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La transizione energetica passa anche dal mare

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La transizione energetica passa anche dal mare

mercoledì 15 Luglio 2020 - 00:00
La transizione energetica passa anche dal mare

Al via il progetto “Blue deal” che ha l’obiettivo di portare nelle regioni del Mediterraneo tecnologie per sfruttare l’energia marina. L’Italia è il Paese che ha investito di più nel 2019, ma il divario con il Nord Europa è ancora ampio

ROMA – Al via il progetto europeo “Blue Deal” per portare nei Paesi mediterranei tecnologie e soluzioni “su misura” per sfruttare l’energia dal mare, con la partecipazione di 13 partner, tra cui Enea e Università di Siena (coordinatore), provenienti da Italia, Spagna, Cipro, Grecia, Albania, Croazia e Malta.

Con un finanziamento Ue di 2,8 milioni di euro, il progetto punta a sostenere una transizione energetica che includa l’energia dalle onde e dalle maree in un’area particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici. “I Paesi che si affacciano sul Mediterraneo spesso non considerano il mare una concreta risorsa di sviluppo economico né tantomeno una fonte di energia pulita su cui centrare le strategie energetiche nazionali e regionali. Dobbiamo lavorare per favorire la diffusione delle informazioni, l’innovazione tecnologica e l’iniziativa imprenditoriale. Con il progetto ‘Blue Deal’ vogliamo affrontare queste sfide e offrire strumenti hi-tech e informativi adeguati, che permettano di valorizzare sempre di più la risorsa mare nel rispetto dell’ambiente e a beneficio delle comunità locali e del loro sviluppo”, sottolinea Maria Vittoria Struglia, ricercatrice del Laboratorio di modellistica climatica e impatti e responsabile Enea del progetto.

“Blue Deal nasce dalle precedenti esperienze dei due progetti Interreg Med, Maestrale e Pelagos e mira a capitalizzarne i risultati”, commenta Simone Bastianoni dell’Università di Siena, coordinatore del progetto. “Dimostreremo che è possibile pianificare una transizione energetica che includa l’energia dal mare e forniremo esempi pratici in diversi luoghi dell’area mediterranea”.

Nell’arco di tre anni i partner avvieranno molte iniziative nelle diverse aree costiere del Mediterraneo, per far conoscere alle comunità locali, alle amministrazioni e alle imprese le potenzialità dell’energia dal mare e i suoi positivi effetti su ambiente, economia e occupazione. Tra gli eventi in programma ci sono business forum, open day, un concorso scolastico e i Blue Deal testing lab, laboratori pensati per coinvolgere i cittadini e rafforzare la collaborazione tra ricerca, enti locali e aziende, in particolare le Pmi.

Tutto con l’obiettivo concreto di superare le attuali restrizioni tecniche e burocratiche alla diffusione della blue energy e di individuare soluzioni innovative, sostenibili e ‘su misura’ per l’autosufficienza energetica delle piccole comunità, in particolare delle isole, anche in presenza di flussi turistici stagionali. Il risultato finale del progetto sarà la definizione di un piano comune per la diffusione di queste tecnologie nell’area mediterranea.
Finora il primo caso studio affrontato dagli esperti è stata l’isola di Malta, che nel 2016 ha approvato un Piano di Sviluppo che menziona la risorsa energetica marina; i partner hanno organizzato un evento online, che ha permesso di testare in modo preliminare la possibilità di includere concretamente l’energia dal mare nella pianificazione delle sue aree costiere. Ma non è l’unica.

L’Italia è il primo Paese del Mediterraneo per finanziamenti pubblici all’energia dal mare con quasi 5 milioni di euro nel 2019; in Spagna il piano per le energie rinnovabili 2011-2020 illustra in dettaglio una politica di energia pulita che punta a ottenere 750 MW di energia eolica offshore e 100 MW di energia delle onde entro quest’anno. Poi c’è la Grecia, dove sono state installate 300 turbine eoliche offshore per rifornire di energia green le isole che non sono collegate alla rete nazionale. In Sicilia, invece, si fa strada il progetto di una società danese che vorrebbe installare 25 turbine eoliche galleggianti da 10 megawatt ciascuna al largo delle coste di Marsala, in provincia di Trapani.

“Insomma, anche se il divario con i Paesi del Nord Europa è ancora ampio, il bacino del Mediterraneo ha certamente un enorme potenziale di sfruttamento di energia dal mare, che non tarderà a utilizzare”, conclude Maria Vittoria Struglia.

La Sicilia è una delle regioni con le più alte potenzialità. Lo ha rivelato circa un anno fa Gianmaria Sannino, un altro ricercatore del laboratorio di modellistica climatica dell’Enea, secondo il quale “nel Mediterraneo le aree con il più alto potenziale di energia dalle onde sono le coste occidentali della Sardegna e della Corsica, ma anche il Canale di Sicilia e le aree costiere di Algeria e Tunisia, dove il flusso medio di energia oscilla tra i 10 e i 13 kW/m”.

Non solo, l’Enea in quella occasione ha anche confermato che l’Isola gode di un ulteriore fonte energetica rinnovabile da sfruttare e ancora dormiente. I tecnici sostengono infatti che “può essere ‘estratta’ principalmente nello Stretto di Messina”: “grazie allo sfruttamento delle sue correnti che raggiungono velocità superiore a 2 metri al secondo – si legge nel documento –, la produzione di energia potrebbe arrivare a 125 GW/h l’anno, una quantità sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico di città come la stessa Messina”.

In generale, in Europa sono ancora installati poche decine di Mw di impianti sperimentali per la produzione di energia dal mare, anche se si prevede, entro il 2050, la copertura del 10% del fabbisogno energetico dell’Unione europea da questa nuova fonte di energia grazie a una produzione di “100GW che permetterà di fornire energia elettrica a 76milioni di famiglie e di evitare l’immissione in atmosfera di 276 milioni di tonnellate di CO2 l’anno”.

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