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Rifiuti, disservizi e inefficienze in bolletta. In Sicilia si paga il doppio della media italiana

Rosario Battiato

Rifiuti, disservizi e inefficienze in bolletta. In Sicilia si paga il doppio della media italiana

venerdì 26 Luglio 2019 - 00:30
Rifiuti, disservizi e inefficienze in bolletta. In Sicilia si paga il doppio della media italiana

Il caro-rifiuti si abbatte sulla Sicilia, dove il sistema di gestione funziona meno. Due comuni capoluogo tra le prime tre città più care d’Italia e di quattro tra le prime dieci. Costi esorbitanti, che in valore assoluto valgono più di 200 euro all’anno rispetto alla media nazionale. A Trapani la tassa più cara del Paese: 550 euro, tre volte di più di quanto pagano i cittadini di Novara

PALERMO – Il caro-rifiuti si abbatte sulla Sicilia, dove il sistema di gestione funziona meno. Un intreccio pericoloso confermato dalla presenza di due comuni capoluogo tra le prime tre città più care d’Italia e di quattro tra le prime dieci. Costi esorbitanti, che in valore assoluto valgono più di 200 euro all’anno rispetto alla media nazionale, che servono a certificare il fallimento di un sistema ancora lontano dall’essere virtuoso e in grado di trasformare i rifiuti in risorsa. A pesare l’assenza di un’impiantistica adeguata – la raccolta differenziata, seppur in crescita, non è sufficiente a innescare il riciclo e quindi i vantaggi dell’economia circolare – e anche l’assenza dei termovalorizzatori che abbattono i costi nelle città che li utilizzano per la chiusura del ciclo.

TARI: BOLLETTE SEMPRE PIÙ SALATE
Negli ultimi cinque anni, cioè tra il 2015 e il 2019, la tassa sui rifiuti è cresciuta mediamente di 1,6 punti percentuali, mentre nell’ultimo anno l’aumento registrato è stato pari allo 0,9% sul 2018. A calcolare i numeri è stato il Servizio Politiche Territoriali della Uil, che ha elaborato i costi in 105 Città capoluogo di provincia, per una famiglia con una casa di 80 mq e quattro componenti. I dati medi, tuttavia, non rendono l’idea delle pessime prestazioni registrate in alcune città italiane, con il record di Lecce (aumento del 35,6%). In valore assoluto, gli italiani verseranno 302 euro medi, circa 3 euro in più rispetto ai 299 dello scorso anno e 6 ai 296 del 2015.

SICILIA: PROFONDO ROSSO
Il costo maggiore d’Italia si registra a Trapani, dove secondo lo studio dei tecnici del sindacato la bolletta toccherà quota 550 euro. A seguire c’è una campana, Benevento a 492 euro, e poi un’altra siciliana: ad Agrigento la tariffa raggiungerà 470 euro. La top ten ospita anche Reggio Calabria e Salerno (461 euro), Cagliari (447 euro), Napoli (442 euro) e poi ancora una siciliana: Messina, all’ottavo posto, con 438 euro. Nona piazza per Asti (434 euro), unica città non meridionale tra le più care, e quindi chiude un’altra siciliana, Ragusa a 431 euro.

DOVE SI PAGA MENO DELLA MEDIA NAZIONALE
Dall’altra parte della barricata, quindi dove i costi sono inferiori al dato nazionale, non ci sono siciliane e si trovano pochissime meridionali. Si segnalano Potenza, con 133 euro medi a famiglia, Novara (164 euro), Belluno (170 euro), Macerata (179 euro), Pordenone (180 euro), Vercelli (183 euro), Brescia (184 euro), Trento e Ascoli Piceno (186 euro), Verona (189 euro).

GRANDI CITTÀ, PICCOLA SICILIA
Tra le città metropolitane, considerando che Messina è tra le 10 più costose d’Italia in assoluto, si segnala anche Catania (401 euro), che si trova comunque al di sopra della media nazionale di un centinaio di euro, mentre la sola a figurare degnamente è Palermo che, con 281 euro, risulta essere più economica. Nel corso dell’ultimo anno la Tari è aumenta in 44 Città, tra queste si segnala anche il capoluogo etneo dove il balzo in avanti è stato registrato, secondo l’analisi dell’Uil, del 17,9%.

PIÙ ALTI I COSTI PEGGIORE IL SERVIZIO
A fornire il quadro generale del fenomeno è stata Ivana Veronese, segretaria Confederale Uil, che ha spiegato come “l’andamento dei costi della Tari, anche se sganciati dal blocco delle aliquote degli anni scorsi, dimostrano come quest’anno la pressione fiscale a livello locale aumenterà per le famiglie”. Un concetto che si lega a due elementi pericolosamente concatenati: crescita dei costi ed inefficienza del servizio. “Le tariffe della Tari devono assicurare effettivamente la copertura integrale dei costi sia di investimento sia di gestione del servizio e, più è alto il costo del servizio, troppo spesso a causa di inefficienze, tanto più saranno alte le tariffe”.

TERMOVALORIZZATORI ABBASSANO I COSTI
A sottolineare la possibilità di costi più contenuti soltanto grazie all’utilizzo di un sistema gestione completo, ci aveva pensato Fise Assombiente che nei mesi scorsi aveva rilasciato uno studio, utilizzando dati dell’Ispra, che di fatto fissava i costi di gestione totali in Sicilia a 350 euro per tonnellata, poco più della media nazionale, e 100 euro in più di Emilia-Romagna, circa 50 in più della Lombardia e del Veneto. Si tratta di regioni che ormai da decenni vantano un sistema virtuoso che include anche la chiusura del ciclo con i termovalorizzatori. L’Ispra del resto conferma che la differenziata da sola non serve: il costo della sola raccolta nell’Isola vale più del doppio della media nazionale, cioè 350 euro, un terzo in più della Lombardia dove vale meno di 100 a tonnellata.

