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Multe auto e moto, che succede se non si pagano? Cosa sapere

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Multe auto e moto, che succede se non si pagano? Cosa sapere

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venerdì 25 Marzo 2022 - 16:20

Multe auto: tutte ciò che è previsto quando non si pagano (o si pagano tardivamente). E tutti i termini per presentare ricorso o fare annullare un fermo amministrativo.

Multe auto e moto, a molti sarà successo nell’arco della vita di riceverne una. E in particolari momenti di crisi può essere complicato dover fare immediatamente fronte al pagamento di questa ulteriore “spesa straordinaria”. Ma che succede se non si paga una multa?

Le conseguenze nel caso di mancato pagamento sono solo di carattere amministrativo ma possono essere particolarmente scomode e onerose se l’amministrazione dovesse procedere nell’attività di recupero del proprio credito. È possibile un blocco dell’auto o un pignoramento del conto corrente? La risposta è affermativa. Ma non ci sono, se non altro, conseguenze di carattere penale. Le risposte alle domande più frequenti

Fino a quando si può pagare una multa?

In teoria si può sempre pagare una multa, anche quando il Comune ha avviato il procedimento di riscossione coattiva. Prima si paga, inferiore è però la somma che si deve versare. In particolare:

  • chi paga entro 5 giorni da quando ha ricevuto il verbale, ottiene uno sconto del 30% sul minimo edittale (ossia sull’importo indicato in verbale);
  • chi paga entro 60 giorni deve versare la sanzione in misura ridotta, pari cioè al minimo edittale (è l’importo indicato sul verbale);
  • chi paga oltre i 60 giorni deve versare la sanzione in misura piena, pari al quadruplo del minimo edittale. A ciò si aggiungono gli interessi del 10% ogni sei mesi.

Di solito l’importo scontato al 30% è riportato sullo stesso verbale notificato all’automobilista, in modo che questi non debba fare da sé il calcolo.

Le multe per divieto di sosta

Nel caso della multa per divieto di sosta, i cinque giorni si calcolano non da quando il conducente ha trovato il verbale sul tergicristalli mal momento successivo in cui lo stesso gli viene notificato a casa.

In tutte le altre ipotesi, i cinque giorni decorrono dalla consegna del verbale nel caso di contestazione immediata oppure dall’avvenuta notifica del verbale presso la residenza del titolare dell’auto in caso di contestazione differita.

Quando invece sono decorsi più di 60 giorni, sarà bene farsi fare il conteggio delle somme dall’agente accertatore (ad esempio la polizia municipale), che provvederà a calcolare anche gli interessi.

Cosa succede se non si paga una multa?

Se l’ente titolare del credito (ad esempio il Comune) rileva il mancato pagamento della multa, procede alla cosiddetta «iscrizione a ruolo» dell’importo. Nella pratica, ciò comporta la creazione di un documento in cui l’amministrazione accerta e certifica il proprio credito.

Da questo momento in poi scatta la procedura di riscossione coattiva. Che può articolarsi in due modi:

  • con la notifica al debitore di un’ingiunzione fiscale direttamente da parte del Comune (ipotesi più rara);
  • con la trasmissione del ruolo al cosiddetto Agente per la riscossione esattoriale: si tratta cioè di una società privata, con cui il Comune ha stretto un’apposita convenzione, incaricata di riscuotere le entrate locali. Quest’ultima notificherà poi, entro due anni da quando il ruolo è stato dichiarato esecutivo, la famigerata cartella esattoriale. In essa vengono indicate le somme da versare comprensive degli interessi che nel frattempo sono maturati. La cartella va pagata entro 60 giorni. Contro di essa si può fare ricorso entro 30 giorni al giudice di pace.

Che succede se non si paga la cartella esattoriale per multa stradale?

L’automobilista potrebbe non pagare la cartella entro i 60 giorni ma farlo successivamente. Ciò non implicherà ulteriori aggravi o maggiorazioni se non gli interessi (dinanzi ai quali, di solito, l’Esattore chiude un occhio, non potendo riscuotere importi inferiori a 30 euro). Quindi, è sempre ammesso il pagamento tardivo della cartella.

Ma cosa succede se l’automobilista non paga affatto? In questi casi, l’Esattore procede alla riscossione forzata. A tal fine ha due strumenti che può utilizzare anche contestualmente:

  • misure cautelari: può cioè disporre il fermo auto, con conseguente divieto di circolazione, pena ulteriori sanzioni amministrative;
  • misure esecutive: può cioè avviare il pignoramento dei beni del debitore. Beni quali il conto corrente, lo stipendio, la pensione, entro i limiti previsti dalla legge.

Fermo amministrativo, cos’è

Ricordiamo che il fermo amministrativo impedisce di utilizzare l’auto ovunque. È una misura che serve per evitare che il bene in questione possa essere danneggiato, in vista di un eventuale successivo pignoramento (a cui però non si fa quasi mai ricorso).

Chi viene trovato a circolare con un veicolo sottoposto a fermo rischia una multa di 776 euro (massimo 3.111 euro), con la confisca del mezzo. Più precisamente gli organi di polizia compilano il verbale di contestazione relativamente alla sanzione pecuniaria e lo trasmettono ad Agenzia Entrate Riscossione che poi provvede a pignorare il veicolo.

Non si rischia quindi alcun procedimento penale, ma si perde per sempre l’automobile.

Si può pagare la cartella esattoriale per multa stradale?

Come anticipato, è sempre possibile pagare la cartella esattoriale per multa stradale, così sbloccando il fermo o annullando le procedure di pignoramento.

È anche possibile chiederne la rateazione: in tal caso, con il pagamento della prima rata, è possibile sbloccare il fermo e l’eventuale pignoramento.

Si può fare ricorso contro la cartella esattoriale per multa stradale?

Entro 30 giorni dalla notifica della cartella è possibile presentare ricorso al giudice di pace. Senonché il ricorso non può fondarsi su motivi relativi alla multa: eventuali contestazioni nel merito infatti andavano sollevate non appena ricevuto il verbale (in tal caso i termini sono di 30 giorni per il ricorso al giudice di pace e di 60 giorni per il ricorso al Prefetto).

Essendo quindi ormai spirata tale possibilità, gli unici motivi per cui impugnare la cartella sono relativi ai vizi della cartella stessa. Si potrebbe ad esempio trattare del mancato ricevimento della multa, che aprirebbe le porte a una contestazione per vizi della notifica; oppure all’intervenuta prescrizione del credito. Il credito si prescrive entro 5 anni; tuttavia la notifica della cartella interrompe il termine di prescrizione e lo fa decorrere nuovamente da capo.

Per cui, se la cartella è stata notificata da più di cinque anni e, nell’arco di tale periodo, l’automobilista non ha ricevuto più alcun sollecito o misura esecutiva, il debito è definitamente decaduto.

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