Ripartire subito e sfruttare la debolezza del Nord per riequilibrare le risorse all’interno del Paese - QdS

Ripartire subito e sfruttare la debolezza del Nord per riequilibrare le risorse all’interno del Paese

Ivana Zimbone

Ripartire subito e sfruttare la debolezza del Nord per riequilibrare le risorse all’interno del Paese

venerdì 17 Aprile 2020 - 00:00
Ripartire subito e sfruttare la debolezza del Nord per riequilibrare le risorse all’interno del Paese

Secondo l’economista Busetta “Il blocco è già stato eccessivamente oneroso e ha fatto perdere alla Sicilia 2,5 mld”

Gran parte delle attività produttive rimarrà in lockdown, almeno fino a maggio. L’economista Pietro Massimo Busetta spiega in un’intervista al QdS quanti miliardi abbia perso la Sicilia nel solo mese di marzo, ma anche come sia possibile sfruttare l’occasione per riformare il Paese. Ecco la sua “ricetta” in otto punti per ripartire nel rispetto delle norme di sicurezza.

“Il lockdown fa perdere al Sud 10 miliardi al mese, di cui 2,5 solo in Sicilia. L’ultimo rapporto di Svimez sull’impatto economico e sociale del Coronavirus – e delle misure restrittive conseguenti – non contempla ciò che avviene in alcuni settori, come quello agricolo. Delle campagne non si ha notizia, lì si lavora ancora? Se no, la situazione potrebbe addirittura essere peggiore rispetto a quella registrata”, ha chiosato Pietro Massimo Busetta.

La maggior parte delle attività produttive sono di fatto ferme dal 28 febbraio. Da allora è trascorso circa un mese e mezzo, ma il lockdown è stato prorogato “almeno fino a maggio”. Un blocco eccessivamente oneroso e rischioso, secondo l’economista, che sta mettendo in ginocchio imprese e cittadini: “Questa chiusura è troppo lunga. Se il Sud ha avuto, fino ad oggi, soltanto un cittadino su quattro impiegato a lavoro, non so cosa accadrà dopo. Per non parlare degli occupati sommersi che hanno mantenuto la loro famiglia con ciò che hanno guadagnato normalmente durante la loro giornata e che adesso non sanno come sfamarsi – ha continuato l’economista -. Non si può aspettare fino a maggio per ripartire e noi siciliani dovremmo spingere affinché ciò avvenga il prima possibile. A politici e ricercatori scientifici conviene prorogare la chiusura, per salvaguardare loro stessi da eventuali accuse; è chiaro che se i contagi dovessero aumentare con nuovi focolai, loro sarebbero i primi a subire il disprezzo dei cittadini, come fossero fautori dell’epidemia. Ma bisogna studiare attentamente le possibilità reali del Paese e trovare i modi corretti per farlo ripartire, subito”.

CONVIVERE COL VIRUS, “RIAPRIRE IN SICUREZZA”

L’emergenza sanitaria, con tutta probabilità, cesserà quando sarà disponibile il vaccino adeguato per affrontarla. Si presume che questo possa essere somministrato soltanto nel 2021 e non prima. “Ma esistono Paesi, come la Cina, l’Austria e la Germania, che hanno trovato delle modalità adeguate per preservare il loro tessuto economico e sociale, nonostante il Coronavirus. La convivenza col virus, quindi, è possibile senza prorogare ad libitum il lockdown. Anzi, l’emergenza sanitaria attuale potrebbe essere una ‘buona’ occasione per riequilibrare le risorse all’interno del nostro Paese, favorire le politiche sociali funzionali e ridurre al minimo la burocrazia, evitando che le derive populiste possano approfittare del disagio e della povertà ora più che mai dilaganti. Se il Governo non riesce a farlo, che sia l’Unione europea a imporlo, visto che a essa si chiede aiuto”, ha aggiunto Busetta.