Anche i ricercatori del Cesip (Centro studi dell’Università Bicocca di Milano), in seguito all’analisi tariffaria e al modello di gestione dei rifiuti in diverse aree del Paese, sono arrivati a determinare alcune considerazioni che di fatto cestinano una volta per tutte il modello imperante nell’Isola, che, fino al 2017 (ultimi dati Ispra), portava in discarica circa il 70% dei 2,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani. Secondo gli studiosi “esiste una relazione significativa tra ricorso alla discarica e aumento del costo medio per tonnellata di Ru e trattamento di Ru negli impianti di termovalozzazione e coincenerimento e diminuzione del costo medio per tonnellata”.

Ovviamente anche “la dotazione di altre tipologie di impianti incide sul costo medio per tonnellata di Ru” e, in ogni caso, è comunque opportuno ricordare che anche la gerarchia europea del rifiuto piazza il recupero energetico, quindi la termovalorizzazione, dopo la riduzione della produzione dei rifiuti e il riciclo, ma prima del conferimento in discarica.

Il primo cittadino di Misterbianco contro “l’export” di rifiuti da Palermo a Catania. “Così l’Isola sarà la pattumiera d’Europa”

CATANIA – La quantità di rifiuti conferiti in discarica continua a ridursi ma resta clamorosamente più elevata di quanto avviene nel resto d’Italia. Nel 2017 era ancora pari al 72,9% (dati Istat) del totale dei rifiuti urbani prodotti, pertanto gli isolani restano vincolati al sistema delle discariche. Lo conferma la cronaca: a metà giugno un blocco nella discarica di contrada Coda Volpe di Lentini (Siracusa), di proprietà della Sicula Trasporti, aveva scatenato il panico per ben 240 comuni della Sicilia orientale, causando i ben noti problemi legati al blocco della raccolta.

Nei giorni scorsi il sindaco di Di Guardo ha denunciato la decisione della Regione, contenuta in un decreto, che di fatto autorizzava il conferimento dei rifiuti del palermitano, per 240.000 tonnellate fino a dicembre, nelle discariche della Sicilia orientale compresa quella posta a due passi dal centro storico di Misterbianco, ma in territorio di Motta S. Anastasia. Per il primo cittadino è una “decisione scandalosa”. Di Guardo ha lamentato anche l’ipotesi di nuove discariche al posto dei termovalorizzatori che di fatto costituiscono una soluzione per chiudere il ciclo che è già presente in tutti i sistemi virtuosi, in Italia e all’estero.

“Siamo noi a denunciare la previsione di altre sei discariche in Sicilia – ha sottolineato Di Guardo – che abbiamo da anni raggiunto il 60% di differenziata mentre le grandi città restano al palo con cifre irrisorie che arrivano al massimo al 10%. Così continuando anche le nuove discariche si esauriranno nel volgere di un breve periodo, trasformando la Sicilia nella più grande pattumiera d’Italia e d’Europa oltre ad inquinare le falde acquifere”.

E la crescita della differenziata, che secondo i dati della Regione è arrivata a superare il 30%, resta comunque inferiore di circa 20 punti percentuali alla media nazionale e comunque con un sistema di riciclo ancora tutto da scoprire. Secondo Fise Assoambiente, nel suo ultimo rapporto, alle discariche italiane restano al massimo due anni prima di saturarsi irrimediabilmente e quelle siciliane potranno verosimilmente chiudere ancora prima.

Spazzatura a cielo aperto “come ai tempi di Crocetta”
La differenziata non basta per chiudere il ciclo

PALERMO – La notizia è di quelle che sembrerebbero suggerire un’inversione di tendenza. L’assessore Pierobon ha comunicato che “il governo Musumeci ha diminuito di circa 500 mila tonnellate il conferimento annuo di rifiuti indifferenziati in discarica”, passando da “un trattamento medio giornaliero di 4.937 tonnellate a 3.539 di quest’anno, sulla base di un trend di crescita costante della differenziata”.

Buoni anche i numeri della differenziata, che era cresciuta poco tra il 2015 e il 2017 (da 12,8 al 22 per cento), salvo poi volare di circa dieci punti nel giro di un anno (31,3%) e ancora in crescita. Non è tutto oro quello che luccica, perché la differenziata non basta senza riciclo, infatti Pierobon ha precisato che “questo processo va accompagnato dalla realizzazione di nuovi impianti, in particolar modo per il trattamento dell’umido, ed è quello che stiamo facendo”. Poi i numeri sull’incidenza dell’impiantistica pubblica: nel 2018 era dell’8,15 per cento (91,85 dei privati) mentre nel 2019 il “dato passerà al 31,64 per cento del pubblico contro il 68,36 per cento del privato e così via, fino a un progressivo riequilibrio”.

Non tutti celebrano questi numeri. Per Fava, presidente della Commissione antimafia all’Ars, nel giorno in cui il governo regionale “dà fiato alle trombe per dirci che il conferimento in discarica è diminuito e che è aumentato il ruolo degli impianti pubblici, apprendiamo che mille tonnellate al giorno d’immondizia e altri dieci milioni di euro verranno dati dalla Regione ai soliti padroni dei rifiuti: un’altra significativa vittoria politica del presidente Musumeci che, dopo due anni di annunci e di grancassa, continua a ricorrere alle discariche private per l’ordinaria amministrazione e per l’emergenza, esattamente come il suo predecessore Crocetta”.

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