2.499 (21.815), un altro quarto nei punti nascita con un numero di parti compreso tra 500 e 799 (9.410).

Infine, sono 2.729 i parti eseguiti in punti nascita con meno di cinquecento parti l’anno e 7.197 nei punti nascita con un numero compreso tra gli ottocento e i 999 parti l’anno. Nelle regioni meridionali i punti nascita sono per lo più dislocati in case di cura private accreditate che hanno generalmente una dimensione inferiore rispetto alle strutture gestite direttamente dal servizio sanitario nazionale.

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