Rugby Marsala, Lo Cicero, "Così nacque la grande famiglia de I Fenici" - QdS

Rugby Marsala, Lo Cicero, “Così nacque la grande famiglia de I Fenici”

Ivana Zimbone

Rugby Marsala, Lo Cicero, “Così nacque la grande famiglia de I Fenici”

mercoledì 27 Ottobre 2021 - 09:43

In Italia ormai il mondo del rugby guarda “I Fenici” come modello da seguire, ecco perché.

Nel cuore più verace di uno dei quartieri di Marsala, via Istria, il pallone ha un’altra forma: ovale. Come un planisfero, un micro-mondo, dove solo i veri combattenti riescono a far nascere fiori dal cemento. “I Fenici” non sono semplicemente una realtà sportiva, “I Fenici” sono una grande famiglia, fatta di educatori, professionisti, fisioterapisti (in totale 12) di bambini, circa 120, e di genitori che hanno creato un luogo, il luogo, quello del cuore: il nuovo Campo di via Istria, tra le palazzine popolari di periferia, intitolato alla memoria di una bandiera del Marsala Calcio: Gaspare Umile. 

Le prospettive di crescita

Non è un caso se in Italia il mondo del rugby guarda “I Fenici” come modello da seguire. Non è un caso se a sbarcare a Trapani e Marsala sia il rugbista della Nazionale Italiana Andrea Lo Cicero, che si concede a pochi e con un concreto obiettivo: “Voglio dare il mio sostegno in visibilità e progettazione a questa parte di Sicilia che nel rugby e nello sport cerca di costruire partendo da una piccola realtà. I Fenici mi hanno chiesto di collaborare con loro in una prospettiva che pone lo sport e i suoi valori al centro della vita collettiva. Qui i numeri e le prospettive di crescita sono enormi e c’è tanto da fare”. 

E c’è tutto l’entusiasmo di un chiassoso team che accoglie i giovanissimi sportivi dai 3 ai 13 anni, all’ingresso dell’impianto, i cui lavori sono stati ultimati un anno fa e senza non poche problematiche. 

Le prime difficoltà

Uno dei ‘team leader’ è Marco Quattrociocchi e mentre si preoccupa dei suoi ragazzi (“la pandemia ha causato delle fragilità articolari, lavoriamo per rinforzare i loro muscoli”), racconta il travagliato percorso per approdare al Campo di via Istria: “Le prime difficoltà le abbiamo riscontrate con il nuovissimo impianto. Abbiamo partecipato al bando per la gestione, ma dopo abbiamo trovato diverse cose che non andavano, lavori non fatti proprio a regola d’arte, alcune docce dovevano essere collaudate. Ancora oggi c’è dello sterro in un angolo del campo, c’è da rifare l’impianto luci; vorremmo anche realizzare un murales coi nostri ragazzi. Siamo stati noi a nostre spese – continua – a mettere le grate contro i tanti furti che abbiamo subito. Per il vero sono costi che fino ad oggi mettiamo in conto spese e che poi l’Ufficio Tecnico ci rendiconta”.

La reticenza degli abitanti del luogo

Il secondo problema, di carattere sociale, ha visto gli abitanti del posto scontrarsi con la realtà de “I Fenici”: “Arrivati qui non eravamo visti di buon gradimento, ci vedevano come quelli che li hanno privati di entrare al Campo senza alcuna regola – specifica Quattrociocchi -. Dai loro balconi ci urlavano di tutto, hanno provato a spaventarci ma non ci siamo fatti intimorire. Oggi conviviamo, perché con l’attività che svolgiamo, fuori e dentro al campo, hanno capito che noi lavoriamo con i loro figli, i loro nipoti, fratelli, e loro si divertono tantissimo con noi. Oggi, sono persino le mamme ad aiutarci con le pulizie degli spogliatoi”. 

Fare sport per “I Fenici” significa non solo calciare una palla ovale ma anche infrangere differenze e ceti sociali: “I Fenici hanno un Comitato etico guidato da Elvira Inguì che ci segnala i ragazzini che vogliono giocare a rugby – continua l’allenatore -. A noi non interessa e nemmeno sappiamo se svolgono attività gratuita o se i genitori pagano delle quote. Quando scendono in campo per giocare ed allenarsi sono tutti uguali, giovani donne e giovani uomini che interagiscono tra loro. Abbiamo il sostegno di alcuni sponsor che ci supportano nei tornei internazionali ed educatori provenienti da ogni parte d’Italia con ogni specializzazione. Noi in cambio ci impegniamo a contraccambiare con corsi gratuiti BLSD per l’uso del defibrillatore, paghiamo noi le qualifiche ai nostri educatori. Il tutto senza perdere di vista il principale obiettivo: dare un’opportunità ai ragazzi di quartiere e non, di studiare, di appassionarsi allo sport e magari trovare agganci per il futuro, creando attività sociali e corsi creativi con Pega; sia Pega che il Marsala Calcio Femminile gestiscono il Campo assieme a noi che siamo il capofila Ati”. 

Le regole

Tra le tanti doti dell’Associazione dilettantistica, anche quello di imporre ed imporsi tanta beneficienza e solidarietà verso il prossimo, qualche volta ciò paga, qualche volta no.

Come spiega Quattrociocchi, “… abbiamo stilato un regolamento che prevede che le squadre di calcio che vogliono venire ad allenarsi nel quartiere, devono in cambio svolgere beneficienza per via Istria. Qualcuno è scappato – sorride Marco -. Di contro i nostri atleti più grandi ci danno grandi soddisfazioni: ogni sabato tre per volta vanno alla mensa dei poveri ‘La Pira’ a servire pasti caldi. Lo fanno senza battere ciglio. Il prossimo impegno sarà coinvolgere il quartiere nella pulizia del verde e dei rifiuti che spesso vengono abbandonati, devono capire che questo posto è casa loro, il loro salotto buono”.

Poi un piccolo grande sogno: “Le nostre Under 17 sono delle rugbiste forti, tra loro c’è anche la miglior giocatrice italiana del torneo, una tosta. Vorremmo che nel nostro gruppo ci siano educatrici donne disposte a lavorare con i nostri ragazzi”. 

Claudia Marchetti

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