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Lega Nord, video con istigazione all’odio razziale a Catania

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Lega Nord, video con istigazione all’odio razziale a Catania

lunedì 12 Ottobre 2020 - 12:35
Lega Nord, video con istigazione all’odio razziale a Catania

Imputazione coatta per per Candiani e Cantarella per propaganda e istigazione a delinquere da parte del Gip di Catania dopo una clip postata su Fb e riguardante il quartiere di San Berillo. Tra i commenti riferimenti al nazismo, ai forni e al napalm

La Giudice per le indagini preliminari di Catania, Giuseppina Montuori, ha disposto l’imputazione coatta per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di istigazione razziale, etnica e religiosa nei confronti di due esponenti della Lega Nord: il senatore Stefano Candiani, di Busto Arsizio, commissario del partito di Matteo Salvini in Sicilia, e l’assessore comunale di Catania Fabio Cantarella.

Per i due Procura della Repubblica di Catania aveva chiesto, così come fatto per la vicenda della Gregoretti con Salvini, l’archiviazione.

La motivazione era stata perché “il fatto non sussiste o comunque non costituisce reato”.

L’opposizione dell’Associazione antimafia

L’associazione antimafia Rita Atria, con l’avvocato Goffredo D’Antona, si era opposta all’archiviazione dopo avere denunciato la pubblicazione su Facebook di un video in cui i due descrivevano il rione San Berillo come la “patria dell’illegalità”.

Nel video San Berillo veniva bollato come “quartiere in mano agli immigrati clandestini” dove “regnano spaccio, contraffazione e prostituzione”.

Stralciata la posizione di altri 14 indagati

La Procura della Repubblica di Catania ha inoltre stralciato la posizione di 14 indagati per lo stesso reato.

Si tratta degli autori di commenti razzisti scritti da diverse città italiane sotto il video di Candiani e Cantarella con frasi riferite ai migranti.

Tra le perle, l’invito a “Metterli nei forni compresi i Ds”, “E’ bello l’odore del napalm al mattino” – l'”I love the smell of napalm in the morning” del colonnello Kilgore nel film “Apocalipse now” – e “alle docce”, con riferimento alle camere a gas naziste in cui venivano uccisi gli ebrei nei campi di concentramento tedeschi.

L’elenco dei commenti razzisti continua con “maledetti clandestini”, “buttateli a mare da dove sono venuti”, “vai con la ruspa” e “ci vuole il lanciafiamme”.

Le ragioni della Procura e il comportamento degli indagati

Secondo il Gip di Catania “le ragioni esposte dalla Procura nella richiesta di archiviazione non trovano conferma nelle condotte materialmente tenute dai due indagati e nell’attività di indagine espletata e non possono essere condivise – a parere di questo giudice – in base al concetto che la giurisprudenza ha reso” del reato contestato.

Anche perché, aggiunge il Giudice per le indagini preliminari, “a ben vedere appare chiaro che trattasi di espressioni e giudizi fondati su concetti discriminatori e legate alla sola nazionalità o etnia dei residenti il quartiere in questione e non concretamente posti in essere da costoro”.

La posizione giuridica di Candiani

Quanto alla posizione di Candiani, il quale, in quanto parlamentare, dovrebbe prima di essere giudicato ricevere l’Autorizzazione a procedere, il Gip rileva anche che, a suo giudizio, il senatore della Lega Nord ha “manifestato le proprie idee fuori dalla sede parlamentare e fuori dai limiti dell’insindacabilità previsti dall’art. 68 del comma 1 della Costituzione” nei confronti di deputati e senatori.

E cita un precedente riguardante un altro esponente leghista, Mario Borghezio, che nel settembre del 2017 fu condannato dai giudici di Milano a risarcire cinquantamila euro all’ex ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge dopo che, in radio, aveva detto “Gli africani appartengono a una etnia molto diversa dalla nostra”, con “tradizioni tribali e bonga bonga”, concludendo: “A Kyenge abbiamo dato un posto alla Asl tolto a un medico italiano”.

La Procura di Catania, adesso, entro dieci giorni dovrà formulare l’imputazione coatta nei confronti di Candiani e Cantarella.

Avvocato della Lega Nord “basito”

“La decisione del Gip di Catania lascia basiti – ha scritto in una nota il penalista Stefano Santoro, responsabile del Dipartimento giustizia della Lega Nord in Sicilia – e suscita allarme poiché in ballo c’è la libertà di manifestare il proprio pensiero e per i parlamentari l’insindacabilità delle loro opinioni”.

Secondo Santoro, “la pubblicazione su Facebook del video-denuncia” sarebbe solo “un documento che fotografa il degrado e l’intollerabile tasso di illegalità in cui versa quel quartiere, accompagnato dalle legittime opinioni espresse dai due colleghi di partito”. E conclude affermando che la decisione del Gip sarebbe “l’ennesimo sconfinamento del potere giudiziario in quello legislativo e in ambito politico”.

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