Stagisti sfaticati e aziende senza scrupoli, sfatiamo i luoghi comuni sui tirocini - QdS

Stagisti sfaticati e aziende senza scrupoli, sfatiamo i luoghi comuni sui tirocini

redazione

Stagisti sfaticati e aziende senza scrupoli, sfatiamo i luoghi comuni sui tirocini

mercoledì 02 Febbraio 2022 - 06:30

Spesso demonizzati ma sono un’opportunità: in Sicilia il 41% viene assunto entro sei mesi dallo stesso datore di lavoro che ha attivato lo stage

Con la Legge di Bilancio 2022 il Governo ha riscritto parte della norma sui tirocini (D.Lgs n°13/2013 e Linee Guida 2017) modificando alcuni aspetti che riguardano, in particolare, quelli extracurriculari. Il tentativo è quello di ridefinire in maniera sempre più precisa i percorsi di formazione professionale esterni al periodo di formazione scolastico o universitaria.

Intraprendere uno stage vuol dire approcciarsi al mondo del lavoro prestando gratuitamente il proprio tempo a datori di lavoro che desiderano solo “sfruttare” risorse umane o significa piuttosto iniziare a costruire competenze ed esperienza, riuscendo anche a far breccia nel mondo dell’occupazione al termine del periodo di formazione?

Stando alle statistiche elaborate ancora dall’Agenzia Nazionale per le Politiche sul Lavoro, il risultato ottenuto in Italia dai tirocini è così rilevante da non avere pari per efficacia ad altri strumenti di politica attiva per il lavoro.
Sul territorio nazionale il 50 per cento dei tirocinanti ha ricevuto una proposta di lavoro entro sei mesi dalla conclusione del periodo di stage (Osservatorio statistico Fondazione Studi Consulenti del Lavoro).

STAGISTI POCO QUALIFICATI

Tuttavia, un secondo dato a cui serve porre attenzione secondo Anpal è il titolo di studio posseduto dai tirocinanti. Per il 45 per cento è presente un diploma di scuola superiore di secondo grado, ma quasi un terzo ha solo la licenza media, di cui il 40 per cento è rappresentato da uomini. È dunque dietro i tirocini per “qualifiche basse” che si nasconde il rischio di un percorso formativo scelto per supplire all’assunzione di un lavoratore dipendente in grado di svolgere mansioni semplici, ma è proprio per questi casi – extracurriculari – che la legge vuole intervenire per invertire la tendenza. STAGE, COME LIMITARE IL PROBLEMA DEGLI ABUSI. CONTINUA LA LETTURA

LA PALLA ALLE REGIONI

Grazie ai commi 720 a 726 la Legge di Bilancio 2022 demanda il compito di realizzare nuove Linee Guida ad un accordo Governo-Regioni per gli stage che non rientrano nelle esigenze di curriculum scolastico. Il tentativo è quello di mitigare gli abusi ed inserire paletti più stringenti in risposta ad una problematica di distorsione dello strumento effettivamente emersa in fase di confronto sulla normativa.
Serve comunque fare attenzione alla lettera A del comma 721 della Legge di Bilancio secondo cui è prevista una “revisione della disciplina, secondo criteri che ne circoscrivono l’applicazione in favore di soggetti con difficoltà di inclusione sociale”. È chiaro come il range di possibili idonei agli stage inizi ad essere particolarmente ristretto, probabilmente troppo per l’accesso ad uno strumento che negli anni ha garantito occupazione a migliaia di giovani e potrebbe, particolarmente in una Sicilia protagonista di “povertà educativa”, averne ampio bisogno.

Ricordiamo come di fronte una media nazionale del 23,3 per cento di Neet, nell’Isola la percentuale cresca fino al 37,5 per cento diventando il primo dato in Italia. Demonizzare o ridimensionare la mission formativa dei tirocini potrebbe essere il prossimo errore commesso verso un mondo della formazione già in affanno perché scollegato dalle reali esigenze di un mercato del lavoro in continua evoluzione.

