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Palermo, Sergio Mattarella oggi al seminario su Rosario Livatino

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Palermo, Sergio Mattarella oggi al seminario su Rosario Livatino

lunedì 21 Settembre 2020 - 00:02
Palermo, Sergio Mattarella oggi al seminario su Rosario Livatino

E' stato organizzato dall'Associazione nazionale magistrati per ricordare il "giudice ragazzino". Il Capo dello Stato visiterà anche il Museo intitolato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino all'interno del Palazzo di Giustizia

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella presenzierà oggi pomeriggio nel Palazzo di Giustizia di Palermo al seminario sul tema “Deontologia e professionalità del magistrato. Un binomio indissolubile” dedicato alla memoria di Rosario Livatino nel trentennale del barbaro omicidio.

Il convegno è organizzato dall’Associazione nazionale magistrati e dalla sede territoriale di Palermo della Scuola Superiore della Magistratura.

Interverranno al seminario don Giuseppe Livatino, postulatore diocesano della causa di canonizzazione di Rosario Livatino; Gaetano Silvestri, presidente emerito della Corte Costituzionale; Margherita Cassano, primo presidente aggiunto della Corte di Cassazione; e Guido Raimondi, presidente di sezione della Corte di Cassazione e già presidente della Corte Europea dei diritti dell’uomo.

I lavori saranno moderati dal giornalista Felice Cavallaro.

Prima dell’inizio dei lavori il Capo dello Stato farà una breve visita, sempre all’interno del Palazzo di Giustizia, al Museo dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, gestito dall’Anm Palermo con la collaborazione della Fondazione Progetto Legalità Onlus presieduta dall’ex magistrato Leo Agueci.

Il Museo “racconta” gli anni più intensi vissuti dal pool antimafia e il lavoro di Falcone e Borsellino.

Livatino, le altre iniziative

Veglia di preghiera ieri sera a Canicattì, città natale del giudice Rosario Livatino, del quale oggi ricorre il trentennale dall’uccisione in un agguato mafioso.

A organizzarla nella chiesa di San Domenico la Postulazione Diocesana della Causa di Canonizzazione con i gruppi di preghiera cittadini e le associazioni “Tecnopolis” e “Amici del Giudice Rosario Angelo Livatino”.

Ieri mattina volontari delle associazioni si sono sostituiti alle istituzioni collocando nuove bandiere ai pennoni accanto alla “Stele Livatino” alle porte di Agrigento e ripulendo dalle erbacce l’area circostante il luogo in cui Livatino venne barbaramente ucciso.

Stamattina, nella chiesa di San Domenico a Canicattì, l’arcivescovo coadiutore di Agrigento monsignor Alessandro Damiano presiederà la funzione religiosa cui seguirà l’omaggio floreale alla stele.

Il giudice ragazzino

Rosario Livatino nacque a Canicattì nel 1952, entrò in magistratura nel 1978 nel Tribunale di Caltanissetta e l’anno dopo divenne sostituto procuratore in quello di Agrigento e ricoprì la carica fino al 1989, quando assunse il ruolo di giudice a latere. Nella sua attività si occupò di quella che sarebbe esplosa come la Tangentopoli siciliana e mise a segno numerosi colpi nei confronti della mafia, attraverso lo strumento della confisca dei beni.

Venne ucciso il 21 settembre del 1990 lungo la statale di Agrigento mentre si recava, senza scorta, in tribunale, da quattro sicari della Stidda agrigentina, organizzazione mafiosa in contrasto con Cosa nostra.

La sua figura è ricordata nel film di Alessandro Di Robilant “Il giudice ragazzino”, uscito nel 1994; è invece del 1992 il libro omonimo, scritto da Nando dalla Chiesa, che portò all’erronea attribuzione del nomignolo al magistrato ucciso.

Otto mesi dopo la morte del giudice, infatti, l’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga sollevò forti reazioni affermando: “Non è possibile che si creda che un ragazzino, solo perché ha fatto il concorso di diritto romano, sia in grado di condurre indagini complesse contro la mafia e il traffico di droga. Questa è un’autentica sciocchezza!”.

Dodici anni dopo l’assassinio, in una lettera aperta pubblicata dal Giornale di Sicilia e indirizzata ai genitori del giudice, Cossiga smentì che quelle affermazioni dispregiative fossero riferite a Rosario Livatino, che definì invece “eroe” e “santo”. Papa Giovanni Paolo II lo definì invece “martire della giustizia e indirettamente della fede”.

Nel 1993 il vescovo di Agrigento, Carmelo Ferraro, ha incaricato Ida Abate, che del giudice fu insegnante, di raccogliere testimonianze per la causa di beatificazione.

Il 19 luglio 2011 è stato firmato dall’arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, il decreto per l’avvio del processo diocesano di beatificazione, aperto ufficialmente il 21 settembre 2011 nella chiesa di San Domenico di Canicattì.

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