Leoluca Orlando "chiama alle armi" i sindaci dei trecentonovanta Comuni della nostra Isola - QdS

Leoluca Orlando “chiama alle armi” i sindaci dei trecentonovanta Comuni della nostra Isola

Pietro Crisafulli

Leoluca Orlando “chiama alle armi” i sindaci dei trecentonovanta Comuni della nostra Isola

venerdì 27 Dicembre 2019 - 07:46
Leoluca Orlando “chiama alle armi” i sindaci dei trecentonovanta Comuni della nostra Isola

L'assemblea dei Cantieri Culturali della Zisa a Palermocontro la "flemma insopportabile" di Stato e Regione. Alvano, segretario AnciSicilia, cento Comuni isolani tra dissesto e predissesto. Il sindaco di Barrafranca, "Non possiamo dare risposte ai cittadini". Il governatore Musumeci, "Pronti i settanta milioni dello Stato". Orlando, "Facciano subito un decreto o i bilanci saltano". Sicilia tra emigrazione e spopolamento per leggi inique come il Federalismo fiscale imposto dalla Lega Nord

“Si crei un’intesa fra Governo nazionale, Governo regionale e autonomie locali per programmare lo sviluppo dei nostri territori”.

Con queste parole il presidente di Anci Sicilia Leoluca Orlando ha concluso l’assemblea straordinaria dei trecentonovanta sindaci dell’Isola svoltasi nei Cantieri Culturali della Zisa. Una chiamata alle armi per quei primi cittadini, che, con sempre meno denaro a disposizione, non sono in grado di fornire ai cittadini quel che loro spetta: i servizi. .

“Noi sindaci – ha detto Orlando a conclusione della riunione – siamo stanchi dei nostri stessi ultimatum improduttivi nei riguardi di governi di tutti i differenti colori e crediamo che sia giunto il tempo di un approccio organico con una intesa governo nazionale, governo regionale ed autonomie locali siciliane”.

Sotto l’egida dell’Anci supportata dall’infaticabile lavoro del segretario Mario Alvano, i Comuni siciliani si sono trovati compatti davanti alla “flemma insopportabile” con cui Stato e Regione trattano “temi che per le autonomie locali sono invece di vitale importanza”, come ha scritto il sindaco di Palermo nella lettera inviata alla vigilia di Natale ai colleghi dell’Isola.

E nella riunione di oggi i primi cittadi, abituati a guardare lontano, a immaginare cosa accadrà tra mesi e anni, hanno dimostrato di avere tutti i medesimi problemi, le medesime preoccupazioni, le stesse angosce.

E’ guardando all’emigrazione dei nostri giovani, con tanti laureati costretti ad andare a lavorare all’estero, è guardando allo spopolamento dei centri isolani, soprattutto dei piccoli paesi dell’interno, di montagna, che è montata la consapevolezza che occorreva una “chiamata alle armi”.

La ribellione a leggi inique come il Federalismo fiscale imposto dalla Lega Nord e che ha dato il colpo di grazia agli enti meridionali, conducendo molti Comuni al dissesto.

Alvano (AnciSicilia), cento Comuni in condizioni dissesto o predissesto

E infatti Alvano, in apertura di riunione, ha sottolineato che “In Sicilia ci sono almeno cento Comuni in condizioni critiche di dissesto, pre dissesto o strutturalmente deficitari e così non è possibile andare avanti. Abbiamo bisogno di certezze sui tempi e sulle modalità di erogazione dei fondi”.

“Chiediamo – ha aggiunto Alvano – un’armonizzazione delle norme regionali con quelle nazionali perché l’ordinamento specifico degli enti locali rappresenta ormai una barriera, serve una sede permanente, un tavolo tra Stato, Regione ed enti locali, in sede di conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome e Conferenza Stato-Città ed autonomie locali, per trovare soluzioni strutturali. La Regione Siciliana ha destinato ai comuni siciliani 115 milioni per investimenti e fondi per il pagamento di rate sui mutui, abbiamo certezze per 45 milioni, ma ne mancano 70 dei quali nulla sappiamo, e non abbiamo notizie di altri 23 accantonati”.

“Tutto questo – ha sottolineato Alvano – si sostanzia in un taglio del 15% sui comuni medi e grandi e parliamo di somme relative al 2019. Chiediamo al presidente Musumeci un impegno affinché si siano risposte immediate per quest’anno e impegni precisi per il triennio 2020-2012-2022”.

Lo sfogo del Sindaco di Barrafranca, “non riusciamo a dare risposte”

“Ogni giorno siamo costretti a dire no a tutto e a tutti: rappresentiamo una comunità alla quale non riusciamo a dare risposte, questa è la vita del sindaco di un Comune in dissesto”.

