Poco personale nei Comuni? Una bugia siciliana. La quantità c’è, ma la qualità lascia a desiderare - QdS

Poco personale nei Comuni? Una bugia siciliana. La quantità c’è, ma la qualità lascia a desiderare

Paola Giordano

Poco personale nei Comuni? Una bugia siciliana. La quantità c’è, ma la qualità lascia a desiderare

mercoledì 28 Agosto 2019 - 00:00
Poco personale nei Comuni? Una bugia siciliana. La quantità c’è, ma la qualità lascia a desiderare

Si contano in media 8,8 dipendenti ogni mille abitanti, per una spesa che nel 2017 ha superato il miliardo

PALERMO – Pochi dipendenti nei nostri Comuni? Nulla di più falso. Il personale negli Enti locali dell’Isola non manca di certo. Secondo i dati contenuti nella relazione 2019 redatta dalla Sezione delle Autonomie della Corte dei Conti, infatti, la Sicilia conta oltre 44 mila tra dirigenti e impiegati comunali: un esercito di burocrati tra i più cospicui della Penisola, secondo solo alla Lombardia, che ha una dotazione organica di circa 54 mila unità. Ma che, è bene ricordarlo, ha anche una popolazione grande il doppio rispetto alla nostra.

Con una schiera così folta di personale, gli Enti locali siciliani dovrebbero svettare le classifiche sull’efficienza dei servizi offerti ai cittadini. Così non è: tutte le indagini sulla qualità della vita delle città italiane bocciano le siciliane. Senza se e senza ma.

L’apparenza, dunque, inganna. A dimostrarlo sono i numeri: la stessa Corte dei Conti, sulla base degli ultimi dati disponibili (anno 2017), segnala che “la consistenza media del personale complessivo (dirigente e non) rispetto alla popolazione è stata di 6,32 dipendenti ogni mille abitanti (nelle Regioni a Statuto ordinario è di 5,98), trainata dal personale dei Comuni delle Regioni a Statuto speciale, in cui la media è stata di 8,26 dipendenti ogni mille abitanti, con punte massime in Valle d’Aosta (9,91) e Sicilia (8,88)”.

Il personale c’è e costa pure parecchio. La spesa dei Comuni siciliani ammonta infatti a oltre un miliardo di euro. Peggio di noi fanno solo Lombardia (1,55 miliardi) e il Lazio (1,12 miliardi). Il Veneto, che conta all’incirca il nostro stesso numero di abitanti, di euro ne ha spesi quasi 690 milioni. Vale a dire 400 milioni in meno. Eppure le differenze, in termini di efficienza, tra gli Enti locali veneti e quelli isolani sono abissali.

Nonostante l’esorbitante numero di personale impiegato nella gestione degli Enti locali, i Comuni siciliani continuano a distinguersi in negativo nel panorama nazionale. L’equazione “più personale uguale migliori servizi” non potrebbe quindi essere più falsa. Ad assicurare il buon funzionamento della macchina amministrativa non è solo la quantità del personale di cui un Ente dispone: serve anche la qualità. Servono cioè burocrati che siano aggiornati sulle complesse questioni normative che interessano i Comuni, prime fra tutte quelle relative all’armonizzazione dei bilanci o all’intrigato mondo dei tributi locali. Serve personale che stia al passo con i tempi. Che, in parole povere, sia adeguatamente formato, per garantire ai cittadini servizi degni di questo nome.

A questo proposito abbiamo interpellato il segretario regionale dell’Anci Sicilia, Mario Emanuele Alvano.

Il presidente Musumeci, ospite del nostro Forum pubblicato lo scorso 13 luglio (leggi qui), ha sostenuto che il personale regionale possiede qualifiche professionali che non corrispondono alle reali esigenze di cui l’Ente necessita. È così anche per i Comuni?
“Assolutamente sì. Il personale dei Comuni si trova a dover districarsi su complesse questioni normative e giurisprudenziali e necessita pertanto di un’adeguata e continua formazione. L’Anci negli ultimi anni ha investito molto nella formazione degli amministratori locali e dei dirigenti e funzionari, colmando in qualche modo i buchi lasciati dagli Enti preposti a tale ruolo, come le Scuole di formazione per il personale degli Enti locali. Organizziamo almeno una decina di incontri all’anno, replicando gli eventi nella Sicilia occidentale e in quella orientale per coprire equamente tutto il territorio”.

Quali sono le principali tematiche trattate nei vostri eventi formativi?
“Cerchiamo di offrire delucidazioni alle materie più complesse che riguardano la gestione di un Comune. Dopo la pausa estiva ripartiremo con due importanti appuntamenti: il 26 e il 27 settembre, rispettivamente a Palermo e a Tremestieri Etneo, il Direttore del Servizio Centrale di Committenza del Comune di Ascoli Piceno, Loris Pierbattista, tratterà l’evoluzione della disciplina sugli appalti publici a seguito della conversione del Decreto Sblocca Cantieri, mentre il 3 e il 4 ottobre, nelle stesse città, Pasquale Mirto, Dirigente Settore Entrate Unione Comuni Modenesi Area Nord, affronterà la questione dell’organizzazione del servizio tributi”.

Che grado di partecipazione registrano questi corsi?
“I nostri corsi registrano una forte affluenza di partecipanti, tanto che è previsto un tetto massimo alle iscrizioni. Tematiche complesse come quelle dell’armonizzazione contabile dei bilanci necessitano ancora oggi di adeguate azioni di accompagnamento poiché si tratta di una delle più importanti riforme di questi ultimi anni la cui attuazione però negli Enti Locali della Sicilia, come è noto, ha seguito un percorso particolarmente accidentato. Lo scopo di tali corsi è sviluppare e potenziare le competenze del personale dei Comuni siciliani”.

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