Palermo, muro contro muro Ita-Covisian, pronte allo scontro in Tribunale - QdS

Palermo, muro contro muro Ita-Covisian, pronte allo scontro in Tribunale

Gaspare Ingargiola

Palermo, muro contro muro Ita-Covisian, pronte allo scontro in Tribunale

giovedì 12 Maggio 2022 - 10:35


Durante le audizioni alle Commissioni Lavoro e Trasporti di Camera e Senato sono volati gli stracci tra i vertici delle due aziende. Di mezzo c’è il destino di 543 lavoratori ex Almaviva

Sembra ancora lontana una felice conclusione della vertenza dei 543 lavoratori ex Almaviva. Anzi, durante le audizioni alle Commissioni Lavoro e Trasporti di Camera e Senato sono volati gli stracci tra Ita e Covisian, che da quanto è emerso sono pronte a darsi battaglia in Tribunale.

“Abbiamo già avviato – ha annunciato il presidente esecutivo di Ita Alfredo Altavilla – due azioni a tutela contro Covisian sia per responsabilità pre-contrattuale sia per responsabilità contrattuale. Ci hanno esposto a un danno economico e reputazionale oltre che a disservizi ai danni dei passeggeri a ridosso della stagione estiva”.

“Sono ben conscio – ha replicato il fondatore e presidente esecutivo di Covisian Gabriele Moretti – del fatto che abbiamo ragione, in una eventuale causa vinceremo”.

In ballo c’è il destino dei 543 lavoratori che gestivano il servizio clienti di Alitalia per conto di Almaviva e che stavano progressivamente transitando alla Covisian per occuparsi di Ita Airways. A inizio maggio sono state avviate le procedure di licenziamento dei dipendenti già passati con Covisian mentre quelli in cassa integrazione a zero ore ancora in Almaviva, e in attesa di essere assunti entro il 2023, per il momento non saranno riassorbiti. Anche perché nel frattempo Ita ha internalizzato il servizio assumendo 186 operatori (in parte nuovi e in parte ricollocando ex dipendenti di Alitalia).

Una situazione “molto complicata”

Insomma, una situazione “molto complicata”, per ammissione dello stesso ministro dell’Economia Daniele Franco: “Il Governo ha due obiettivi: che Ita non torni a farsi carico di costi eccessivi che non consentano all’azienda, come accaduto più volte ad Alitalia, di essere una compagnia non dico redditizia ma che operi in condizioni normali. Dall’altro lato abbiamo oltre 500 lavoratori, il grosso a Palermo (e a Rende, nda), che devono trovare una tutela, che in parte può arrivare da un call center che torni a operare dalla Sicilia oppure sfruttando i lavoratori del vecchio call center o da altre soluzioni”.

Ita e Covisian hanno fornito due versioni diametralmente opposte

La strada, però, sembra tutta in salita, anche perché Ita e Covisian hanno fornito due versioni diametralmente opposte della vicenda: da un lato l’azienda nata dalle ceneri della vecchia compagnia di bandiera non sente di avere alcun obbligo giuridico nei confronti degli ex operatori di Almaviva, dall’altra Covisian accusa Ita di aver accampato “pretese aggressive” da “bullismo industriale”.

La ricostruzione da parte di Alitalia

Altavilla ha ricostruito così l’intera vicenda: “Ad agosto 2021 Ita ha deciso di lanciare delle gare per ridefinire i contratti su una serie di servizi, tra cui il call center. Abbiamo bandito una gara privata che è stata aggiudicata a Covisian. Il 21 ottobre, sebbene non vi fosse alcun obbligo giuridico in virtù della discontinuità tra Alitalia e Ita e dunque tra Almaviva e Covisian, quest’ultima ha sottoscritto un accordo presso il Ministero del Lavoro con il quale si impegnava a rispettare la clausola sociale e ad assumere 543 dipendenti di Almaviva che avrebbero operato su diverse commesse, tra le quali Ita, che è rimasta interamente estranea all’accordo sottoscritto con il Ministero, frutto di una decisione autonoma ed esclusiva da parte di Covisian”.

“Di conseguenza – ha proseguito – Covisian è la sola vincolata al rispetto di questo accordo. Tra dicembre 2021 e febbraio 2022 abbiamo riconosciuto a Covisian un corrispettivo superiore, in media, del 30% rispetto a quanto previsto dall’accordo preliminare per sostenere la fase di avviamento, dato che eravamo assolutamente soddisfatti del modo in cui gli operatori di Palermo stavano lavorando. Il 17 febbraio inviamo a Covisian una bozza dell’accordo definitivo conferendo per altri sei mesi le condizioni migliorative del 33% ma poche ore dopo Covisian ci comunica l’intenzione di non voler proseguire con la firma dell’accordo definitivo e di non poter rispettare gli impegni assunti il 21 ottobre presso il Ministero. La motivazione è che l’adesione alla clausola sociale dei 543 lavoratori avrebbe comportato la non sostenibilità delle commesse. Era questa la data in cui si doveva aprire un tavolo ma Covisian si è ben guardata dal chiederne la convocazione. Siamo convinti che sia stata una strategia consapevole che prevedeva l’interruzione degli accordi con Ita scaricando su di noi la responsabilità della propria decisione”.

Altavilla ha poi rincarato la dose aggiungendo che “Covisian ci ha proposto una definizione dell’accordo definitivo che prevedeva una maggiorazione del corrispettivo del 64% rispetto all’accordo preliminare, una proposta che abbiamo ritenuto irricevibile. Non potevamo accettare questa sorta di ricatto”.

Dopodiché “il 31 marzo Covisian ha comunicato ai sindacati di ritenere unilateralmente risolto l’accordo del 21 ottobre” e, come spiegato dal presidente esecutivo, per far fronte “all’emergenza causata dalla decisione di Covisian, Ita ha contattato vari fornitori qualificati per svolgere i medesimi servizi ma, poiché nessuno si è reso disponibile, vista l’onerosità degli impegni assunti da Covisian in relazione alla clausola sociale, Ita ha avuto come unica soluzione la creazione di un call center interno, costruito intorno ad un nucleo iniziale di 40 risorse e che conta oggi circa 170 assunti (186, nda), di cui oltre il 50% proveniente dalla cassa integrazione di Alitalia”.

“Ita – ha evidenziato Altavilla – è una parte lesa dal comportamento di Covisian e ribadisce la propria estraneità all’accordo del 21 ottobre. Siamo disponibili a completare la sede di Roma con lavoratori di Covisian attivando lo smart working a Palermo per evitare trasferimenti”. Ma, ha concluso “non possiamo assorbire i 322 ancora in Almaviva”.

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