La soffiata al boss per evitare il blitz: Catania, in manette poliziotto infedele

La soffiata al boss per evitare il blitz: Catania, in manette poliziotto infedele

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La soffiata al boss per evitare il blitz: Catania, in manette poliziotto infedele

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giovedì 08 Settembre 2022 - 11:35

Avrebbe rivelato informazioni sull'imminente blitz Agorà. Per questo, Angelo Allegra, assistente della polizia penitenziaria è stato arrestato.

Avrebbe rivelato informazioni ad alcuni esponenti del clan mafioso La Rocca. Per questo, Angelo Allegra, assistente della polizia penitenziaria è finito in manette.

L’arresto

Ad assicurarlo alla giustizia, su delega di questa Procura Distrettuale, sono stati i carabinieri del ROS, coadiuvati in fase esecutiva da personale della Polizia Penitenziaria, che hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. di Catania, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. I reati contestati ad A.A. sono favoreggiamento personale (artt. 378 e 416 bis 1) e rivelazione di segreti di ufficio (artt. 326 e 416 bis 1) condotte aggravate dall’aver favorito la famiglia mafiosa La Rocca.

L’agente avrebbe rivelato, tramite soffiata, l’avvio di un’operazione imminente – poi denominata Agorà – nei confronti di alcune famiglie mafiose, tra cui anche Gianfranco La Rocca. Nel corso del blitz, nel giugno del 2022, sono state emesse 56 misure cautelari a carico di altrettanti soggetti; 26 capi d’imputazione; 16 diversi collaboratori di Giustizia utilizzati nel corso delle indagini; 9 società sottoposte a sequestro per un valore stimato di circa 10 milioni di euro; 108 kg di marijuana, di 2,6 kg di cocaina e 57 kg di hashish sequestrati.

L’intercettazione

In particolare, il 14 giugno 2022 è stata intercettata una conversazione tra l’appartenente alla Polizia Penitenziaria e La Rocca nel corso della quale il primo avvertiva il suo interlocutore di avere appreso che quella sera ovvero la successiva ci sarebbe stata una imponente operazione di polizia che avrebbe interessato una cinquantina di persone su tutto il territorio della provincia di Catania.

L’informazione pare abbia destato particolare preoccupazione in La Rocca che, ritenendola attendibile, secondo la ricostruzione degli investigatori, da quel momento avrebbe adottato tutta una serie di iniziative finalizzate ad impedire di essere rintracciato, tant’è che 16 giugno scorso, al momento dell’esecuzione, non è stato trovato presso i luoghi abitualmente frequentati, ma localizzato 4 giorni dopo.

Nel corso dell’indagine sono stati documentati numerosi contatti ed incontri tra l’Assistente della Polizia Penitenziaria e La Rocca, ed è stato possibile constatare la piena disponibilità ed asservimento del primo nei confronti del capo della famiglia calatina, tanto da prestarsi in talune occasioni a fare da intermediario tra questi e terzi soggetti che La Rocca voleva incontrare ma con i quali evitava accuratamente di avere contatti diretti.

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