Palermo, sprint per anello e passante ferroviario - QdS

Palermo, sprint per anello e passante ferroviario

Gaspare Ingargiola

Palermo, sprint per anello e passante ferroviario

giovedì 14 Maggio 2020 - 00:03
Palermo, sprint per anello e passante ferroviario

Cantieri riaperti dopo la chiusura forzata causa Coronavirus. Il punto sulle attività in corso. Notizie positive su due opere fondamentali per il futuro della mobilità urbana e non solo

PALERMO – Malgrado lo stop forzato di un mese dovuto alle restrizioni per contenere la pandemia da Coronavirus, da qualche settimana i lavori dell’anello ferroviario sono ripartiti a gran ritmo e la ditta D’Agostino ha già recuperato buona parte dell’arretrato. Tanto che, con una sola settimana di ritardo sul previsto, sono già terminati i lavori in via Emerico Amari fino all’incrocio con via Roma.

Si tratta, tecnicamente parlando, della cosiddetta area 6.1, quella interessata dall’interferenza con il collettore fognario che è stata risolta piazzando una condotta idrica che “bypassa” la galleria ferroviaria. Dopodiché gli scavi sono stati ricoperti e la strada è stata riasfaltata: questo ha consentito di riaprire parzialmente l’incrocio Amari-Roma e il tratto di via Emerico Amari compreso tra la quasi omonima via Michele Amari e la stessa via Roma. Ora gli sforzi degli operai si concentreranno su un altro cantiere, con la chiusura del tratto di via E. Amari tra via Riccardo Wagner e via Pietro Valdo Panascia (ex via Isidoro La Lumia). È la cosiddetta area 6.2, all’altezza della chiesa Valdese, la cui chiusura si protrarrà fino al 27 ottobre di quest’anno.

Anche nelle altre aree si va avanti a spron battuto: nell’area 6.3 (il tratto di via E. Amari tra Wagner e via Ruggero Settimo) sono a buon punto le operazioni di palificazione, che invece sono terminate nell’area 7.1 (Castelnuovo-Ruggero Settimo) dove si sta già cominciando a realizzare la fermata.

La situazione è più complessa per quanto riguarda il cantiere Lazio, che ha subito un anno e mezzo di stop a causa dell’addio della Tecnis. Qui i lavori sono ripartiti soltanto lo scorso febbraio, per poi fermarsi nuovamente a causa della pandemia. Il 28 aprile un’ordinanza dell’Ufficio Traffico ha affidato alla D’Agostino tre aree di cantiere: una in via Sicilia e due in viale Lazio (lato monte e lato mare). In via Sicilia il cantiere, che già occupava una porzione della strada, è stato esteso fino all’incrocio con via Brigata Verona “garantendo il transito da e per via Brigata Verona a senso unico alternato”. La chiusura resterà in vigore fino al 31 dicembre. In viale Lazio invece è stata chiusa la semicarreggiata di sinistra, in direzione di viale Campania, di due tratti di 500 metri quadrati a testa, uno situato prima di via Montenero e l’altro tra via Sicilia e i primi 45 metri di viale Campania. Qui l’ordinanza sarà valida fino all’8 agosto. Dal 4 maggio al 13 settembre, infine, è stato interrotto il servizio ferroviario sulla linea Notarbartolo-Giachery per consentire sia il rinnovo dei binari sia alcune attività di cantiere per la realizzazione della fermata Libertà.

PASSANTE – Notizie positive anche per il passante ferroviario. La prossima settimana, infatti, dovrebbero essere consegnati alla Impresit i lavori di demolizione delle cinque palazzine pericolanti di vicolo Bernava. L’importo dei lavori è vicino al milione di euro. La demolizione delle palazzine è un passaggio imprescindibile per completare il tratto del passante da Roccella a Notarbartolo. Era il 2012, ben otto anni fa, quando, nella zona compresa tra via Serpotta e via Pacini, dove la nuova galleria passa sotto l’asse di vicolo Bernava, la scoperta di una falda acquifera bloccò gli scavi quando mancavano appena 60 metri al completamento della galleria, provocando anche cedimenti agli edifici sovrastanti. Decine le famiglie sgomberate da sette palazzine che le Ferrovie hanno classificato con i numeri 30, 31, 31 bis, 31 ter, 32, 33, 34A, 34B. Di queste, cinque sono da demolire (31 e 31bis, 32, 33 e 34A) mentre la 31ter e la 34B saranno consolidate e messe in sicurezza. Salvarle tutte e sette avrebbe richiesto troppi soldi e troppo tempo per un’infrastruttura che, al pari dell’anello, ha già subito ritardi su ritardi e l’abbandono dell’impresa aggiudicataria (la Sis) in corso d’opera.

Gli edifici non saranno abbattuti ma decostruiti pezzo per pezzo per non compromettere la stabilità di quelli vicini. E dato che una variante urbanistica ha modificato la destinazione d’uso della zona da “netto storico” ad “area verde”, una volta conclusi i lavori l’area di superficie diventerà un giardino pubblico attrezzato con giochi e panchine.

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