La mancata depurazione ci costa 30 milioni all’anno - QdS

La mancata depurazione ci costa 30 milioni all’anno

Adriano Agatino Zuccaro

La mancata depurazione ci costa 30 milioni all’anno

mercoledì 10 Marzo 2021 - 00:00

Per l’Isola investimento da 1,8 miliardi, già aperti 12 cantieri. Il Commissario accelera, la burocrazia frena

La mancata depurazione delle acque reflue urbane costa alla Sicilia oltre 30 milioni di euro l’anno su 65 milioni di sanzioni che l’Italia versa annualmente all’Europa. L’Italia è soggetta a quattro procedure di infrazione, due di queste (2004/2034 e 2009/2034) sono già state oggetto di sentenza di condanna della Corte di Giustizia dell’Unione europea, mentre altre due (2014/2059 e 2017/2181) sono ancora in uno stadio precedente rispetto alla sentenza comunitaria.

La “depurazione” è una priorità a livello nazionale e regionale. Sul piatto c’è un investimento da 1,78 miliardi, che tocca ben sette province dell’Isola, per intervenire sul sistema della depurazione siciliana che risulta essere il più “citato” nelle quattro procedure di infrazione comunitarie. Per provare ad uscire dall’empasse è stato necessario, con il Dpcm dell’11 maggio scorso, nominare una struttura commissariale ad hoc – commissario unico Maurizio Giugni, subcommissari Stefano Vaccari e Riccardo Costanza – per adeguare i sistemi di collettamento, fognatura e depurazione italiani ai provvedimenti della Corte di Giustizia europea. “Il commissario – dichiara Stefano Vaccari – gestisce 151 interventi in 91 agglomerati, prevalentemente in Sicilia. Ora riceverà oltre seicento agglomerati da due ulteriori procedure d’infrazione in fase istruttoria”.

La struttura commissariale (in basso l’intervista integrale concessa al QdS) dichiara che in merito agli impianti siciliani “sono stati completati 5 interventi e sono in corso 12 cantieri con un differente stadio di avanzamento dei lavori. Inoltre, sono in corso 7 gare per l’affidamento dei lavori e altre 6 saranno avviate a breve. Per ulteriori 15 interventi di adeguamento di impianti di depurazione la progettazione esecutiva è stata completata”. In merito alla spesa: “La struttura del Commissario ha già impegnato per la Sicilia oltre 200 milioni di euro tra lavori e servizi, a cui si aggiungono gli interventi in corso di valutazione ambientale che hanno un valore economico che supera i 200 milioni di Euro”.

Bisognerà lottare contro il tempo e fare il possibile per snellire la burocrazia che, come spesso accade, imbriglia anche gli attori più volenterosi. D’altro canto, non c’è un minuto da perdere di fronte alla devastazione che subisce l’ambiente siciliano. Lo scorso ottobre, durante un’audizione dei carabinieri dinanzi alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti (la cosidetta Comissione Ecomafie), è emerso che “ci sono determinate situazioni in cui gli impianti di depurazione tuttora esistenti e in funzionamento sono tarati per portate di gran lunga inferiori rispetto agli abitanti equivalenti. C’è addirittura un vecchio impianto della zona Nord di Palermo tarato per 100 mila abitanti equivalenti che dovrebbe servire 500 mila abitanti equivalenti”.

GLI ULTIMI CANTIERI AVVIATI NELL’ISOLA

Tra gli ultimi interventi “sbloccati” dalla struttura guidata dal professore Giugni è notizia di questi giorni l’avvio della progettazione definitiva per il “nuovo” depuratore di Pantano d’Arci, a Catania: un adeguamento funzionale ad accogliere i reflui della città e dei comuni limitrofi, per una copertura complessiva di 565.000 abitanti equivalenti. Lo hanno annunciato l’8 marzo scorso in una conferenza stampa a Palazzo degli Elefanti lo stesso commissario e il sindaco Salvo Pogliese. L’intervento, integrato con la nuova rete fognaria anch’essa in fase di progettazione, con sette lotti e 360 nuovi chilometri di reti, servirà al superamento dell’infrazione comunitaria nei confronti dell’agglomerato catanese (soltanto sul quale le multe pesano per circa 5,5 milioni di euro). I lavori, prevede l’Amministrazione, inizieranno nel 2023.

Un’altra buona notizia riguarda la periferia a sud della città di Acireale dove sorgerà un depuratore. A febbraio si è infatti arrivati all’aggiudicazione dell’appalto per la progettazione dell’opera che dovrebbe esaurirsi nello spazio di cinque mesi; a seguire, poi, sulla base del progetto esecutivo verrà indetto il bando di gara per l’esecuzione dei lavori. L’attività ha individuato nella zona di via San Girolamo il luogo idoneo per ospitare il depuratore che, oltre ad Acireale, andrà a servire le popolazioni di Aci Bonaccorsi, Aci Catena, Aci Sant’Antonio, San Giovanni la punta, Trecastagni, Valverde e Viagrande.

A Furnari, in provincia di Messina da febbraio si procede con un importo a base d’asta di 3,1 milioni di euro e la partenza della gara per il potenziamento dell’impianto di depurazione. Invitalia ha pubblicato la procedura aperta per l’affidamento dei lavori di adeguamento dell’impianto situato in contrada Bazia. Il progetto esecutivo dell’intervento prevede l’incremento della potenzialità dell’impianto di Furnari sino a 18.000 abitanti equivalenti e un efficientamento complessivo dell’infrastruttura.