IL COF: “SOLO IL 3% ABBANDONA PREMATURAMENTE”

Sentito dal QdS, Attilio Mamo (Servizio Placement Centro Orientamento Formazione dell’Università di Catania) ha evidenziato come sia ancora presto per temere cambiamenti sostanziali alla disciplina sui tirocini extracurriculari: “Potranno essere attivati solo per i soggetti svantaggiati – spiega – ma cosa intende la legge per soggetti svantaggiati non è ancora deciso e spetterà alle Regioni, d’accordo con lo Stato, stabilire chi rientrerà nella categoria. All’inizio le nuove linee guida sono volutamente generiche”.
Mamo precisa poi che solo il 3% abbandona prematuramente lo stage e, a proposito degli abusi da parte delle aziende spiega: “Abbiamo avuto casi di aziende che non erano contente del tirocinante perché svogliato, ma sappiamo che se un ragazzo attiva un tirocinio ha una motivazione forte per farlo”. I CONSULENTI DEL LAVORO E LO STRUMENTO DEI TIROCINI, TRA OPPORTUNITA’ E INSIDIE. CONTINUA LA LETTURA

L’intervista del QdS a Silvestri, presidente Fondazione Consulenti del Lavoro

Vincenzo Silvestri, presidente Fondazione Consulenti del lavoro

Presidente Silvestri, Lei ritiene che i tirocini siano percepiti dalle aziende come uno strumento utile per la ricerca di professionalità oppure è vero quanto dicono in molti e cioè che si tratta solo di un escamotage spesso abusato per reperire “manovalanza” a basso costo?
“Mi sento di dire che in genere lo strumento è utilizzato come opportunità di primo ingresso nel mondo del lavoro, tanto è vero che le statistiche dicono che circa il 70% dei tirocini ha come fruitori giovani. Non escludo che possa esserci chi ne fa un abuso ma per questo esistono nella normativa attuale dei giusti contrappesi che vedono nell’ente promotore il maggiore deputato ai controlli e al monitoraggio”.

La Fondazione Consulenti del Lavoro, nella circolare pubblicata qualche giorno fa, riporta un dato dell’Anpal alquanto significativo: un tirocinante su due riceve un’offerta di lavoro dopo sei mesi di stage. Con riferimento alla Sicilia, quali sono i dati a vostra disposizione?
“In Sicilia il dato è un po’ più basso essendo attestato a circa il 41% di rapporti di lavoro instaurati a sei mesi dalla fine del tirocinio. Da tenere presente che circa il 55% di questi rapporti di lavoro sono poi instaurati con lo stesso datore di lavoro che aveva istruito il tirocinio. A conferma della bontà della natura della misura come politica attiva che agevola l’incontro fra domanda e offerta di lavoro”.

La novità introdotta dalla legge di bilancio 2022 sui tirocini extracurriculari che introduce paletti rischia di essere un boomerang?
“Se dovesse passare l’interpretazione letterale della nuova legge i tirocini extracurriculari sarebbero destinati solo ai soggetti con difficoltà di inserimento sociale. Tale platea oggi occupa solo il 3% del totale dei tirocini attivati. La misura, pertanto, perderebbe la forte connotazione che finora ha avuto, con buona pace di tutte le normative regionali di politica attiva, finanziate e no”.

La tragedia di Lorenzo apre dibattito su sicurezza

“Il testo unico sulla sicurezza parla chiaro – spiega al Quotidiano di Sicilia Carlo Biasco, direttore regionale Inail Sicilia – gli stagisti, gli studenti in alternanza scuola lavoro e coloro che frequentano corsi di formazione professionale sono considerati dei ‘lavoratori’ e come tali devono essere formati ed informati sui rischi in azienda”.
L’art. 2 del DLgs. 81/08 stabilisce infatti che per lavoratore si intende la persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione.

L’Inail – prosegue Biasco – tutela anche questa tipologia di lavoratori, erogando prestazioni economiche e sanitarie e occupandosi di riabilitazione e di reinserimento, ma è necessario comprendere che, da un lato, l’approccio alla prevenzione deve essere globale (in questo senso, l’incidente della scorsa settimana ha avuto una dinamica che con tutta probabilità non sarebbe stata oggetto di informazione preventiva), dall’altro, deve essere permanente. Non è possibile pensare che spesso, una volta spenti i riflettori per un evento che assurge agli onori della cronaca, non si ragioni adeguatamente su come operare per eventi che, nonostante le misure adottate, sono occorsi. Per questo scopo, l’approccio alla prevenzione deve avviarsi a partire dall’esame dei Documenti di Valutazione dei Rischi, i DVR, che non sono meri adempimenti, ma dei supporti decisionali da tenere sempre presenti, sia a livello nazionale, per ricercare ulteriori misure prevenzionali rispetto a quelle attualmente a disposizione, sia a livello aziendale per ridurre costantemente i rischi della propria struttura produttiva”.

di Chiara Borzì e Patrizia Penna

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