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I Comuni isolani rischiano il blocco e Anci Sicilia scrive a Conte

redazione

I Comuni isolani rischiano il blocco e Anci Sicilia scrive a Conte

venerdì 28 Agosto 2020 - 00:00
I Comuni isolani rischiano il blocco e Anci Sicilia scrive a Conte

Il presidente Orlando, “Per rilanciare il sistema produttivo e far ripartire l’economia del Mezzogiorno d’Italia è necessario investire su una maggiore presenza di professionalità, anche con contratti a termine, nei nostri Comuni”. La concreta possibilità di una paralisi istituzionale

PALERMO – “Per rilanciare il sistema produttivo e far ripartire l’economia del Mezzogiorno d’Italia è necessario investire su una maggiore presenza di professionalità, anche con contratti a termine, nei nostri Comuni”. Lo ha dichiarato Leoluca Orlando, presidente di Anci Sicilia.

“I Comuni siciliani – ha aggiunto il presidente dell’Associazione che rappresenta gli Enti locali dell’Isola e sindaco di Palermo – vivono, da tempo, una condizione di paralisi istituzionale frutto di piante organiche inadeguate e l’emanazione del Decreto 17 marzo 2020, attuativo delle disposizioni contenute nell’art. 33 del Dl Crescita, rischia di trasformare le preesistenti problematiche, relative alle difficoltà di assunzione di nuovo personale, in permanente impossibilità di assumere e conseguente paralisi dell’attività amministrativa per i prossimi anni”.

“Il principio da cui muove la norma – ha spiegato – è quello di legare le facoltà di assumere nuovo personale alla effettiva capacità finanziaria degli Enti. Per molti Comuni del Centro-Nord la conseguenza è stata quella di aver effettivamente sbloccato le assunzioni, ma nella gran parte dei Comuni siciliani, e anche in molti Comuni delle regioni del Sud, la realtà è profondamente diversa. Il limite del decreto sta, infatti, nel partire dal presupposto che i Comuni italiani abbiano caratteristiche omogenee. Non è questa la ricetta di cui ha bisogno il Sud”.

Anci Sicilia ha espresso tali criticità in una lettera inviata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al ministro per la Pubblica amministrazione Fabiana Dadone, al ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Francesco Boccia e al ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano sollecitando un intervento urgente.

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