La guerra frena il potere d’acquisto dei siciliani - QdS

La guerra frena il potere d’acquisto dei siciliani

Michele Giuliano

La guerra frena il potere d’acquisto dei siciliani

giovedì 14 Luglio 2022 - 05:59

Le conseguenze del conflitto in Ucraina nei dati Prometeia-Istat elaborati dalla Cgia di Mestre. Nel 2022 gli isolani “perdono” un importo reale di 437 euro, nel resto d’Italia cifre più alte

PALERMO – Sempre meno denaro nelle tasche dei siciliani. La guerra in Ucraina, lontana chilometri eppure così vicina a noi, ha scosso le anime di molti, ed oggi manifesta le sue conseguenze anche sulla vita quotidiana di tutti, con rincari che si stanno abbattendo sulle famiglie.

I siciliani perdono in potere d’acquisto

Secondo i dati Prometeia e Istat, elaborati dall’ufficio studi della Cgia di Mestre, nel 2022 i siciliani perdono in potere d’acquisto, relativamente alla sola guerra nell’Europa dell’Est, per un importo reale di 437 euro.

Segnale di una economia stagnante

Una cifra importante, ridotta rispetto alla media nazionale, che arriva fino a 929 euro, eppure segnale di una economia stagnante, che non aveva ripreso, dopo l’emergenza sanitaria, un percorso di crescita tale da permettere di ammortizzare in qualche modo le perdite.

Per la Sicilia, infatti, l’impatto della crisi sarà meno “violento”; con costi energetici molto più contenuti che nel resto del Paese, perché si tratta di una economia meno aperta ai mercati internazionali e dimensionalmente più piccola in termini di Pil procapite, per cui l’impatto negativo sulle famiglie sarà più contenuto.

A livello nazionale riduzione del Pil di 24 miliardi di euro reali

A livello nazionale, ad oggi, gli effetti della guerra in Ucraina produrranno per l’anno in corso una riduzione del Pil di 24 miliardi di euro reali: le famiglie più penalizzate saranno quelle residenti in Trentino Alto Adige (-1.685 euro), nella Valle d’Aosta (-1.473 euro) e nel Lazio (-1.279 euro).

Confrontando le previsioni di crescita del Pil realizzate prima dell’avvio del conflitto, a gennaio 2022, con le successive realizzate dopo l’invasione russa dello scorso aprile, emerge che la diminuzione della ricchezza prodotta nel nostro Paese sarà dell’1,4 per cento.

Forte rincaro delle bollette di luce e gas

Il conflitto russo-ucraino ha provocato un forte rincaro delle bollette di luce e gas, le difficoltà del commercio internazionale da e verso alcuni paesi, l’impennata dell’inflazione e la difficoltà di reperire molte materie prime. L’inflazione prevista per il 2022 è di circa il 6%, e andrà a colpire in particolar modo chi ha un reddito fisso.

Secondo l’Istat, infatti, il valore medio si traduce in un incremento effettivo dell’8,3 per cento per le famiglie più povere e del 4,9 per cento per quelle benestanti. La ragione di questa asimmetria è riconducibile al fatto che nel carrello della spesa dei meno abbienti, i beni e i servizi dove i prezzi sono aumentati, come gli alimentari, pesano in proporzione maggiore delle altre tipologie di consumatori.

Cgia Mestre, il governo dovrebbe intervenire subito

“Il governo – dicono dalla Cgia – dovrebbe intervenire subito, tagliando in misura importante il cuneo fiscale. Solo con una misura salva-salari, infatti, potremmo evitare il crollo dei consumi delle famiglie e, conseguentemente, anche i ricavi degli artigiani e dei piccoli commercianti”.

Il presentarsi contemporaneo di una bassa crescita del Pil, che nei casi più drammatici diventa addirittura negativa, insieme ad una inflazione molto alta che fa impennare il tasso di disoccupazione viene definito come stagflazione, ed è una condizione molto pericolosa e preoccupante: “Le difficoltà legate alla post-pandemia – dicono dalla Cgia – agli effetti della guerra, alle sanzioni economiche inflitte alla Russia, all’aumento sia dei prezzi delle materie prime, in particolar modo di quelle agroalimentari, e sia dei prodotti energetici, rischiano, nel medio periodo, di spingere anche la nostra economia verso una crescita pari a zero, con una inflazione che si avvierebbe a sfiorare le due cifre”.

Uno scenario, secondo gli analisti, che potrebbe addirittura rendere intaccare l’efficacia dei 235 miliardi di euro di investimenti previsti nei prossimi anni dal Pnrr.

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