Messina, il secondo Palagiustizia è solo l’ennesima storia infinita - QdS

Messina, il secondo Palagiustizia è solo l’ennesima storia infinita

Lina Bruno

Messina, il secondo Palagiustizia è solo l’ennesima storia infinita

martedì 23 Febbraio 2021 - 00:01
Messina, il secondo Palagiustizia è solo l’ennesima storia infinita

Ipotesi, accordi, promesse e rinvii non hanno fatto altro che aggravare la situazione degli uffici giudiziari messinesi. Adesso si cercano nuove soluzioni a breve e medio termine

MESSINA – Quattro anni fa veniva firmato il protocollo d’intesa tra i ministeri della Giustizia e della Difesa, Agenzia del Demanio e Comune di Messina con cui si stabiliva che sarebbe stata l’area della Caserma Scagliosi, sede dell’ex Ospedale militare, a dare una soluzione al sovraffollamento di Palazzo Piacentini e a fare risparmiare 1,2 milioni di euro l’anno in fitti passivi. Dopo decenni di sterili discussioni sulla sede, sembrava fosse questa la soluzione che avrebbe consentito di utilizzare i 17 milioni di euro ancora disponibili, concessi nel 1995 dalla Cassa depositi e prestiti.

Quel protocollo aveva durata di quattro anni, tempo occupato a rimettere in discussione tutto e tirare fuori dal cilindro altre ipotesi. La soluzione per il sindaco Cateno De Luca, per esempio, era un palazzo di nove piani da costruire in via La Farina al posto di un parcheggio a due livelli. Si sono aperti altri tavoli tecnici e si è scoperto anche che per l’intero progetto di riconversione della Caserma non bastavano più quei 17 milioni ma ce ne volevano almeno quaranta. Intesa scaduta, secondo Palagiustizia per il momento archiviato e problemi degli uffici giudiziari che si sono nel frattempo aggravati.

“Nel buio più assoluto della vicenda, unico spiraglio è la possibilità di utilizzare alcuni locali dell’Inps”. Così si è espresso il presidente della Corte d’Appello, Michele Galluccio, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, sulla realizzazione del secondo Palagiustizia, opera di cui si era cominciato a parlare già alla fine degli anni Ottanta. La longevità e suggestione del suo miraggio non sono certo paragonabili a quelle del Ponte sullo Stretto, ma c’è dentro la stessa inconcludenza di chi doveva decidere e fare. Non resta quindi che un percorso che possa, in tempi brevi, alleviare i disagi degli uffici più disastrati.

Il direttore Inps Marcello Mastrojeni ha dato la sua disponibilità e i locali individuati non hanno bisogno di trasformazioni perché sono già adibiti a uffici. “Il procuratore generale – ha detto Galluccio – il Consiglio dell’ordine degli avvocati e la Conferenza permanente dei capi degli uffici giudiziari si sono attivati e adesso spetta al Ministero assumere le relative determinazioni. Il dovere istituzionale ci impone di affrontare l’argomento dell’edilizia giudiziaria, tenuto conto che quelle condizioni di estrema criticità, per la mancanza di locali e per i problemi di salubrità e sicurezza per quelli in atto a disposizione, sono stati acuiti dalla emergenza epidemiologica e dalla necessaria osservanza delle norme di distanziamento sociale”. Particolarmente degradante la condizione per chi lavora “nei locali dell’ufficio Gip-Gup, siti nel piano seminterrato nella sede della Sezione Lavoro del Tribunale e dell’Ufficio del Giudice di Pace”.

Dura la posizione anche dell’Ordine degli avvocati sulle condizioni inaccettabili di alcuni uffici. “Abbiamo offerto – ha detto il presidente Domenico Santoro – un’immediata soluzione che consentirebbe al Ministero non solo un notevole risparmio economico, ma che darebbe una risposta concreta al regolare esercizio dell’attività giudiziaria a Messina, che altrimenti in un brevissimo tempo dovrà essere sospesa per l’impossibilità di proseguire negli attuali locali. L’Avvocatura è pronta ad azioni eclatanti, come quelle già viste a Bari, a difesa del mondo della giustizia, ma il forte senso di responsabilità sino ad oggi ci ha impedito di paralizzare tutto per non causare ulteriori danni all’intera comunità. Come più volte abbiamo detto, però, se diverrà inevitabile siamo pronti ad ogni necessaria azione nel rispetto della legge e della nostra pubblica funzione”.

Magistratura e Avvocatura hanno fatto appello alla politica per sollecitare i Ministeri a definire l’accordo per la stipula dei contratti per usufruire degli immobili dell’Inps. Ma le Autorità preposte non riescono a comprendere la gravità della situazione, secondo Santoro, e cercano solo di “tutelare interessi di parte che continuano ad arrecare gravi danni”.

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