“IL SUD PUÒ RIPARTIRE, IL NORD FORSE NO”

Secondo l’economista, bisogna avere le idee chiare e le capacità per affrontare questa situazione con l’estrema lucidità propria degli statisti. Se il Sud – a lungo penalizzato da politiche economiche e industriali che hanno avvantaggiato esclusivamente il Nord Italia – ha una percentuale di contagi davvero irrisoria, può trarre paradossalmente beneficio dalla condizione attuale e diventare promotore di sviluppo.

“In Sicilia la percentuale di contagi è davvero bassa, così come in Molise, Puglia, Sardegna. Perché allora adottare qui le stesse politiche delle zone più colpite? I provvedimenti restrittivi devono essere diversi per le aree territoriali, in rapporto alla situazione sanitaria reale. Perché, per esempio, non trasferire al Sud alcune produzioni del Nord che sono state completamente interrotte? Questo garantirebbe alle regioni del Meridione di riprendersi, ma anche alle regioni del Settentrione di non fermarsi”, ha suggerito l’economista.

LA RICETTA PER RIPARTIRE IN SICUREZZA AL SUD

Il professore ha attentamente studiato un modo per uscire dall’impasse in Sicilia, senza per questo sacrificare la salute dei cittadini. Ma c’è di più, nel progetto da lui promosso c’è anche il supporto a tutti i soggetti più deboli, nell’ottica delle pari opportunità: giovani e donne potrebbero incrementare la loro inclusione sociale; anziani e bambini potrebbero vedere maggiormente garantita la tutela della loro salute, fisica e mentale.

Ecco la “ricetta” in otto punti del professore Busetta per la “ripartenza sicura”

1) Ampliare l’attività di screening: eseguire tamponi “a tappeto”, per isolare i Covid-positivi e frenare i contagi.

2) Dotare dei dispositivi di sicurezza individuale tutti i cittadini, per evitare che gli asintomatici possano far contrarre il virus a chi non è ancora immune.

3) Riaprire le attività per aree, in funzione del rischio reale.

4) Utilizzare delle App apposite per registrare i movimenti di ciascuno e risalire ai contatti dei possibili nuovi contagiati.

5) Costringere gli imprenditori a lavorare in sicurezza, stabilendo regole precise e controlli nel merito.

6) Lasciare a casa anziani e immunodepressi, soggetti più esposti al rischio di complicazioni anche nelle comuni influenze.

7) Impiegare maggiormente le donne a lavoro, visto che il Coronavirus sembra colpirle molto meno degli altri. Ma queste devono essere aiutate in casa, con dei sussidi da parte dello Stato che possano garantire loro la presenza di una baby-sitter per l’accudimento dei figli durante la loro assenza. Per far questo, si potrebbe anche impiegare i giovani disoccupati.

8) Ridurre a zero le procedure che bloccano le erogazioni di risorse destinate dallo Stato, perché i sostegni economici devono arrivare immediatamente, utilizzando anche i Comuni come intermediari. Meglio rischiare di erogare qualche cifra in più, piuttosto che bloccare la liquidità e costringere le famiglie alla fame.

Il presidente di Confcommercio Sicilia, Francesco Picarella, indica la strategia che bisogna seguire per far ripartire l’economia nell’Isola

CATANIA – Il rapporto di Confcommercio del 14 aprile, relativo al primo trimestre 2020, rileva una riduzione dei consumi del 10,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma a tale evidenza estremamente preoccupante si aggiunge il fatto che sia addebitabile interamente al mese di marzo, che ha registrato una flessione negativa del -31,7%.

I settori più colpiti sono proprio quelli che – fino ad oggi – erano considerati le colonne portanti dell’economia italiana: turismo (-95% degli stranieri dall’ultima settimana di marzo), vendita di abbigliamento e calzature (-100% per la maggior parte delle attività), bar e ristorazione (-68%, considerando anche il delivery food).

