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Parco Cassarà, verde negato. Ipotesi riapertura grazie a Geobonus

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Parco Cassarà, verde negato. Ipotesi riapertura grazie a Geobonus

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sabato 15 Gennaio 2022 - 13:10

Aperto al pubblico nel 2011, il Parco Cassarà è stato infatti fruito per 3 anni scarsi. Poi, le sabbie mobili di esami controversi sui terreni, un piano di caratterizzazione dell’area mai presentato dal comune e quindi una bonifica che, ancora, non si vede neanche all’orizzonte.

Con i suoi oltre 25 ettari è il secondo polmone urbano di Palermo. In termini dimensionali, il Parco Cassarà, il giardino pubblico adiacente alla cittadella universitaria, non ha nulla a che vedere col vertice della non certo cospicua lista degli spazi di verde urbano fruibili nel capoluogo siciliano: quello in cui regna sovrano il Parco della Favorita, la “Real Tenuta” voluta da Ferdinando IV di Borbone che dal canto suo di ettari ne conta quasi 400 e, sempre per l’estensione, guarda dall’alto nientedimeno che il londinese Hyde Park (grande la metà) e lo stesso Central Park a New York, di qualche ettaro meno ampio. Ma, mentre dal canto suo la Favorita si conferma come patrimonio ancora poco vissuto da molti palermitani, che se lo lasciano sfilare dai finestrini delle auto in corsa verso o di ritorno dall’area di Mondello, lo spazio naturale intitolato al poliziotto ucciso dalla mafia 37 anni fa, è ormai l’emblema numero uno del verde negato a Palermo.  Aperto al pubblico nel 2011, il Parco Cassarà è stato infatti fruito per 3 anni scarsi. Poi, le sabbie mobili di esami controversi sui terreni, un piano di caratterizzazione dell’area mai presentato dal comune e quindi una bonifica che, ancora, non si vede neanche all’orizzonte. Fu il ritrovamento di alte concentrazioni di materiali inquinanti poco sotto la superficie del terreno, residui di amianto inclusi, a rendere necessaria nel 2014 la sua chiusura. 

Promesse di Orlando non mantenute

Alla fine del 2020 il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e la sua giunta avevano assicurato ai cittadini il ritorno all’utilizzo di quest’area destinata allo svago, alla socialità e alla vita all’aria aperta, dando appuntamento all’inizio della successiva primavera. Ma nel 2021 nulla è cambiato. E sembra che sarà così anche nell’anno in corso. “Forse per un tempo molto più lungo, visto che l’incertezza protrattasi per 7 anni, sembra ormai cedere il passo al pessimismo – sostiene Concetta Amella, consigliere dei 5 Stelle e componente delle III commissione a Palazzo delle Aquile. Alla cui riunione di ieri, indetta per comprendere i motivi dello stallo dell’amministrazione su questa vicenda che priva i palermitani di uno spazio pubblico strategico e attrattivo, né gli assessori di riferimento della giunta né gli uffici interessati si sono presentati. “Un’altra battuta a vuoto, zero soluzioni concrete e una disinvolta posizione di anonimato da parte dell’amministrazione comunale” – lamentano anche gli altri componenti della stessa commissione consiliare Katia Meli, Paolo Caracausi e Elio Ficarra. A questo proposito domenica mattina, davanti l’ingresso principale del Parco Cassarà, ci ritroveremo alle 8.30 con le associazioni e i cittadini del quartiere per un ‘minuto di silenzio’ verso un’altra opera incompiuta frutto della fallimentare gestione della città”.

Lo scorso luglio il Dipartimento regionale dell’acqua e dei rifiuti aveva convocato un tavolo tecnico in videoconferenza per esaminare la relazione sugli esiti analitici dei campioni prelevati nel Parco Urbano Ninni Cassarà. Oltre a tecnici e burocrati della sezione dell’assessorato all’Energia, vi parteciparono anche quelli dell’ufficio Ambiente del Comune di Palermo, della Città Metropolitana e dell’Arpa, l’agenzia regionale per la protezione ambientale. Non dell’Asp di Palermo, però, sebbene il parere dell’azienda sanitaria sia comunque fondamentale, specie in merito a un’area verde creata per incidere sulla qualità della vita urbana.

