Un modello sano e solido per “ricostruire” il proprio essere - QdS

Un modello sano e solido per “ricostruire” il proprio essere

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Un modello sano e solido per “ricostruire” il proprio essere

Laura Monteleone  |
sabato 04 Giugno 2022 - 05:00

Più volte abbiamo fatto leva sul bisogno di consapevolezza Più volte abbiamo fatto leva a cui, soprattutto la donna è stata - nei secoli precedenti - poco ‘educata’

Ancora violenza e ancora violenza sulle donne, ma come riuscire a prevenire, ad evitare che la donna continui ad essere protagonista ‘passiva’ di azioni di prevaricazione e discriminazione.

Più volte abbiamo fatto leva sul bisogno di consapevolezza a cui, soprattutto la donna è stata – nei secoli precedenti – poco ‘educata’ e psicologicamente non formata a sviluppare e di cui nutrirsi. Il tema della consapevolezza di sé porta al necessario e primario processo di conoscenza della propria personalità e del carattere fondato sulla propria storia personale e familiare, sulle radici e sulla matrice relazionale di riferimento.

Ognuno di noi, donne e uomini, riconosce quale è il nostro punto di partenza e il riferimento su cui abbiamo basato la nostra crescita. Un modello di riferimento sano e solido, soddisfacente del nostro bisogno di sentirci accuditi e protetti, che autorizzi al contempo all’apertura al mondo, alla curiosità, alla nostra emancipazione e al rispetto di se stessi e dell’altro – che è diverso da noi – determina la costruzione di una personalità forte e sana, capace di essere nel mondo in maniera costruttiva ed integrata, di reagire alla sopraffazione e al dominio. Valorizzare i ‘role model’ cioè i modelli, i ruoli, le personalità di riferimento vuol dire fare una azione ‘architettonica’ di costruzione e/o ricostruzione del proprio essere e stile di vita, quindi della propria persona, sia per la donna che per l’uomo.

Cosa è il role model e in che modo influenza il nostro quotidiano? I role model sono persone che attraverso i loro gesti e il loro comportamento influenzano quella che è la nostra vita, motivano i nostri obiettivi creando ammirazione verso i loro confronti. Sono modelli di comportamento, che rappresentano per chi li osserva una fonte di ispirazione e di nuove possibilità. Ci confrontiamo continuamente con loro, consciamente ed inconsciamente, lasciandoci condizionare continuamente, sia sul lavoro che nella vita personale. Ognuno di noi è ispirato da modelli culturali, politici e sociali di cui anche il panorama femminile è pieno. Ma senza allontanaci tanto, riguardiamo le nostre storie personali, mettendo nella giusta luce ciò che hanno fatto le nostre madri, le nostre nonne, insomma le donne che di certo hanno contribuito ad essere, oggi, donne libere ed emancipate.

Avere dei modelli di riferimento ed imparare ad imitarli è molto importante per lo sviluppo della leadership e per l’individuazione di un proprio stile di vita. Iniziare a capire come uomini e donne possono essere ‘role model’ può essere sicuramente un fattore di successo.

È importante autorizzarsi alla narrazione della propria storia, e soprattutto conoscere storie di donne che portano avanti con assertività i propri progetti di vita, con impegno e sacrifico, ma soprattutto con passione. Oggi, una figura femminile tra tutte che sempre più si rappresenta come un mito per le giovani generazioni è senz’altro Samantha Cristoforetti, scienziata e scopriamo anche madre, che tra gli uomini sfida l’universo, ma soprattutto i pregiudizi di noi terreni. Queste figure, sono un contributo anche psicologico alla formazione di role model dove la donna ha un ruolo ‘protagonista’.

Affermare la narrazione della propria storia, consente una funzione ‘modellizzante’ attraverso la rappresentazione di sé, specialmente quando si rivestono ruoli alternativi rispetto alla tradizione. È importante che soprattutto le donne imparino a dare valore a se stesse, sia nella nostra dimensione professionale sia in quella personale, e questo permette di sviluppare maggiore competenze di autoaffermazione e autodeterminazione, che liberano e fortificano da tentativi esterni di prevaricazione e svalorizzazione.

Laura Monteleone, psicologa-psicoterapeuta

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