M5s e #DiventeràBellissima d’accordo su Spazzacorrotti - QdS

M5s e #DiventeràBellissima d’accordo su Spazzacorrotti

Patrizia Penna

M5s e #DiventeràBellissima d’accordo su Spazzacorrotti

giovedì 25 Aprile 2019 - 00:00
M5s e #DiventeràBellissima d’accordo  su Spazzacorrotti

Per il recepimento. Anche il Guardasigilli Bonafede aveva stigmatizzato l’Ars: “Autonomia non è fare ciò che si vuole. Dalla deputata Savarino (#Db) un apposito Ddl

PALERMO – Movimento Cinquestelle e #DiventeràBellissima per una volta d’accordo. Punto di incontro tra le due forze politiche, così lontane e così diverse, è la necessità che il Parlamento siciliano recepisca la legge Spazzacorrotti (l. 3/2019).
“Ho presentato un disegno di legge, sottoscritto da tutti i deputati del mio gruppo all’Ars, volto a recepire il ‘Decreto Spazzacorrotti’ in Sicilia”.

Lo afferma Giusi Savarino, deputata regionale di DiventeràBellissima, aggiungendo: “Il testo di legge introduce anche altre norme volte alla trasparenza nelle elezioni amministrative, la sezione unica per lo scrutinio delle schede elettorali, sistema che rende il voto non controllabile e l’incandidabilità anche per i sindaci dei Comuni più piccoli, per assicurare un semestre bianco ed evitare pressioni indebite sull’elettorato del Comune che si amministra. Noi non accettiamo lezioni di onestà da nessuno. Senza cercare clamore mediatico, noi lavoriamo senza preconcetti o barriere ideologiche, svolgiamo al meglio il nostro incarico, nell’esclusivo interesse dei siciliani”.

Lo stesso ministro della Giustizia, il grillino Alfonso Bonafede, proprio qualche giorno fa, nel corso di una visita in Sicilia, aveva stigmatizzato il mancato recepimento da parte del Parlamento siciliano. “Trovo sconcertante che una Regione si opponga alla possibilità di recepire una legge che è stata approvata dal parlamento a livello nazionale. Lo trovo sconcertante in generale. Da siciliano però lo trovo veramente inaccettabile perché questa terra ha bisogno di legalità”, aveva detto da Caltanissetta il Guardasigilli.

In quell’occasione non tardò ad arrivare il prevedibile affondo allo Statuto speciale utilizzato come scudo per respingere ciò che la politica siciliana non “gradisce”.

“L’autonomia – aveva osservato Bonafede – non deve essere considerato come un ‘facciamo ciò che vogliamo’ ma come uno strumento per cercare di rendere uno strumento nazionale migliore e più adattabile alla situazione territoriale”.

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