Rifiuti, il ministro “Costa caro” ai siciliani, niente termovalorizzatori e Tari alle stelle - QdS

Rifiuti, il ministro “Costa caro” ai siciliani, niente termovalorizzatori e Tari alle stelle

Rosario Battiato

Rifiuti, il ministro “Costa caro” ai siciliani, niente termovalorizzatori e Tari alle stelle

giovedì 28 Novembre 2019 - 00:00
Rifiuti, il ministro “Costa caro” ai siciliani, niente termovalorizzatori e Tari alle stelle

A Bolzano solo il 10% della spazzatura in discarica e una bolletta di appena 180 euro. A Catania stangata di oltre cinquecento euro. I termovalorizzatori abbassano i costi. A Bolzano dai rifiuti riscaldamento per 3.500 abitazioni e cento esercizi

PALERMO – Nel 2019 la Sicilia è una delle regioni più care d’Italia per la Tari – la spesa media a famiglia vale circa 100 euro in più all’anno rispetto al dato nazionale (394 contro 300 euro) – e Catania è il capoluogo più caro del Paese (504 euro). Lo dice l’ultima ricerca dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva che certifica, ancora una volta, i costi più elevati nelle regioni che mantengono bassi livelli di differenziata e un’impiantistica carente, soprattutto sul fronte dei termovalorizzatori per il recupero elettrico e termico.

I TERMOVALORIZZATORI ABBASSANO I COSTI
Non è certo una novità: i costi sono più elevati dove esiste l’abbinamento di un servizio pessimo e l’assenza degli impianti, soprattutto dei termovalorizzatori necessari per la chiusura del ciclo e certamente più funzionali delle discariche nell’abbassamento delle tariffe. A dirlo, numeri alla mano, è stato uno studio dei ricercatori del Cesisp (Centro economia e regolazione dei servizi) dell’Università degli Studi Milano-Bicocca.

Nel lavoro, pubblicato lo scorso maggio, i ricercatori avevano messo in evidenza la possibilità di risparmiare oltre 700 milioni di euro all’anno in bollette su un totale di circa 10 miliardi secondo una stima dei costi relativi al mancato ricorso, in alcune regioni, tra cui la Sicilia, a impianti di trattamento e termovalorizzazione in sostituzione delle discariche che ancora dominano il settore. Nell’Isola, ad esempio, il sistema discariche pesava ancora circa il 70% del totale dei rifiuti urbani prodotti fino al 2017. Di recente qualcosa sembra cambiare – i dati della Regione fanno riferimento a una differenziata spinta fino a oltre il 40% – anche se mancano ancora gli impianti per reggere questo impatto.

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IL MODELLO BOLZANO
Si pagano soltanto 186 euro nel capoluogo dell’omonima provincia autonoma in Trentino Alto Adige. Il dato bolzanino risulta essere tra i 10 più economici d’Italia, assieme a una pattuglia abbastanza nutrita che viene dal profondo Nord: Verona, Brescia, Trento, Cremona, Belluno, Udine. In generale, è un modello virtuoso abbastanza diffuso nell’area del Paese in cui il sistema funziona. I dati della provincia autonoma di Bolzano-Alto Adige, pubblicati sull’ultimo annuario dei rifiuti dell’Ispra, certificano una raccolta differenziata che si è spinta fino a quasi il 70% (69,5%), in crescita di tre punti percentuali. Il centro bolzanino incenerisce circa 128 mila tonnellate di rifiuti (96 mila i rifiuti urbani) e permette di ottenere 55.561 Mwh come recupero energetico termico e 91.374 MWh come recupero energetico elettrico. E in discarica, nella regione Trentino-Alto Adige, ci finisce solo il 10% della spazzatura.

IL NON MODELLO SICILIANO
Il Trentino dunque non a caso risulta essere la Regione più economica con 190 euro di media, mentre dall’altra parte della graduatoria ci sono le meridionali (ultima la Campania) che da tempo registrano le ben note difficoltà relativa al mantenimento di un sistema virtuoso in grado di generare quelle famose economie di scala che poi potrebbero appunto permettere il contenimento delle bollette.

Catania risulta essere il capoluogo di provincia più costoso d’Italia con 504 euro, un dato in crescita del 15,9% rispetto al 2018. La media isolana è di 394 euro a famiglia e non a caso circa l’83,4% dei siciliani ritiene di pagare troppo per la raccolta dei rifiuti, a fronte di un dato medio nazionale che invece è di poco inferiore al 70% (68,2%). Numeri che fanno riflettere, quelli dell’Osservatorio di Cittadinanzattiva, perché di fatto certificano un fallimento che si rivela su tutta la linea.