Da quel confronto emerse subito la difficoltà di trovare soluzioni condivise alle criticità ambientali del Parco Cassarà. L’ufficio Ambiente del comune confermò infatti che nell’area contrassegnata come ‘rossa’ gli interventi per la rimozione dell’amianto non erano stati ancora completati, mentre in quelle identificate come ‘gialla’ e ‘verde’ questi erano stati effettuati regolarmente. Proprio per quest’ultima porzione, Arpa Sicilia aveva invitato il Comune di Palermo a attivarsi per richiedere all’Asp l’attestazione di ‘restituibilità amianto’, ovvero l’unico documento con cui è possibile confermare l’efficacia delle operazioni di rimozione di questo materiale pericoloso: una condizione per consentire l’accesso al personale di manutenzione e disporre così le necessarie misure di prevenzione.

Quadro complesso anche sotto il profilo normativo

Sia nella relazione che nei rapporti di prova si faceva infatti riferimento da un lato alle terre e rocce da scavo e dall’altro alla normativa sui rifiuti. Cosa che, come ha rilevato l’Arpa, genera confusione sull’iter amministrativo intrapreso; e che andrebbe risolta prendendo come riferimento soltanto quella relativa alle procedure per le bonifiche dei siti contaminati, previste dal Testo Unico dell’Ambiente (decreto legislativo 152 del 2006). Inoltre, sempre l’Arpa rilevava l’insufficienza delle analisi sui rifiuti solidi e liquidi: se di questi finora al Parco Cassarà non è stata riscontrata traccia sulle superfici del terreno, non si è però mai investigato sulla presenza di amianto e diossine fino a un metro di profondità. Inoltre, in tutto questo tempo il piano di caratterizzazione, per ricostruire i fenomeni di contaminazione del Parco Cassarà, sembra un miraggio. “Al Comune di Palermo – dice Amella – non ci sono né tecnici né risorse sufficienti per farlo”.

Proprio sul fronte dei finanziamenti, sempre nel tavolo tecnico dello scorso luglio, il Dipartimento regionale dell’acqua e dei rifiuti aveva prospettato la possibilità di accedere al bando regionale per il finanziamento delle attività di bonifica, in modo da poter accedere alle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020. Ipotesi bocciata a settembre dall’ufficio Ambiente del Comune. La giustificazione era stata che questo avviso riguarda le discariche storiche inserite nel piano regionale delle bonifiche: un elenco che include il Parco Libero Grassi, nell’area urbana di Acqua dei Corsari; ma non il Parco Cassarà. “In questo vuoto di soluzioni – riprende la consigliere Amella – sarebbe allora auspicabile un intervento del parlamento regionale, con l’istituzione di un fondo ad hoc per finanziare la bonifica”.

Comune dovrà proporre progetto di recupero

Nel parlamento e nella giunta di governo siciliani si punta però su altre priorità, distanti da questo genere di interventi di salvaguardia ambientale.  Cosicché, adesso, la prospettiva è quella di provare a percorrere soluzioni nuove. Una è il Geobonus, misura introdotta nella legge di bilancio per il 2019 su proposta del senatore leghista Luca Briziarelli, vicepresidente della commissione bicamerale di inchiesta sugli eco-reati, per finanziare operazioni di recupero di beni pubblici, incluse le bonifiche ambientali e interventi di contenimento del dissesto idrogeologico. “Funziona né più né meno come l’Art Bonus per le opere d’arte, cioè con il riconoscimento, al privato o all’azienda che eroga la sua donazione, di un credito di imposta del 65%”, spiega. Nato come misura stabile, per diventare esecutivo, questo strumento necessita soltanto di un dpcm attuativo (su proposta dei ministeri della transizione ecologica e dell’economia, ndr): “Confido che questo venga firmato entro la prossima Pasqua”, aggiunge Briziarelli. Si tratterà di sensibilizzare nel contempo il tessuto imprenditoriale locale sull’utilità del Geobonus”.

E toccherà ai singoli enti detentori dei beni in questione, di attivarsi. Nel caso specifico del Parco Cassarà, il Comune di Palermo dovrà proporre il suo progetto di recupero. “Mesi addietro abbiamo indetto una petizione popolare e chiesto al consigliere Alessandro Anello (Lega) di depositare una mozione al comune, per impegnare il sindaco a riaprirlo”, dice Elisabetta Luparello, coordinatrice provinciale del movimento giovanile del Carroccio. Una volta che il Geobonus sarà normato, si potranno finalmente accelerare i tempi di recupero di quest’area strategica per la qualità della vita in città, peraltro dall’importante valore simbolico, dato che è intitolata a un grande eroe antimafia”.

Le risorse per finanziare il progetto a livello nazionale sono già stanziate. Più in dettaglio, 1 milione di euro per il 2019, 5 milioni per 2020 e 10 milioni di euro a decorrere dal 2021. Considerati i 10milioni per il 2022, sono quindi già disponibili 26 milioni.

Antonio Schembri

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