Multe e autovelox, i nodi da sciogliere - QdS

Multe e autovelox, i nodi da sciogliere

Michele Giuliano

Multe e autovelox, i nodi da sciogliere

giovedì 01 Ottobre 2020 - 00:00
Multe e autovelox, i nodi da sciogliere

Fa discutere la proposta del ministero dell’Interno di portare da 12 a 15 mesi il certificato di tiratura. L’Aduc: “Espediente contro i ricorsi, in tempo di pandemia lo Stato vuole far cassa”

ROMA – Un espediente per impedire i ricorsi contro le multe da autovelox. È quello che potrebbe prospettarsi dopo la decisione del ministero dell’Interno di portare a 15 mesi la validità del certificato annuale di taratura della strumentazione. Fino a prima dell’emergenza covid, la taratura andava rifatta entro i 12 mesi. Un passaggio fondamentale, considerato che si tratta di uno degli elementi più frequenti utilizzati per l’annullamento delle multe emesse.

Un provvedimento che inevitabilmente fa discutere. “Comprendiamo la necessità dello Stato e dei Comuni di far cassa – dicono dall’Aduc, l’associazione di tutela dei consumatori – specialmente in tempi di pandemia, ma ciò non deve mai prevalere sulle garanzie costituzionali dei cittadini”. Se è vero che i decreti legge emessi dal governo nazionale in questi mesi hanno esteso i termini per numerosi adempimenti dei cittadini e delle Pubbliche Amministrazioni a causa del lockdown, questa estensione non può certo valere per la taratura degli autovelox. “Come molti sanno, la taratura degli autovelox – scrive l’Aduc – deve essere effettuata periodicamente e comunque almeno ogni dodici mesi. Come spiegato ripetute volte dalla Cassazione, seguendo quando sancito dalla Corte Costituzionale, i controlli periodici sugli autovelox sono necessari non solo per garantirne il corretto funzionamento, ma soprattutto per tutelare i diritti del cittadino a non essere multato per colpa di un apparecchio tarato male”.

Rinviare i controlli periodici a tutela dell’utente della strada è un po’ come rinviare per legge la data di scadenza dei cibi: “Non è certo con una legge – ha detto Pietro Moretti, vicepresidente dell’Aduc – o una sua interpretazione interessata, che uno yogurt andato a male diventa commestibile e sicuro”. A questo punto è spontaneo chiedersi: chi ha ricevuto una sanzione per una violazione commessa oltre 12 mesi dalla data di taratura riportata sul verbale, potrà fare ricorso, ed aspettarsi che venga accolto? Per saperlo, siamo costretti ad attendere.

Attualmente, il ricorso al Giudice di Pace deve essere presentato entro 30 giorni dalla notifica del verbale o dell’ordinanza-ingiunzione del Prefetto. Il termine per ricorrere al Prefetto contro un verbale è invece di 60 giorni dalla notifica. Il ricorso deve essere inviato all’ufficio del giudice di pace del luogo dove il fatto è avvenuto, in cinque copie e allegando l’originale dell’atto. Occorrerà in ogni caso presenziare alle udienze, pena l’archiviazione e probabile raddoppio della sanzione.

Le normative sugli autovelox sono diverse e articolate. Nel 2009 il ministero dell’Interno ha pubblicato una direttiva (del 14/08/09) allo scopo di migliorare la sicurezza stradale e diminuire il numero di incidenti causati da eccessiva velocità, con istruzioni operative per l’utilizzo degli apparecchi di rilevazione della velocità, per regolare, uniformare ed ottimizzare le attività di controllo.

Successivamente, con la riforma del codice della strada del 2010 (Legge 120/2010) sono intervenute altre disposizioni inerenti soprattutto la segnalazione degli apparecchi, corredate in un primo momento da circolari e pareri ministeriali. Nel 2017 un decreto ministeriale ha infine ufficializzato tali circolari e pareri (che non avevano ancora forza di legge pur essendo operativi), recependo altresì il contenuto della sentenza della Corte costituzionale che sanciva la necessità di controlli di taratura. A stretto seguito il ministero dell’Interno ha pubblicato una nuova Direttiva (del 21/7/2017) aggiornata e poi una circolare del 7/8/2017 operativa interna.

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