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Piersanti Mattarella, l’etica e la politica

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Piersanti Mattarella, l’etica e la politica

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mercoledì 06 Gennaio 2021 - 17:12
Piersanti Mattarella, l’etica e la politica

La politica delle carte in regola. Questa frase esemplifica la sua alta concezione della politica.

La politica delle carte in regola.
Questa frase esemplifica la sua alta concezione della politica. Se la politica vuole avere un valore sociale, per la crescita ed il bene della società, deve avere una metodologia, una visione etica del lavoro politico. Un lavoro quotidiano, infaticabile, irreprensibile sui comportamenti e sugli obiettivi.
Una visione profondamente diversa dal moralismo.

La morale è una categoria che affronta altre visioni della vita. Il moralismo strumentale in politica ha ipocritamente creato dei mantelli, dei pallium, di cui si sono ammantate spesso persone che hanno costruito sistemi e carriere sganciate dai fatti e dal lavoro per il miglioramento di una comunità.

L’etica è un habitus che riveste la vita di persone dedite al servizio agli altri sia in forma individuale che in forma collettiva. E la forma è la sostanza che nobilita chi si dedica, da civil servant, alla più alta forma della politica. Quella che motiva chi vuole il progresso di una società, il cambiamento delle condizioni di vita dei cittadini, l’evoluzione dei diritti delle persone.

Mattarella non era un antimafioso, era molto di più. Lui voleva sconfiggere le cause che determinavano il virus della mafia.
La povertà, l’arretratezza strutturale e culturale della Sicilia. Lui concepiva lo Statuto del 47 come uno strumento di promozione di un regionalismo rivolto al progresso dei Siciliani.

Ma un regionalismo che, con le carte in regola, norme, programmazioni di spesa, riforme, rifiutando connivenze e clientelismo, si rivolgeva, con orgoglio e serietà, nei confronti dello Stato. Pretendendo rispetto delle regole costituzionali sancite nello Statuto e bilateralismo politico istituzionale.


Lui era l’incarnazione delle migliori aspirazioni presenti nella società siciliana, senza ipocrisie, senza velleitari indipendentismi e senza farisaici ascarismi.


Da quel momento di speranza, a causa del suo martirio, la Sicilia è rimasta ferma, galleggiando tra ordinaria amministrazione e finte rivoluzioni.
Torniamo indietro a quel bivio, rileggiamo le carte, riguardiamo gli appunti, innalziamo la bandiera dell’etica del lavoro, ognuno nel suo ruolo, piccolo o grande che sia.


Torniamo a quel bivio del 6 gennaio 1980 e riprendiamo il cammino.

Gatto Silvestro

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