Mascherine da 0,2 cent comprate 10 volte più - QdS

Mascherine da 0,2 cent comprate 10 volte più

Carlo Alberto Tregua

Mascherine da 0,2 cent comprate 10 volte più

venerdì 15 Gennaio 2021 - 00:00

Lo stato di crisi cessi il 31 gennaio

L’ottimo servizio di Report dello scorso lunedì ha portato a galla una questione inquietante. Si tratta dell’acquisto che ha fatto il Commissario straordinario tuttofare (ora è diventato anche industriale dell’acciaio con Ilva), comprando 1,2 miliardi di mascherine da una società import-export cinese, che a sua volta le aveva acquistate da diversi produttori di quel Paese.
Il Commissario è stato messo in contatto con la suddetta società attraverso un intermediario italiano, il quale, effettuata la fornitura, ha ricevuto un compenso di sessanta milioni di euro, pari al cinque per cento della fornitura stessa. Cosicché, gli italiani sono stati onerati di tale importo.
Il punto non è solo questo, quanto il prezzo di acquisto che è stato dieci volte superiore a quello di produzione. Chi ha una minima cognizione di processi produttivi sa che non vi può essere un margine di dieci volte sul prezzo industriale, salvo che la fornitura non venga effettuata a particolari condizioni, che prevedono la distribuzione di prebende nel percorso.

È notizia di questi giorni che l’Ema (European Medicines Agency) stia autorizzando il terzo vaccino, AstraZeneca, prodotto a Oxford e a Pomezia. Ma intanto la lentezza dell’Ente europeo ha consentito alla Gran Bretagna di assicurarsi ben cento milioni di dosi con cui vaccinare non solo l’intera popolazione britannica, ma anche altre popolazioni che fanno parte del Commonwealth.
L’Europa sta a guardare e l’Italia resta immobile.
Vi sono inoltre altri sette produttori di vaccino che stanno via via chiedendo l’autorizzazione per la vendita dei loro prodotti. Questo significa che ben presto si potrà vaccinare tutta la popolazione del mondo e così ritornare, finalmente, alla normalità.
Si tratta di vedere quei governi che saranno più lesti ad accaparrarsi le dosi e quindi ad arrivare prima ad un ritorno alla vita pregressa.
Il nostro traballante Governo non è certamente fra questi, perché non vi è ancora alcuna notizia di acquisti di massa (70-80 milioni di dosi) in modo da assicurare la vaccinazione all’intera popolazione e per conseguenza, l’agognato ritorno alla normalità (ripetiamo).
Il disastro economico conseguente alla chiusura di moltissime attività ha colpito duramente il Sud e la Sicilia. La gente si è abituata a stare in casa e a non andare in giro né nei ristoranti né nelle palestre, nei musei o nelle biblioteche. Chiusure dissennate di quei luoghi ove i controlli sono tassativi ed i contagi irrilevanti.
Poi la chiusura delle scuole, luoghi ben controllati, è stata accolta malissimo anche dai ragazzi, i quali per la prima volta dal dopoguerra, hanno scioperato per entrare nelle classi e non per uscirne.
Ma torniamo per un momento agli acquisti del Commissario straordinario. Essi sono stati fatti saltando tutte le normali procedure e tutti i controlli, cosicché i prezzi pagati per prodotti e servizi sono stati nettamente superiori a quelli di mercato o a quelli che si sarebbero pagati in condizioni normali, procedendo con i bandi di gara.
Per i banchi delle scuole, che non sono serviti, si sono spesi 460 milioni; col parametro delle mascherine forse si poteva spendere la metà.

Il Presidente degli Stati Uniti, Franklin Delano Roosevelt, disse nel 1933 una celebre frase: “L’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa”. Invece da noi sta capitando il contrario e cioè a dire che il Governo pendolante sta terrorizzando tutti i cittadini, i quali sono sempre più rattrappiti di fronte al mostro-virus che in qualche caso ha effetti devastanti, ma che nella maggior parte dei casi è vinto dal sistema immunitario di ciascuno di noi. Infatti i guariti aumentano sempre di numero, mentre muoiono malati che avevano patologie pregresse, almeno nella maggior parte dei casi.
Il Commissario ha potuto comprare a prezzi superiori a quelli di mercato perché per un anno (dal 31 gennaio 2020 al 31 gennaio 2021) è operante lo stato di crisi. Sembra che si voglia prolungare ancorafino al 30 aprile tale condizione, in modo da consentire l’acquisto di beni e servizi anche dieci volte in più del valore di mercato. Sarebbe dissennata questa ulteriore proroga.
Ci auguriamo, anche in questo caso, il ritorno al buon senso.

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