CATANIA NON CI STA
La raccolta differenziata siciliana, da qualche anno a questa parte, ha cominciato la sua grande rincorsa, ma nelle statistiche è sempre rimasto un grandissimo buco nero: sono le città metropolitane da sempre incapaci di far registrare dei numeri di rilievo e impantanate nella difficoltà di avviare un sistema di raccolta adeguato, come evidenziato più volta anche da Salvo Cocina, dirigente regionale del dipartimento dell’Acqua e dei rifiuti. A tal proposito nel Comune di Catania, dove ancora il servizio di raccolta porta a porta coinvolge una platea minima di appena 40 mila cittadini, si spera nel nuovo bando pubblicato a metà novembre, una gara settennale per la gestione dei rifiuti in città che prevede un appalto da circa 330 milioni di euro e che include un grande piano di eliminazione dei cassonetti e l’utilizzo delle telecamere per punire i furbetti. La città verrà distribuita in quattro differenti lotti e forse potrebbe essere la volta buona per assistere a una crescita della raccolta.

SERGIO COSTA, IL SIGNOR “NO”
Se a livello cittadino si tentano diverse strade, non ci sono novità sul fronte regionale. L’apertura di qualche settimana fa relativa agli impianti di valorizzazione energetica del rifiuto arrivata da Palermo ha trovato una porta in faccia a Roma. A cinque anni di distanza dal dl 133/2014 (cd decreto legge sblocca Italia poi convertito nella legge 164/2014) e a tre dal Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 agosto 2016 (di attuazione dell’articolo 35), il famigerato capitolo dedicato agli inceneritori che era stato voluto, all’epoca, dal governo Renzi, e che prevedeva almeno due termovalorizzatori per valorizzare circa 700 mila tonnellate di rifiuti a fronte di una raccolta differenziata da 65%, tutto è ancora in ghiaccio.
A chiudere qualsiasi spiraglio ci aveva pensato il ministro Costa, nel corso della sua ultima visita in Sicilia, accogliendo – anche a discapito di una segnalazione dei tecnici ministeriali che in una relazione sul piano rifiuti siciliano avevano sottolineato “l’assoluta necessità di localizzare sul territorio dell’Isola almeno due o più impianti di incenerimento di capacità pari al relativo fabbisogno” – la notizia che la Regione siciliana si era messa sulla strada della termovalorizzazione con un laconico: la “strada è sbagliata”.


Le regioni più economiche?
Quelle che non usano le discariche

PALERMO – Lo studio del Cesisp, il Centro di Economia e regolazione dei servizi, dell’industria e del settore pubblico dell’Università di Milano-Bicocca, ha messo nel mirino l’elevato costo della bolletta in rapporto all’assenza di impianti e alla preponderanza delle discariche. Non a caso, in termini di sovraccosti, il servizio rifiuti più caro d’Italia si è registrato a Palermo Est, dove appunto domina la discarica di Bellolampo, con una tasso che vale 550 euro per tonnellata.
A seguire ci sono Napoli (430) e Roma (406). Dall’altra parte della barricata, le Regioni più economiche sono quelle che fanno meno ricorso alla discarica: in cima ci sono infatti il Friuli-Venezia Giulia, l’Emilia-Romagna e la Lombardia, con valori che vanno tra 241 euro, per la più economica, e 290 euro per la più cara del gruppo di testa. Secondo gli studiosi, per sbloccare il riciclo a Palermo, Napoli, Roma e in altre città servirebbero inceneritori per 6,3 milioni di tonnellate di spazzatura l’anno.

A Bolzano dai rifiuti riscaldamento per 3.500 abitazioni e 100 esercizi

PALERMO – I numeri non mentono. I dati del termovalorizzatore di Bolzano, aggiornati al 2019, sono stati forniti da Eco-center.it, la società dei comuni dell’Alto Adige e della provincia Autonoma di Bolzano che gestisce i principali impianti di trattamento rifiuti della provincia e il servizio idrico integrato dell’ambito territoriale ottimale 2. Complessivamente si fa riferimento a circa 118 milioni di kg di rifiuti trattati per una produzione di energia termica pari a 62.363 Mwh e un’energia elettrica prodotta di 81.680 Mwh. “La maggior parte dell’energia elettrica prodotta – si legge sul sito – viene ceduta alla rete nazionale e solo una minima quantità viene utilizzata per i servizi di impianto” mentre la “quota di vapore che non viene convertita in energia elettrica fornisce energia termica alla rete di teleriscaldamento della città di Bolzano: ad oggi (2016) sono allacciate 3.500 abitazioni e 100 esercizi commerciali, ma il futuro ampliamento delle rete consentirà di riscaldare ulteriori 10.000 abitazioni e numerosi edifici pubblici, tra cui l’ospedale di Bolzano. Più di un terzo delle caldaie condominiali di Bolzano potranno essere eliminate, portando ad una riduzione di oltre il 20% delle emissioni in atmosfera nella conca bolzanina”.

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