Nel frattempo si stima un tendenziale calo del PIL del -3,5% nel primo trimestre e del -13% per il solo mese di aprile. Infatti, se a febbraio l’Italia non aveva ancora piena coscienza dello scenario che di lì a poco si sarebbe presentato, l’impatto del lockdown ha paralizzato l’economia dalla seconda metà di marzo in poi.

Questo significa che i dati registrati siano – con tutta probabilità – eccessivamente generosi. Secondo Confcommercio, si rischia seriamente la marginalizzazione strutturale del Paese rispetto alle dinamiche internazionali, a danno delle generazioni più giovani.

L’andamento dei consumi per famiglia nel terzo mese dell’anno registra invece un dato positivo per il settore alimentare (+9,6%), per i prodotti farmaceutici e terapeutici (+4%) e per la comunicazione (+8%). Gli italiani hanno tendenzialmente sostituito i pasti che consumavano fuori casa con qualche euro in più sullo scontrino del supermercato e hanno incrementato il lavoro “da remoto”, oltre che le interazioni sociali on line.

Per i beni non di prima necessità, i cittadini si sono dimostrati sempre più cauti, anche nel rispetto delle misure di sicurezza imposte dal Governo: beni e servizi ricreativi sono diminuiti del -20,2% nel primo trimestre e del -60,1% soltanto nel mese di marzo; nel terzo mese dell’anno gli alberghi hanno subito un calo del -65,5%; i beni e i servizi per la casa nel primo trimestre registrano una flessione negativa del -4,1% e del -15,7% solo a marzo.

“Ad oggi non siamo in grado di comprendere se e quando le aziende riprenderanno la loro attività. – dice Picarella al QdS – Esistono grandi difficoltà in alcuni comparti – come quello turistico – che hanno delle ripercussioni importanti sull’occupazione. Si stima che il 40% delle imprese non riuscirà ad aprire o che chiuderà poco dopo la riapertura.

Ristabilire il tessuto economico sarà complicato, anche per l’allarme sulla carenza di liquidità. I 600 euro di contributo non risolvono il problema, né si può pensare di ‘concedere’ dei prestiti per far indebitare ancor di più gli imprenditori – con un debito che incide del 10% – senza alcuna certezza di guadagno. Anche la riapertura scaglionata delle attività – corretta dal punto di vista sanitario – potrebbe non sortire gli effetti sperati, visto che le industrie potrebbero non sapere nemmeno più a chi vendere i loro prodotti, se rimanessero chiusi gli eservizi di vendita al dettaglio.

In questo clima di indecisione servono azioni forti da parte del Governo: non si può fare a meno di indennizzi a fondo perduto per far ripartire l’economia del Paese e di nuove opere per infrastrutture strategiche nel Mezzogiorno. Si è pensato – giustamente – di mettere in sicurezza i lavoratori con la cassa integrazione. Ma se contemporaneamente non si mettono in sicurezza le imprese con un indennizzo, nemmeno l’occupazione sarà salvaguardata.

I bonus baby-sitter – di massimo 600 euro – seguono la stessa logica: vengono erogati per i lavoratori dipendenti, ma non per i liberi professionisti con partita iva, per gli imprenditori.

A proposito dell’ipotesi di delocalizzazione delle imprese del Nord al Sud, non sono molto ottimista. È una corretta provocazione che mira a togliere le differenze sulla produttività, ma la Sicilia vive soprattutto di agricoltura e turismo. Si spera almeno in una ripartenza equilibrata.

Un giudizio sulla politica ‘di contenimento’ del presidente Nello Musumeci? Apprezzabile l’azione iniziale, perché ha arginato i contagi. Ma le chiusure delle attività nei giorni di sabato e nei festivi hanno comportato delle perdite importanti non necessarie. Possiamo solo augurarci che entro il 25 aprile cadano questi termini, per favorire l’economia durante le prossime festività”.

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