Questo lo sfogo di Fabio Accardi, sindaco di Barrafranca (Enna), Comune in dissesto dal 2016.

“Fra Fedealismo fiscale – ha detto -, dissesto finanziario, contabilità armonizzata, non siamo più in grado di garantire i servizi minimi e con grandissime difficoltà riusciamo a garantire soltanto quelli essenziali. Siamo costretti a mettere da parte la manutenzione dell’acquedotto, non abbiamo soldi per riparare le buche delle strade, non riusciamo a pagare gli stipendi dei dipendenti. Oggi al Sud fare il sindaco non conviene: diventiamo il capro espiatorio di tutto. Per il dissesto le aliquote sono al massimo ma per la crisi tanti cittadini non pagano i tributi”.

Orlando, “sindaci trasformati in esattori”

In tanti sindaci è montata la ribellione nei confronti di quelle che nella sua lettera Orlando ha definito “norme propagandistiche e di difficile interpretazione” che hanno “trasformato i Sindaci in esattori”

Un passo particolarmente significativo della missiva del presidente dell’Anci regionale è proprio l’attacco a vertici politici e burocratici della Nazione e della Sicilia: “Troppe volte lo Stato e la Regione, – ha scritto Orlando – forti del potere di fare le leggi, hanno approvato, anche in contrasto tra loro, norme propagandistiche e di difficile interpretazione la cui attuazione però é stata demandata ai Comuni. Norme che nel tempo, specialmente al Sud, hanno impoverito gli Enti Locali e trasformato i Sindaci in esattori, contribuendo così a determinare, attraverso i tributi locali, quel meccanismo recessivo che negli ultimi anni ha fatto sprofondare il valore delle proprietà immobiliare e ha creato ulteriore povertà”.

I problemi sono concreti e le accuse di Orlando precise: “Nel 2019 ci si é trovati, per responsabilità del Governo regionale e nazionale, a non poter contare su risorse finanziarie previste in bilancio: dei centoquindici milioni di euro previsti per investimenti, quasi a fine anno, ne sono stati erogati appena quarantacinque, mentre degli altri settanta milioni previsti non si ha alcuna notizia! Oltre a questo i comuni con popolazione superiore ai cinquemila abitanti, già penalizzati dai criteri di riparto delle risorse regionali, nonostante le reiterate promesse, hanno subito rispetto al 2018 una decurtazione del 15 per cento delle risorse di parte corrente”.

Musumeci, arrivano i settanta milioni dello Stato per i Comuni
“Abbiamo una buona notizia – ha annunciato però durante l’asseblea il presidente della Regione Nello Musumeci -, cioè che i settanta milioni non ancora erogati possono essere messi a disposizione degli enti locali. La trattativa è stata condotta con il ministero per l’Economia. E’ una notizia di poche ore fa, ma le risorse arriveranno, anche se non sappiamo ancora quali saranno i tempi”.

Dei 115 milioni di fondi per i Comuni fino ad ora ne sono state erogati solo 45 e nel frattempo i Comuni avevano già messo le somme in bilancio.

Musumeci ha poi evidenziato la necessità di “aprire una vertenza con lo Stato: non è possibile che gli enti locali in Sicilia debbano essere affidati soltanto alle esauste casse della Regione Siciliana”.

“Abbiamo posto fine – ha ripetuto, tornando a un suo vecchio cavallo di battaglia – al prelievo forzoso per le Province, ora dobbiamo definire una legge per le Province, per le loro competenze. La riforma effettuata nella scorsa legislatura è assolutamente monca e mutilata”.

Orlando, subito un decreto per i settanta milioni o saltano i bilanci

“Abbiamo l’esigenza – ha risposto Orlando a Musumeci – di avere sul tavolo, entro fine anno, il decreto che assegna i settanta milioni ai Comuni, altrimenti saltano i bilanci”.

“Anci Sicilia, sindaci e amministratori comunali – ha sottolineato – dicono basta a questa emergenza affrontata con logica di emergenza, ci rifiutiamo. Noi siamo impegnati e siamo stati impegnati, anche io personalmente, con il governo nazionale per sollecitare la possibilità di raccattare qualche risorsa a fine anno per evitare l’irreparabile. Ma questo non ci basta”.

La proposta dei sindaci siciliani, un progetto di sviluppo concordato

“Chiediamo – ha ribadito Orlando – al governo regionale e al governo nazionale un progetto di sviluppo della Sicilia partendo da un’attenzione diversa ai territori. Su questo tema chiediamo con forza un tavolo perché l’emergenza in Sicilia sullo spopolamento, sulla fuga dei giovani, liberi di andarsene ma che non possono essere costretti ad andarsene per mancanza di alternative, tutto questo impone una svolta e abbiamo scelto proprio nel pieno del periodo natalizio di fare in maniera anche provocatoria un incontro per chiedere qual è il progetto, al di là dell’emergenza di fine anno”.