E sempre a febbraio è partita la gara per affidare i lavori di adeguamento del depuratore di Sciacca, in provincia di Agrigento. Invitalia ha pubblicato sul proprio sito la procedura a evidenza pubblica per individuare chi dovrà realizzare il secondo modulo dell’impianto di depurazione saccense, perché sia in grado di coprire fino a 47.500 abitanti equivalenti. L’importo totale dell’appalto, soggetto a ribasso, è di 3,8 milioni.

Nell’Isola è ancora una questione indefinita, la Struttura commissariale lancia l’allarme

“Individuare i gestori delle opere concluse, sennò si vanificherà l’enorme lavoro fatto”. “Ad oggi tutti gli schemi fognari/depurativi sono stati definiti e validati”

La Struttura Commissariale messa in campo per adeguare i sistemi di collettamento, fognatura e depurazione italiani risponde alle domande poste dal Quotidiano di Sicilia in merito al difficile status quo siciliano.

Quanti sono ad oggi gli impianti avviati in Sicilia sul totale da avviare?
“Allo stato sono stati completati cinque interventi e sono in corso 12 cantieri con un differente stadio di avanzamento dei lavori. Inoltre, sono in corso sette gare per l’affidamento dei lavori e altre sei saranno avviate a breve. Per ulteriori 15 interventi di adeguamento di impianti di depurazione, tra cui quelli di Messina. Mascali, Vittoria, Capo D’Orlando e Ragusa, la progettazione esecutiva è stata completata ed è al vaglio del Servizio valutazioni ambientali regionale. Inoltre, sono in corso di completamento importanti progettazioni come quelle del depuratore di Misterbianco e Augusta. è importante sottolineare che nella stragrande maggioranza dei casi partivamo da iter travagliati, opere bloccate con progettazioni inadeguate, e finanziamenti largamente insufficienti per le reali esigenze dei territori. Ad oggi tutti gli schemi fognari/depurativi sono stati definiti e validati e con un differente stato di attuazione tutti gli interventi sono sbloccati come quelli delle reti fognarie di Catania e quella per il potenziamento del depuratore di Pantano d’Arci”.

A quanto ammontano i soldi già spesi per l’Isola e quanti invece ancora sono da spendere?
“La struttura del Commissario ha già impegnato per la Sicilia oltre 200 milioni di euro tra lavori e servizi. A cui si aggiungono gli interventi in corso di valutazione ambientale che hanno un valore economico che supera i 200 milioni di euro. Anche in questo caso, non sono numeri indicativi del lavoro profondo che si sta facendo: un progetto da qualche centinaia di migliaia di euro può attivare lavori per milioni di euro. Stiamo costruendo oggi la base per far partire un ulteriore gran numero di cantieri nel prossimo anno”.

Esattamente, a quanto ammontano le sanzioni europee per la Sicilia? Quanto sta pagando, in totale, ogni giorno l’Isola per la mancata depurazione?
“Parliamo di circa 165.000 euro al giorno per tutta Italia. E per la sola procedura d’infrazione 2004/2034, l’unica fino a oggi in sanzione pecuniaria delle quattro che riguardano l’Italia e la Sicilia. Volendo fare un conto riferito agli abitanti equivalenti della Sicilia e calcolandone 3 milioni, per una multa di 10 euro al giorno ad abitante equivalente, siamo a oltre 30 milioni di euro l’anno per la sola isola dei 65 milioni che versiamo annualmente all’Europa. Una cifra destinata a scendere mano a mano che metteremo in regola gli agglomerati”.

Quali sono i principali ostacoli che il Commissario sta trovando in Sicilia per realizzare gli impianti? La burocrazia sta frenando il suo lavoro?
“Partiamo da una debolezza di sistema: la mancanza dei gestori d’ambito del Servizio Idrico Integrato è un problema che in Sicilia si è storicamente riscontrato e che ha determinato la mancata programmazione e realizzazione degli interventi necessari per superare le procedure di infrazione sulle acque reflue, ma anche un freno al reperimento delle informazioni necessarie per portare avanti le procedure e realizzare le opere. Aggiungiamo che il Commissario non agisce in deroga alla legge: rispetta il Codice degli appalti come tutte le Stazioni appaltanti ordinarie e deve ottenere tutti i pareri necessari per la realizzazione delle opere, che nel caso dei depuratori sono numerose e articolate, e spesso capita subiscano degli stop indipendenti dalla volontà del Commissario. Nei giorni scorsi abbiamo poi messo in evidenza un ulteriore fattore specifico: la necessità di rafforzare il servizio valutazioni ambientali regionale, dove progettazioni per circa 200 milioni di lavori – collocate giustamente tra quelle prioritarie dall’assessore Cordaro – sono in valutazione per l’ottenimento dei necessari pareri ambientali. Preoccupa poi, e per questo il Commissario cita il tema nelle varie occasioni pubbliche e in quelle istituzionali, sul fatto che sarebbe necessario individuare subito i gestori delle opere terminate e per affrontare il tema della predisposizione degli allacci. Insomma, che l’enorme lavoro fatto poi non si vanifichi per mancanze di altri. è per questo che abbiamo firmato un protocollo con Anci Sicilia, che ritengo molto più di un insieme di buoni propositi: è un impegno profondo per la conoscenza e la sensibilizzazione degli amministratori su un problema per troppo tempo trascurato, come dimostrano le quattro procedure d’infrazione che hanno colpito l’Italia”.

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