Morire di "Covid" non è obbligatorio - QdS

Morire di “Covid” non è obbligatorio

Pino Grimaldi

Morire di “Covid” non è obbligatorio

sabato 17 Ottobre 2020 - 00:00

Il 95% della popolazione infetta da Covid in 189 Paesi è asintomatica o paucisintomatica.
E il rimanente 5% presenta l’ infezione che porta, a volte, alla morte ove si instauri su persone con molteplicità patologiche anziane. Ad oggi vi sono stati nel mondo 39 milioni di affetti su una popolazione di 7 miliardi e 800 milioni e di essi circa un milione, purtroppo, è morta.

La paura la si tocca con mano. E tutti in attesa di un vaccino che potrà essere somministrato su larga scala non prima della tarda primavera del prossimo anno. Fatto che porta tutte le Nazioni a prendere provvedimenti di contenimento con distanziamento fisico (non sociale, ben altra cosa) igiene delle mani e mascherina (da portare come una protesi dentaria senza la quale un adentulo non riesce a mangiare) che non usandola rischiamo di contagiare o essere contagiati.

Facile a dirsi, complicato ad essere posto in essere al 100% “da vecchi e bambini, da oscuri ed illustri”.
I virus sono nati prima di noi, circa 4 miliardi di anni fa (l’altro ieri!), e da allora non hanno mai abbandonato il pianeta.

Porsi la domanda quando finirà la pandemia che si chiama “influenza da Covid-19” è legato al tempo in cui grazie ai vaccini o alla immunità di gregge che ha sempre fatto finire una epi o pandemia, l’umanità renderà il virus non pericoloso, come tanti altri ospiti abituali del pianeta.
Il quale in media ogni 5-7 anni subisce un attacco virale, proporzioni e danno del quale sono in rapporto al modo di reagire del nostro personalissimo corpo, alle sue difese immunitarie ed a quell’eco sistema che oggi ci vede globalizzati per cui mi infetto a Canicattì poi prendo un aereo per l’America e sia nel tragitto sia quando arrivo, pur inconsapevole, sono untore.

In Italia fatto il possibile con lockdown più o meno completi, indicazioni di prevenzione, sussidi sanitari etc. Non male. Ma penalizzati da inefficiente medicina sul territorio (i vecchi medici condotti !) l’eccesso di ospedalizzazioni , delirio di immortalità e di onnipotenza per cui dal Febbraio di questo “annus orribilis” si parla solo di pandemia e si immagina che nessuno si salverà. Sentimento comprensibile, meno cogente se fin dal primo istante – ma si può cominciare ora! – anziché aspettare il vaccino ci si fosse dedicati a curare con farmaci che esistono, non specifici, ma che danno una mano nel non intasare ospedali e…cimiteri!

La comunicazione ha il dovere di informare che dal “Covid-19” fratellastro delle altre epidemie dalle quali siamo usciti (Sars, Mers, Aviaria, Ebola, HIV, influenza stagionale e via dicendo) più della maggioranza assoluta degli infetti sintomatici può guarire con i cocktail di antivirali, cortisoni, eparina ed anticorpi monoclonali che esistono, si stanno adoperando e che risolvono il problema creando correlazione con quella immunità di gregge che sconfisse la “influenza spagnola” che su una popolazione di 2 miliardi ebbe 500 milioni di infetti (50 milioni di morti) ed in Italia circa 600 mila vittime su 38 milioni d’abitanti.
Precauzioni, igiene, pazienza e molte preghiere al buon Dio non guastano.

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