Mafia, morto a Marsala anziano boss Bonafede - QdS

Mafia, morto a Marsala anziano boss Bonafede

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Mafia, morto a Marsala anziano boss Bonafede

domenica 25 Luglio 2021 - 10:26

A ottantacinque anni era in detenzione domiciliare e doveva scontare altri cinque anni di reclusione. Lo "z'u Ninu" era stato reggente della Famiglia marsalese di Cosa nostra nel 2009

E’ morto, in detenzione domiciliare, l’anziano boss mafioso marsalese Antonino Bonafede.

Ex allevatore, aveva 85 anni.

Nella sua abitazione doveva scontare altri cinque anni di reclusione. Condannato definitivamente per associazione mafiosa, per ragioni di salute gli era stato concesso di uscire dal carcere nel 2017.

Il decesso è avvenuto giovedì scorso, ma la notizia è trapelata oggi.

A fine maggio scorso, dopo una condanna definitiva per violazioni agli obblighi imposti ai condannati mafiosi, il Tribunale di Marsala gli aveva confermato il termine della detenzione domiciliare al 2026.

Antonino Bonafede era padre dell’ex latitante Natale Bonafede, in carcere con condanna all’ergastolo per omicidi commessi nei primi anni ’90 su ordine della Cupola allora capeggiata da Totò Riina.

“Le ultime indagini sulla mafia trapanese, effettuate dal Ros dei Carabinieri – hanno recentemente spiegato gli investigatori – hanno fatto emergere come, a seguito degli arresti dei capi famiglia, i fratelli Rallo Antonino e Vito Vincenzo, la reggenza vacante della Famiglia di Marsala sarebbe stata affidata, nel 2009, proprio all’anziano Uomo d’Onore Antonino Bonafede (detto “z’u Ninu”), ritenuto una garanzia anche in virtù dei precedenti rapporti di massima collaborazione con lo storico defunto capo mandamento di Mazara del Vallo, Vito Gondola, con il quale venivano organizzati i summit mafiosi”.

Fu nell’aprile 2018 che la Cassazione rese definitiva la condanna di Antonino Bonafede a 16 anni di carcere (pena “complessiva”, comprendente cioè una precedente condanna a 6 anni già scontata) inflitta l’8 giugno 2015 dal Tribunale di Marsala, e confermata il 13 novembre 2017 dalla Corte d’appello di Palermo, nell’ambito del processo scaturito dall’operazione antimafia dei carabinieri “The Witness”, del 9 marzo 2015.

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