“L’Assemblea straordinaria dei Comuni siciliani – ha sottolineato il sindaco di Palermo – ha visto, stamattina, l’intervento di padre Antonio Garau ispiratore delle ‘Valigie di cartone’ e gli interventi dei rappresentanti dei sindacati siciliani e questo dimostra che non si è trattato di un incontro di rivendicazione di fondi per i Comuni ma di un’iniziativa condivisa e costruttiva per favorire lo sviluppo delle nostre comunità”.

“Chiediamo – ha concluso – al Governo nazionale lo slittamento di un anno del Fondo Crediti di dubbia esigibilità per le regioni che vivono un momento di crisi come la Sicilia”.

Mannino (Cgil), dare ai Comuni il massimo sostegno

Anche i sindacati sono intervenuti alla riunione.

“Un patto istituzionale con la partecipazione anche delle parti sociali per aiutare i Comuni a uscire dalle secche della crisi, sostenendoli non solo come soggetti erogatori di servizi ma anche come motori dello sviluppo dal basso”: è stata la richiesta partita da Alfio Mannino, segretario generale della Cgil Sicilia.

Mannino ha anche chiesto “certezze normative, per evitare, ad esempio, conflitti come quello tra norme nazionali e regionali che impediscono ai Comuni la stabilizzazione dei precari”.

“I Comuni – ha sostenuto – hanno subito tagli in questi anni che ne hanno messo a rischio la tenuta economica e con essa l’occupazione e i servizi alla collettività. Ritengo che invece a essi debba andare il massimo del sostegno, anche sotto il profilo del supporto alla progettazione e dell’assistenza tecnica, che deve venire dalla Regione, e per potere utilizzare i fondi strutturali, affinchè gli innumerevoli strumenti di programmazione negoziata esistenti, a partire dalle Snai, possano dare il massimo dei frutti”.

Barone (Uil), affrontare insieme le grandi emergenze

“Basta a litigiosità politiche – ha detto Claudio Barone, segretario della Uil Sicilia – è necessario affrontare tutti insieme le grandi emergenze. Ben venga il tavolo di confronto con il governo Musumeci: questo sindacato è pronto a dare il proprio contributo per trovare soluzioni sempre nell’interesse dei lavoratori e dei cittadini. Con il governo nazionale massima attenzione sul tema della devoluzione per evitare che aumentino le disparità fra le regioni”.

“La Regione siciliana, invece, – ha sottolineato – deve affrontare le sue di emergenze, come quella del sistema di raccolta dei rifiuti che non può essere lasciata senza una regia. Il cerino in mano non può rimanere agli enti locali già in difficoltà e a rischio dissesto. Il governo nel territorio deve essere fatto concertando e assumendosi le proprie responsabilità, solo così si potranno recuperare anni di ritardi e consentire soprattutto ai giovani di essere ambasciatori della nostra terra e di riportare nell’Isola un patrimonio di intelligenze e ricchezze”.

La situazione economica della Regione ancora da definire

Va comunque aggiunto che la situazione finanziaria della Regione Siciliana, nonostante le ultime norme approvate in sede nazionale, “non consente di nutrire alcuna certezza sulle risorse che nel triennio 2020-2021-2022 saranno destinate agli Enti locali”.

Ecco perché Orlando ha chiamato alle armi i Sindaci “Per evitare che migliaia di siciliani e tantissimi giovani siano costretti alla fuga e per frenare lo spopolamento, per superare la causa e al tempo stesso l’effetto di tale fuga e cioè l’attuale condizione economica caratterizzata da impoverimento territoriale e gravi carenze infrastrutturali”.

E ha sottolineato che per raggiungere questo obiettivo “è necessario puntare su azioni coraggiose, attraverso un urgente coinvolgimento non soltanto delle istituzioni locali ma anche delle forze economiche e sociali e delle istituzioni a associazioni religiose e laiche”.

L’Assemblea della Zisa non è stata dunque soltanto un grido dall’allarme per “l’aumento del già elevatissimo numero di Comuni in dissesto e pre-dissesto, l’aumento dei Comuni a vario titolo commissariati, i sindaci che gettano la spugna o che non sono messi in condizione di operare con efficacia”, ma la consapevolezza che bisogna far fronte comune per eliminare disequilibri – come il Federalismo fiscale – che danneggiano il Sud e pretendere che i fondi stanziati vengano versati con puntualità.

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