Regione siciliana, flop dell’Avviso 22, nove su dieci sono senza occupazione - QdS

Regione siciliana, flop dell’Avviso 22, nove su dieci sono senza occupazione

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Regione siciliana, flop dell’Avviso 22, nove su dieci sono senza occupazione

Michele Giuliano  |
venerdì 04 Marzo 2022 - 05:33

A questo si aggiunge anche la beffa dei ritardi sui pagamenti, quasi il 50% non li ha ricevuti. Obiettivo fallito: alla fine del percorso formativo non si inseriscono nel mondo del lavoro

PALERMO – L’Avviso 22 è stato un fallimento sotto tutti i fronti. Accanto alle continue discussioni legate ai mancati pagamenti dei giovani coinvolti, che ancora oggi non sono stati pagati nella totalità, è lo stesso obiettivo del progetto a non essere stato raggiunto.

Se, infatti, l’obiettivo era quello di far vivere a questi giovani una esperienza che potesse sfociare poi nella prosecuzione di un rapporto di lavoro continuativo, nulla o quasi di tutto questo si è poi tramutato in realtà. Lo dice Oreste Lauria, portavoce dei tirocinanti dell’avviso 22 della Regione Siciliana: “Il 90% dei tirocinanti sono disoccupati alla fine del percorso formativo; siamo stati mandati a casa senza alcuna occupazione”. Una condanna senza appello per tutto l’andamento del progetto, che voleva essere un supporto per giovani e aziende nell’avvio della loro attività lavorativa, ed invece si è trasformato in uno scontro che non ha ancora trovato una soluzione.

Proprio degli ultimi giorni è la richiesta di una interrogazione parlamentare all’Ars, presentata dalla deputata del Movimento 5 Stelle Roberta Schillaci, membro della commissione Lavoro e formazione all’Ars. Non è la prima volta: la vicenda dei pagamenti dei tirocinanti dell’Avviso 22 è stata oggetto di ben due audizioni in V commissione all’Ars.
Eppure, dice Lauria, “il problema del bando regionale dell’avviso 22 ad oggi non vede uno spiraglio di soluzione: si continua sempre a sperare di ricevere i compensi dovuti per un lavoro svolto e mai retribuito. Per alcuni tirocinanti si parla di attese lunghe 2 anni e mezzo”. Al momento, secondo il portavoce dei tirocinanti, sono stati pagati, dal 2019, circa 1.000 su 1.741 aventi diritto. Più volte i tirocinanti si sono rivolti agli uffici competenti dell’assessorato regionale al Lavoro in viale Praga a Palermo, eppure non sembra sia possibile neanche avere informazioni certe sullo stato di avanzamento della pratica, né una data certa per i pagamenti dovuti.
“La rendicontazione dei pagamenti – spiega Lauria – doveva essere fatta ad ogni bimestre, ma questo non è mai accaduto e ha portato ad un cumulo di ritardi protrattisi nel tempo. In particolare, certi documenti e controlli andavano analizzati prima di attivare il tirocinio per ogni singolo tirocinante e non a tirocinio concluso”.

Dalla parte dell’assessorato, la risposta è stata sempre sostanzialmente la stessa, così come ha ripetuto lo stesso assessore al Lavoro Antonio Scavone: “Alcune pratiche sono rimaste incagliate in una storia di ordinario disordine per cui le agenzie per il lavoro o le aziende che hanno fatto lavorare i ragazzi non hanno prodotto la corretta documentazione, mancano le assicurazioni, l’indicazione del tutor, e il registro delle presenze, e le certificazioni da integrare”.

In tutto questo, da parte dei tirocinanti, una proposta viene da Lauria: “Vorrei ricordare che i tirocinanti dell’avviso 22 sono disoccupati della stessa Regione Siciliana, sono stati impegnati per un percorso formativo presso aziende private ed enti pubblici. Ritengo interessante una riqualificazione; credo che la Regione Siciliana possa trovare un modo per dare una sistemazione ai tirocinanti disoccupati e inoccupati”.

Secondo il portavoce, le vicende dei tirocinanti e dei disoccupati della formazione professionale hanno dei punti in comune. Le risorse finanziarie verrebbero dal bonus occupazionale e dalle economie che vengono dai tirocini, e potrebbero essere reinvestite per creare un unico bacino di lavoratori da inserire nel mondo del lavoro. “I tirocinanti dell’Avviso 22 si possono integrare con i lavoratori disoccupati della Formazione professionale? – ha concluso Lauria -. La mia è una domanda e una proposta alle istituzioni degli assessorati regionali di competenza”.

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